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Pillole di Dermatologia - ottobre 2020

#journalnews_30

Pubblicata il 20/10/2020


journalnewsBrevi notizie dalle riviste scientifiche e dalla rete:



  • Il 6 ottobre 1897 nacque la biochimica americana Florence Barbara Seibert. Il suo lavoro di ricerca in campo biochimico, svolto nonostante da piccola si fosse ammalata di poliomelite, ha portato alla identificazione e purificazione della tubercolina, utilizzata ancora oggi nei test per la diagnosi di tubercolosi. La proteina isolata dalla Seibert sostituiva la vecchia tubercolina (old tubercolin) scoperta da Koch che però dava spesso falsi negativi. Se ne parla in http://scihi.org/florence-seibert-tuberculosis-test/


  • Secondo un articolo pubblicato come pre-print su bioXriv un fungo scoperto dopo l'esplosione del reattore nucleare di Chernobyl potrebbe essere la soluzione al problema dell'esposizione alle radiazioni cosmiche per gli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale. Il Cladosporium sphaerospermum appartiene al gruppo dei miceti radiotrofici, cresciuti in grande quantità dopo Chernobyl e sarebbe in grado di trasformare i raggi gamma in energia chimica disponibile per accrescere la propria biomassa. Tutto questo perchè questo tipo di funghi è ricco di melanina, il pigmento che colora la nostra pelle permettendole di abbronzarsi. Esperimenti in corso sulla stazione spaziale sembrano dare risultati promettenti: i funghi crescendo creano uno strato protettivo in grado di assorbire parte delle radiazioni ionizzanti nocive. Se ne parla in: https://www.biorxiv.org/content/10.1101/2020.07.16.205534v2.full.pdf



A cura della Redazione scientifica.





XXXIII Meeting GISED

Pubblicata il 2/10/2020


gisedIl 24 ottobre 2020 il XXXIII Meeting GISED torna in modalità
Webinar, accessibile liberamente seguendo le istruzioni contenute nel programma. Il programma scientifico si articola in una sessione mattutina ECM dal titolo "La pandemia sulla pelle" e in due sessioni pomeridiane "Oltre la pandemia: metodi" e "Oltre la pandemia: progetti".

Gli effetti della recente pandemia da SARS-CoV-2 sulla salute pubblica sono stati molti e importanti: il Meeting GISED presenterà le testimonianze dirette dei dermatologi italiani e stranieri sulle conseguenze della pandemia sulle malattie della pelle e sulla loro cura.

Nella seconda parte della giornata il Meeting GISED si occuperà invece di progetti sanitari presenti e soprattutto futuri per andare
Oltre la pandemia.

Con la partecipazione al meeting saranno disponibili 3 crediti ECM per le professioni di Infermiere, Farmacista e Medico chirurgo.

Vi aspettiamo numerosi.

A cura della Redazione scientifica.



Capelli colorati e rischio di cancro

Pubblicata il 2/10/2020


capelli coloratiL'uso di colorare i capelli è antico quanto l'umanità, in particolare le donne hanno spesso modificato l'aspetto e il colore dei capelli per adeguarsi ai canoni di bellezza delle varie epoche: capelli biondi o neri, ricoperti di polvere dorata o bianca farina, rossi in Inghilterra durante il regno della regina Elisabetta. E tutto questo ha riguardato anche gli uomini.

Negli anni più recenti colorare i capelli è diventato un modo per rendersi più visibili e soprattutto per nascondere i capelli bianchi, uno degli effetti più evidenti dell'invecchiamento. Allo stesso modo è cresciuto il mercato di prodotti per colorare i capelli: si stima che nel 2025 la spesa si aggirerà intorno ai 28 miliardi di dollari.

I primi coloranti usavano ingredienti come corteccia di cassia (albero simile alla cannella), porri, sanguisughe, uova carbonizzate, hennè (ancora usato in medio Oriente e in India) e anche polvere d'oro.

Gli antichi greci, devoti alla dea Afrodite, preferivano le sfumature rosso-dorate, il colore biondo dei capelli era utilizzato dai greci delle classi alte e dalle prostitute romane perchè considerato più sensuale. Intorno al medioevo tingersi i capelli divenne un'abitudine tipicamente femminile: tinture schiarenti erano fatte con miscele di fiori, zafferano e reni di vitello.

Tinte rosse fatte con zafferano e polvere di zolfo erano molto usate sotto il regno della regina Elisabetta I. E durante il Rinascimento la tonalità rossa era preferita nelle corti italiane influenzate dai dipinti di Tiziano che dipingeva le donne con capelli rosso-oro. Nel secolo diciottesimo erano preferite polveri di farina profumate di colore bianco e pastello.

Accanto a coloranti per capelli di origine vegetale o animale erano anche usati metodi pericolosi: combinazioni di piombo per scurire i capelli o acido solforico per renderli più chiari.

