Centro Studi GISED


Vai ai contenuti
Cambia lingua  IT EN

Pillole di Dermatologia - settembre 2018

Acne da trucco

Pubblicata il 4/9/2018


trucchi e pelleNel 1972 sono stati due dermatologi, Albert G. Kligman e Otto H. Mills, ad introdurre il concetto di acne cosmetica, cioè un'eruzione acneiforme che colpisce soprattutto le donne che usano giornalmente prodotti per cosmesi e trucchi. Dal 1972 quando il 28% degli adolescenti e il 4% delle donne adulte presentavano questo tipo di acne, il fenomeno sembra in crescita in relazione alla crescita dell'industria cosmetica.

Il prolungato uso di cosmetici e trucchi blocca i dotti follicolari determinando la formazione di comedoni simili a quelli visibili nell'acne volgare da un punto di vista istologico, ma più piccoli e chiusi e con un minore coinvolgimento delle ghiandole sebacee.

I prodotti potenzialmente causa di questo tipo di acne sono molti e sono detti "comedogeni": ogni prodotto applicato sulla pelle del viso o vicino può essere comedogeno, ad esempio creme per il viso o lozioni per il trattamento dei capelli.

I sintomi dell'acne cosmetica sono prurito, rossore e comparsa di piccoli brufoli sulla fronte e sulle guance, dove più frequentemente la pelle viene a contatto con i prodotti comedogeni.

La capacità di formare comedoni è comunque una caratteristica variabile: prodotti che contengono sostanze comedogene possono in effetti non provocare acne in tutti quelli che li usano. In ogni caso è bene provare un prodotto per vedere come reagisce la pelle e non usare prodotti con una elevata presenza di sostanze ritenute comedogene, es. petrolati, siliconi, paraffine e parabeni.

D'altro canto anche le dichiarazioni di non comedogenicità presenti su molti prodotti cosmetici non sempre sono reali o sufficientemente sicure.

Sono in vendita prodotti cosmetici indicati come non comedogenici cioè non in grado di occludere i pori portando alla formazione di brufoli. In realtà anche la FDA non ha mai fornito una legale definizione del termine "comedogeno" né esistono saggi universalmente validi per stabilire che un prodotto sia comedogeno e ogni produttore usa metodi differenti. Non esiste una vera e propria lista dei prodotti comedogeni e nelle formulazioni finali dove sono aggiunti prodotti differenti è difficile stabilire la potenziale non comedogenicità.

La comedogenicità può essere valutata a vista o con tecniche istologiche.

Fin dal 1950 viene usato il coniglio come modello animale per valutare il grado di dilatazione del follicolo e ipercheratosi in sezioni istologiche. Il problema è che, pur essendoci somiglianze tra la pelle del coniglio e quella umana, le differenze sono maggiori e inoltre la pelle umana risponde più lentamente ai composti comedogeni ed ha meno probabilità di formare comedoni. Ancora l'attività secretoria della ghiandola sebacea è specie-specifica.

Nel 1982 è stato introdotto un altro test, un test non invasivo e umano. In questo caso il contenuto follicolare e lo strato corneo erano estratti dalla schiena di partecipanti maschi di colore, dopo occlusione con sostanze del test, usando della colla acrilica. L'ipercheratosi follicolare era valutata usando uno stereomicroscopio.

Il confronto tra questo metodo e quello precedente mostrava che le sostanze moderatamente comedogene nei conigli non si comportavano allo stesso modo negli esseri umani. Certo il test era stato fatto sulla pelle di uomini di colore mentre in genere i prodotti sono utilizzati sul viso delle donne con notevoli differenze sia nella frequenza d'uso che nelle caratteristiche dei follicoli tra schiena e viso.

Altri metodi sono stati sviluppati nel tempo. Ad esempio l'uso della microscopia confocale di riflettanza permetteva di individuare comedoni clinicamente invisibili circa 3 settimane prima rispetto all'ispezione visuale. Un altro metodo ha cercato di combinare i benefici del modello umano e di quello murino, mediante trapianto di pelle umana del viso sul dorso di topi nudi. In seguito ai topi erano somministrati androgeni esogeni per promuovere la crescita delle ghiandole sebacee e la secrezione. Dopo aggiunta di un prodotto comedogeno si valutava istologicamente una biopsia del trapianto. Si tratta però di un metodo ancora imperfetto da migliorare.

