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Pillole di Dermatologia - marzo 2021

COVID-19: vaccini e varianti

Pubblicata il 5/3/2021


covid vacciniDalla comparsa dell'infezione da coronavirus (SARS-CoV-2) ad oggi i governi e le autorità sanitarie hanno cercato di bloccare il contagio limitando i contatti tra le persone e raccomandando misure di igiene, come l'uso delle mascherine nei luoghi pubblici e di liquidi disinfettanti per mani e superfici.

Alla prima ondata, terminata prima dell'estate, ha fatto seguito una seconda ondata di contagi che ha colpito gran parte delle nazioni, e sarebbe imminente una terza ondata.

Verso il vaccino

Presto sono iniziati gli studi per sviluppare vaccini specifici per la COVID-19 ed in pochi mesi i primi vaccini sono stati approvati e già utilizzati in molte nazioni.

Brevemente ricordiamo che la sperimentazione dei vaccini inizia con una fase in vitro ed una fase preclinica, in cui la risposta immunitaria e gli eventuali eventi avversi vengono valutati in organismi viventi diversi dall'uomo.

In seguito inizia la sperimentazione vera e propria che si divide in tre fasi: Fase I, Fase II e Fase III.

  • La Fase I vede coinvolto un numero limitato di soggetti e serve a valutare la tollerabilità e la sicurezza del vaccino.
  • La Fase II amplia leggermente il numero di soggetti partecipanti e, oltre a valutare la tollerabilità e la sicurezza del vaccino, misura la risposta immunitaria e definisce le dosi e le modalità di somministrazione più idonee.
  • Nella Fase III il vaccino viene somministrato ad un numero maggiore di individui, valutando la capacità dello stesso di prevenire l'infezione.


In base al tipo di molecola del virus considerata i vaccini in studio si possono classificare in tre tipi:

Vaccino a mRNA: il vaccino consiste in un breve tratto della sequenza di mRNA che, dopo essere stato sintetizzato in laboratorio, viene iniettato nell'uomo stimolando le cellule a produrre una proteina contro cui il sistema immunitario produrrà anticorpi attivi contro il virus.

Vaccino a DNA: agisce come il vaccino a RNA solo che viene introdotta una sequenza di DNA prodotta in laboratorio, in grado di indurre la sintesi di una proteina del virus contro cui l'organismo produrrà anticorpi.

Vaccino proteico: in questo caso vengono sintetizzate in laboratorio proteine del capside virale che poi sono iniettate nell'organismo umano, inducendo la produzione di anticorpi.

Normalmente occorrono alcuni anni prima che un vaccino sia approvato ma, vista la situazione di emergenza, i tempi sono stati ridotti a 12-18 mesi.


I vaccini approvati in Italia

Fino ad oggi i vaccini approvati e in distribuzione in Italia sono tre, distinti in:

- vaccini a mRNA:


- vaccini a vettore virale:


I vaccini a mRNA sono somministrati mediante iniezione intramuscolare. Utilizzano molecole di mRNA (RNA messaggero) che portano le informazioni per produrre la proteina
spike del virus, in grado di favorire a sua volta la formazione di anticorpi specifici che bloccano i virus impedendo l'entrata nelle cellule umane. L'mRNA attraversa la membrana delle cellule umane all'interno di nanoparticelle lipidiche (LNP), all'interno del citoplasma poi viene prodotta la proteina spike.

I vaccini a vettore virale sono somministrati mediante iniezione intramuscolare. Utilizzano vettori virali (adenovirus) inattivati che portano l'informazione per la produzione della proteina
spike del virus. In questo caso il vettore virale introduce il gene per la proteina spike nel nucleo ed, in seguito, si ha la produzione delle proteine virali da parte delle cellule umane.

Tutti e tre i vaccini sono somministrati in due dosi successive. Il vaccino della Pfizer e quello della Moderna sono iniettati a distanza di almeno 28 e 21 giorni rispettivamente. Il vaccino di Astra-Zeneca, secondo le ultime raccomandazioni di AIFA, può essere iniettato fino a 12 settimane di distanza tra le due dosi.