Ma la vera rivoluzione si ebbe nel 1907, quando un giovane chimico francese, Eugen Schueller, usando la PPD (parafenilendiammina), creò la prima tintura sintetica chiamata "Oréal", nome che in seguito avrebbe dato all'azienda da lui fondata (1).

Da allora l'uso delle tinture sintetiche per capelli è diventato sempre più ampio in tutto il mondo, interessando sia le donne che gli uomini e quasi senza limiti di età: anche la gamma di colori si è allargata e alle tonalità più naturali si sono aggiunti altri colori dell'arcobaleno. Attualmente il 50/80% delle donne e circa il 10% degli uomini usano tinture per capelli.

Naturalmente l'uso da parte di esseri umani di sostanze di origine sintetica, in maniera costante nel tempo, può far sorgere problemi di sicurezza e sia la IARC che la FDA controllano costantemente i dati sulla sicurezza delle tinture per capelli. In particolare, secondo la IARC, l'esposizione alle tinture da parte dei parrucchieri è classificata come probabile carcinogeno (gruppo 2A), mentre la carcinogenicità derivante dall'uso personale delle tinture non è classificabile (gruppo 3).

Ma la preoccupazione sui possibili rischi derivanti dall'uso delle tinture per capelli rimane, soprattutto per le tinture permanenti, le più diffuse nel mondo. Queste tinture consistono di intermediari (ammine aromatiche para sostituite come PpD o PdT, paratoluediammina) e accoppianti (ammine aromatiche meta sostituite come il resorcinolo) che in presenza di ossidanti possono formare molecole coloranti dopo reazione chimica. L'esposizione ai coloranti per capelli per uso personale può avvenire per via dermica o aerea. Negli Stati Uniti alcune di queste sostanze usate, soprattutto in passato, nelle tinture per capelli, sono state classificate come possibili carcinogeni.

Vari studi sono stati condotti sul possibile rischio di cancro associato all'uso delle tinture permanenti ma in generale i risultati non sono stati conclusivi, anche se hanno determinato un aumento dei controlli sulla sicurezza delle sostanze usate: ad esempio in Europa si è avuta la creazione di una lista di 181 coloranti vietati e 114 coloranti ammessi, con alcune limitazioni (vedi qui). Molti coloranti usati in passato sono ora vietati ed ogni sostanza usata deve superare specifici controlli da parte del Comitato Scientifico per la sicurezza dei consumatori.

Un articolo pubblicato recentemente dalla rivista BMJ ha valutato il rischio di cancro e la mortalità in un gruppo di donne americane che facevano uso personale di tinture permanenti per capelli. Lo studio è stato condotto su 117.200 donne arruolate nel
Nurses'Health Study, uno studio di coorte prospettico, iniziato nel 1976 ed ancora in corso, a cui partecipano infermiere negli Stati Uniti di età tra i 30 e i 55 anni.

Ad ogni partecipante erano inviati questionari ogni due anni chiedendo informazioni sull'uso di tinture permanenti (si o no), per quanti anni avevano usato le tinture, a che età avevano fatto la prima colorazione permanente. Le informazioni erano aggiornate nei successivi questionari.

Durante i 36 anni di follow-up sono stati rilevati 20.805 tumori solidi (senza considerare i tumori cutanei non melanoma), 1807 tumori del sangue, 22.560 carcinomi basocellulari (BCC) e 2792 carcinomi squamocellulari (SCC). L'analisi dei dati raccolti non ha rilevato associazioni significative tra status, durata o frequenza di uso di tinture per capelli e rischio di tumori solidi e del sangue. Un rischio leggermente più alto era osservato per il carcinoma basocellulare non correlato però alla dose di tintura usata, mentre un'associazione alla dose cumulativa usata era vista per il tumore del seno, soprattutto per i casi negativi ai recettori ormonali, e per il tumore delle ovaie.

Risultati misti sono stati rilevati analizzando la relazione tra rischio di cancro e colore naturale dei capelli: si osservava un aumentato rischio di linfoma di Hodgkin solo tra donne con capelli scuri, mentre un più alto rischio di carcinoma basocellulare era correlato a donne con capelli più chiari.

In generale i risultati di questo studio sembrano essere riassicuranti per la maggior parte delle donne che tingono i loro capelli in maniera permanente, rispetto ad un possibile aumento del rischio di ammalarsi o morire di cancro. Si tratta di uno studio molto ampio e di lunga durata ma limitato a donne bianche americane che potrebbe però non essere valido per altre popolazioni femminili (2).

A cura della Redazione scientifica.

  1. Mautino B., La scienza nascosta dei cosmetici, Chiarelettere, Milano, 2020.
  2. Zhang Y, Birmann BM, Han J, et al. Personal use of permanent hair dyes and cancer risk and mortality in US women: prospective cohort study. BMJ. 2020 Sep 2;370:m2942.



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