Dopo 46 anni dalla prima descrizione dell'acne cosmetica manca ancora un metodo universalmente valido per controllare che una sostanza sia o non sia comedogena per la pelle del viso di donne etnicamente diverse. Un simile test sarebbe utilissimo sia per i produttori che per gli utilizzatori finali perché permetterebbe di etichettare in maniera veritiera i prodotti commercializzati. Allo stesso tempo la FDA dovrebbe ridefinire e chiarire il termine
non comedogeno sui prodotti immessi sul mercato.

È quindi tempo per un ampio dibattitto sul tema in modo da impostare la strada per una nuova ricerca e per migliorate definizioni che aumentino trasparenza e migliorino l'educazione in merito ai prodotti comedogeni commerciali (1).

A cura della Redazione scientifica.

  1. Maarouf M, Saberian C, Shi VY. Myths, Truths, and Clinical Relevance of Comedogenicity Product Labeling. JAMA Dermatol. 2018 Jul 11.


Mal di Meleda

Pubblicata il 4/9/2018


trucchi e pelleMeleda o Mljet è un'isola della attuale Croazia da cui prende il nome una malattia ereditaria che colpisce la pelle delle mani e dei piedi, il cosiddetto mal di Meleda. Scoperta nel 1826 dal medico, filosofo e poeta Luko Stulli, è stata poi ampiamente studiata nel tempo. Secondo una leggenda la comparsa di questa malattia sarebbe stata una sorta di punizione divina nei confronti di un vecchio feudatario che, durante una processione, aveva buttato per terra e calpestato un'ostia consacrata. Da quel momento i membri della sua famiglia ed i loro discendenti furono colpiti da una malattia della pelle sulle mani e sui piedi, segno dell'ira divina. Nella cappella è ancora oggi visibile un dipinto della Madonna il cui braccio mostra chiare lesioni cutanee.

Il Mal di Meleda è caratterizzato da un progressivo ispessimento della cute del palmo delle mani e della pianta dei piedi: la pelle diventa spessa e insensibile, le dita delle mani si piegano perdendo abilità. I primi sintomi compaiono nelle prime settimane di vita, come un'eritema sui palmi delle mani e dei piedi. L'ispessimento si diffonde, le unghie si modificano, e le dita delle mani si contraggono. In alcuni pazienti si osserva eritema periorale, lesioni della lingua etc. Le lesioni si estendono verso i gomiti e le ginocchia. La sensibilità è mantenuta ma dove la pelle diventa più spessa diminuisce il senso del calore e del dolore.

La malattia nasce su un'isola con meno di 1000 abitanti, con forte isolamento riproduttivo e scarse migrazioni, questo ha favorito la consaguineità ed il mantenimento della malattia nel tempo.

Altri casi sono stati osservati in alcune regioni del Mediterraneo e nel Medio Oriente. Recentemente alcuni casi sono stati descritti in famiglie cinesi in Taiwan, in Pakistan e in Corea, quindi abbastanza lontano dalle aree dove la malattia è endemica.

Le ultime ricerche hanno permesso di individuare il gene responsabile localizzato sul cromosoma 8qter, che codifica SLURP-1, una proteina che regola la proliferazione dei cheratinociti, apoptosi e differenziamento ed è coinvolto nella regolazione dell'infiammazione cutanea. Finora sono state individuate 11 mutazioni nel gene codificante SLURP-1 e quasi tutte determinano le stesse caratteristice cliniche in individui di età differenti e di diversa origine geografica.

Infine una curiosità. L'isola di Meleda è stata chiamata in vario modo dagli scrittori antichi, Melite, Meleta, Melada o Melta ma in ogni caso il significato è unico e si ricollega alla parola latina mel cioè miele (1).

A cura della Redazione scientifica.

  1. Bakija-Konsuo A. Mal de meleda - through history and today. Acta Dermatovenerol Croat. 2014;22(2):79-84. Review.


Interventi dietetici nella psoriasi

Pubblicata il 4/9/2018


dieta e psoriasiUna revisione sistematica pubblicata da JAMA Dermatology fornisce raccomandazioni dietetiche basate sull'evidenza per adulti con psoriasi e artrite psoriasica, utilizzando precedenti revisioni sistematiche e letteratura da MEDLINE da gennaio 2014 ad agosto 2017. Le raccomandazioni sono state elaborate dal
medical board della National Psoriasis Foundation.