Un'altra differenza risiede nella temperatura utile per conservare il vaccino: i primi due hanno bisogno di temperature molto basse (-80°C/-60°C) per evitare la degradazione dell'RNA mentre i vaccini a vettore virale possono essere conservati a temperature più alte e sono quindi più facili da gestire. Da segnalare comunque che per i vaccini a RNA, la FDA raccomanda adesso temperature da congelatore convenzionale, per il trasporto e la conservazione.

Un altro vaccino approvato dalla FDA ed in corso di valutazione da EMA e AIFA è simile a quello di Astra-Zeneca: si tratta del vaccino della Johnson & Johnson che utilizza un vettore virale inattivato (adenovirus) per produrre la proteina virale
spike.

Altri vaccini sono in corso di studio o già approvati nel resto del mondo (vedi qui).


Effetti collaterali

Anche i vaccini possono avere effetti collaterali che possono essere lievi o più gravi. Nel caso dei vaccini anti-COVID-19, durante gli studi clinici e dal momento in cui è iniziata la distribuzione, i principali effetti osservati sono stati registrati e consistono in reazioni localizzate, reazioni sistemiche ed effetti avversi gravi.

Vaccino Reazioni localizzate
(più comuni)
Reazioni sistemiche
(meno comuni)
Effetti avversi gravi
(rari)
Comirnaty
(Pfizer)
Dolore al sito di iniezione
Arrossamento
Gonfiore
Stanchezza e mal di testa
Febbre
Mialgia
Artralgia
Brividi
Nausea/vomito
Linfoadenopatia
Paresi temporanea di un
lato del viso
Moderna Dolore al sito di iniezione
Arrossamento
Gonfiore
Mal di testa
Mialgia
Artralgia
Brividi
Nausea/vomito
Febbre
Linfoadenopatia
Paresi temporanea di un
lato del viso
Astra Zeneca Dolore al sito di iniezione
Arrossamento
Mal di testa
Stanchezza
Dolori muscolari
Febbre
Brividi
Artralgia
Nausea
Linfoadenopatia

Da tenere in considerazione la possibilità di rare reazioni allergiche gravi.

Naturalmente l'AIFA sorveglia le reazioni associate all'uso dei vaccini e ogni mese pubblica un rapporto che contiene le segnalazioni di eventi osservati dopo la soministrazione dei vaccini. Il primo rapporto contiene informazioni relative ai due vaccini a mRNA, i primi ad essere utilizzati.


Le varianti del virus

Molti virus a RNA come i coronavirus possono subire mutazioni del proprio materiale genetico con il passare del tempo. Per il SARS-CoV-2 sono state individuate numerose mutazioni alcune delle quali destano preoccupazione sia per la loro eventuale maggiore velocità di diffusione che perchè potrebbero diminuire l'efficienza dei vaccini finora sviluppati.

Un gruppo di coronavirus con la stessa mutazione è una variante. Le varianti più pericolose al momento sono tre:

B.1.1.7: la variante inglese, che si stima aumenti l'infettività del virus fino al 50% per via delle mutazioni nella proteina spike. È una variante che si diffonde velocemente e sembra essere più letale del virus originale. Al momento è stata ritrovata in più di 80 nazioni.

B.1.351: la variante sudafricana crea allarme perchè negli studi clinici i vaccini avrebbero mostrato una minore capacità di protezione nei suoi confronti. Le mutazioni interessano la proteina spike. Al momento è stata osservata in 24 nazioni.

P.1: la variante brasiliana, simile alla variante sudafricana, potrebbe indebolire l'immunità acquisita con altre varianti. Al momento è presente soprattutto nell'America meridionale.

I vaccini sono da tempo uno strumento importante per la nostra salute e per quella di chi vive accanto a noi, anche adesso l'invito rimane quello di utilizzare i vaccini, appena possibile: vaccinarsi per aiutarci tutti!

A cura della Redazione scientifica.



Salute dei capelli: servono davvero gli integratori? (1)

Pubblicata il 5/3/2021


salute capelliUna categoria di prodotti da banco, quelli che nelle farmacie possono essere acquistati senza ricetta del medico, sempre più popolare è quella degli integratori orali per il trattamento della perdita dei capelli.