Gli autori hanno individuato 55 studi che rappresentano 77.557 partecipanti di cui 4534 con psoriasi e nel loro articolo hanno cercato di rispondere a 5 domande relative a psoriasi e alimentazione.


1) Le diete senza glutine (gluten-free) sono utili nella psoriasi?

La frequenza di malattia celiaca nei pazienti con psoriasi risulta due volte più alta che nella popolazione sana. Inoltre si osserva un aumentato rischio di positività per i marcatori sierologici della sensibilità al glutine in assenza di malattia celiaca.

  • Gli autori raccomandano fortemente una dieta senza glutine in adulti con psoriasi con sicura malattia celiaca;
  • negli adulti con psoriasi, i cui test sono positivi per marcatori sierologici di sensibilità al glutine, viene raccomandato un periodo di prova di tre mesi con una dieta senza glutine, come intervento in aggiunta alle terapie mediche per la psoriasi;
  • non vengono raccomandati screening universali per marcatori di sensibilità al glutine in adulti con psoriasi per l'alto numero di falsi positivi. Sulla base delle raccomandazioni dell'American College of Gastroenterology, sono candidati pazienti con parenti di primo grado con malattia celiaca o con sintomi gastrointestinali attivi.



2) Quale associazione c'è tra riduzione del peso corporeo e psoriasi?

Il legame tra obesità e psoriasi e ben definito. Aumentando il peso corporeo aumenta l'incidenza della psoriasi, la sua gravità e si riduce la risposta ai trattamenti. Il tutto probabilmente dipende dall'effetto pro-infiammatorio del grasso corporeo. In generale la perdita di peso risulta da interventi dietetici e poco da esercizio fisico o chirurgia. L'adozione di una dieta ipocalorica (800-1400 kcal) può essere utile in pazienti psoriasici obesi o sovrappeso (BMI di 25 o più) determinando sia miglioramento nella gravità della psoriasi, nella qualità della vita da un punto di vista dermatologico, e perdita di peso. I benefici della perdita di peso possono protrarsi anche per un anno e aversi anche in congiunzione con i trattamenti standard della psoriasi.

  • Gli autori raccomandano fortemente in adulti con psoriasi obesi o sovrappeso una riduzione di peso ottenuta con intervento dietetico ipocalorico in aggiunta alle terapie standard.



3) Gli integratori dietetici sono utili nella psoriasi?

Integratori dietetici sono usati sia da persone con psoriasi che da persone senza psoriasi. Molti pazienti psoriasici pensano che l'integrazione possa migliorare la gravità della malattia. E la maggior parte dei pazienti riportano miglioramenti con olio di pesce (acidi grassi omega3) e vitamina D.

Gli
acidi grassi polinsaturi comprendono acidi grassi omega3 e omega6. Gli acidi grassi omega 6, acido arachidonico e acido linoleico, sono metabolizzati in LTB4, un mediatore infiammatorio che è elevato nelle placche psoriasiche. Mentre i metaboliti di acidi grassi omega 3 contrastano gli effetti pro-infiammatori di LTB4.

Il rapporto raccomandato tra omega6 e omega 3 è di 1.8:1 e in generale la psoriasi è meno presente in zone dove il consumo di omega 3 è più alto. L'olio derivato da pesci di acqua fredda è ricco di omega 3 includendo acido eicoesapentaenoico (EPA) e acido docosapentaenoico (DHA).

  • Gli autori non raccomandano integrazione con olio di pesce per il trattamento della psoriasi in adulti perché non efficace alle dosi e per le durate considerate. Anche l'integrazione con olio di pesce per via intravenosa non viene raccomandata per ora per via dell'evidenza limitata.


La
vitamina D può essere somministrata come colecalciferolo, alfacalcidolo e calcitriolo. Mentre la vitamina D topica è efficace come trattamento, il beneficio della somministrazione orale è meno certo. Carenza di vitamina D è comune nei pazienti con psoriasi e livelli più bassi nel siero sono associati a maggiore gravità.

  • Sulla base delle evidenze osservate gli autori non raccomandano integrazione orale di vitamina D nel trattamento di pazienti con psoriasi con livelli normali di vitamina D.


Altro integratore è il
selenio, un nutriente essenziale che può influenzare il sistema immunitario. Livelli diminuiti di selenio possono essere misurati in pazienti con psoriasi e una bassa concentrazione di selenio può essere associata ad una durata più lunga della malattia. I risultati di vari studi sono contrastanti.

  • Gli autori non raccomandano integrazioni con selenio per il trattamento di psoriasi a placche negli adulti e così nel caso di psoriasi eritrodermica.


Nel caso della
vitamina B12 l'integrazione sembra essere poco efficace come intervento terapeutico nella psoriasi.

  • Non viene raccomandato l'uso di vitamina B12 nel trattamento della psoriasi.


Esiste solo un piccolo studio che mostra efficacia per l'integrazione con una combinazione di
micronutrienti associata a trattamento con metotrexate. La combinazione comprendeva vitamine e minerali: acido folico, magnesio, ferro, zinco, rame, manganese, selenio, cromo, iodio e vitamine A, D, E, K, C, B1, B2, B3, B6, e B12. I pazienti che assumevano questa combinazione insieme a basse dosi di metotrexate avevano miglioramento significativi nella gravità della psoriasi.

  • Gli autori al momento non raccomandano l'integrazione con micronutrienti.



4) Ci sono alimenti specifici, nutrienti o modelli dietetici che sono utili nella psoriasi?

Molti pazienti con psoriasi hanno provato diete differenti alla ricerca del regime dietetico ideale e molti pensano che l'alimentazione sia importante per migliorare i loro sintomi. In generale però i dati esistenti sono limitati.

  • Gli autori raccomandano ai pazienti con psoriasi di provare a seguire una dieta di tipo mediterraneo con uso di olio extra vergine di oliva come principale grasso di condimento, almeno due porzioni di verdure al giorno, almeno tre porzioni di frutta al giorno, legumi almeno tre volte la settimana, pesce o crostacei tre volte alla settimana, noci almeno tre volte alla settimana o salsa con pomodori, aglio, cipolle, olio di oliva almeno due volte alla settimana.
  • Si raccomanda anche di provare ad aumentare il consumo di omega3 PUFA, acidi grassi monoinsaturi, fibre o carboidrati complessi.



5) Ci sono interventi dietetici utili per pazienti con artrite psoriasica?

Nel caso di pazienti con artrite psoriasica queste le raccomandazioni degli autori relativamente alle questioni poste in precedenza.

  • In pazienti adulti obesi o sovrappeso con artrite psoriasica si raccomanda riduzione di peso attraverso interventi dietetici con una dieta ipocalorica in aggiunta ai trattamenti medici standard.
  • In adulti con artrite psoriasica si raccomanda di provare l'integrazione con vitamina D in aggiunta ai trattamenti medici standard.
  • Al momento non è possibile raccomandare l'integrazione con selenio.
  • Non si raccomanda l'uso di olio di pesce per il trattamento dell'artrite psoriasica negli adulti.



Le raccomandazioni sopra possono essere utili anche per i medici a cui spesso i pazienti chiedono consigli sull'alimentazione da seguire. Pur essendo ancora poche le evidenze sul ruolo di interventi dietetici mirati nel caso della psoriasi, la ricerca continua e vari studi hanno dimostrato ad esempio che una riduzione di peso con dieta ipocalorica ed esercizi fisici può aiutare a migliorare i sintomi della psoriasi oppure che una eliminazione dei cibi con glutine è utile non solo nei pazienti psoriasici con celiachia ma può essere provata anche nei pazienti con sensibilità al glutine.

È importante comunque considerare che gli interventi sull'alimentazione non possono essere sostitutivi delle terapie mediche ma possono essere proposti per integrare le stesse (1).

A cura della Redazione scientifica.

  1. Ford AR, Siegel M, Bagel J, et al. Dietary Recommendations for Adults With Psoriasis or PsoriaticArthritis From the Medical Board of the National Psoriasis Foundation: A Systematic Review. JAMA Dermatol. 2018 Jun 20.




Aggiornato il 04 set 2018  -  Centro Studi GISED  P.I. 02274270988 | Condizioni d'uso    Privacy    Credits

Torna ai contenuti | Torna al menu
Facebook Twitter Google+ LinkedIn Email