Molto spesso si decide di acquistare un prodotto dopo avere sentito qualcuno che lo aveva già usato o perchè si è letto un articolo su una rivista di bellezza, mentre raramente si chiede consiglio ad un dermatologo o a un medico in generale.

Ma davvero gli integratori orali sono utili per rallentare o impedire la perdita dei capelli? Un recente studio pubblicato da
International Journal of Dermatology ha valutato l'efficacia clinica dei più popolari integratori se assunti per via orale.

Gli integratori orali possono contenere vitamine (vitamina A, C, D, E, biotina, niacina), minerali (ferro, zinco, selenio), sostanze derivate da piante (olio di semi di zucca, estratto di Saw palmetto, ashwagandha, curcumina, capsaicina, equiseto) e altre sostanze come il metilsulfonilmetano (MSM) e composti cosiddetti nutraceutici.

In breve l'analisi condotta dagli autori sulle varie classi di costituenti di integratori usati contro la caduta dei capelli ha mostrato che non per tutte le sostanze, prese singolarmente, esistono evidenze cliniche a sostegno di un loro uso per la crescita dei capelli (1).


Vitamine

Vitamina A

In generale una buona dieta fornisce abbastanza vitamina A: la cosiddetta vitamina A preformata (retinoidi) si ottiene con il consumo di prodotti di origine animale (carne, pesce e uova) mentre la provitamina A o betacarotene con il consumo di vegetali e noci.

La mancanza di vitamina A determina a livello dermatologico ittiosi, capelli fragili e
telogen effluvium ma anche un eccesso di vitamina A preformata può dare perdita di capelli oltre che epatotossicità.

Gli studi clinici non dimostrano che l'uso di integratori a base di vitamina A sia efficace nel favorire la crescita dei capelli. Le proprietà antiossidanti e antiinfiammatorie del betacarotene possono essere utili nel trattamento dell'alopecia areata ma finora non ci sono stati studi che abbiano dimostrato un miglioramento con l'assunzione di sola vitamina A.

Vitamina C

La vitamina C, che gli esseri umani non possono sintetizzare ma acquisiscono consumando agrumi e vegetali, è un importante antiossidante e interviene nella biosintesi del collagene. Inoltre facilita l'assorbimento di ferro a livello intestinale, il che rende la vitamina C importante nella caduta di capelli dovuta ad anemia da carenza di ferro.

Sia studi animali che su follicoli piliferi
in vitro hanno mostrato un effetto positivo sulla salute e crescita dei capelli anche se non ci sono studi fatti negli esseri umani.

Vitamina D

Recettori della vitamina D sono presenti nelle cellule dei follicoli piliferi e studi hanno mostrato che sono coinvolti nel ciclo del follicolo pilifero, anche se questo non dipende dalla vitamina D.

Bassi livelli di vitamina D sono stati associati a diverse condizioni con perdita di capelli e il livello di vitamina D dovrebbe essere valutato in condizioni come alopecia areata o telogen effluvium, tuttavia non c'è evidenza che la vitamina D per via orale possa favorire la crescita dei capelli.

Vitamina E

La carenza di questa vitamina è rara negli individui sani e associata a fenomeni di malassorbimento come fibrosi cistica e morbo di Crohn. Il consumo di dosi elevate di vitamina E può determinare diminuita emostasi. Uno studio che valutava gli effetti del consumo di 100 mg di tocotrienolo (insieme al tocoferolo è una delle due forme disponibili di vitamina E negli integratori orali) in pazienti con perdita di capelli, mostrava un significativo aumento nel numero di capelli ma nessun allungamento degli stessi.

Biotina

É una forma di vitamina B che gioca un ruolo importante nel metabolismo e altre funzioni cellulari. Carenza di biotina per cause genetiche può determinare gravi dermatiti e alopecia nell'infanzia. Una carenza può anche essere dovuta a malassorbimento, alcoolismo, gravidanza, antibiotici e aumentato consumo di uova crude.

Una revisione condotta nel 2017 sull'integrazione con biotina in disordini dei capelli e delle unghie mostrava miglioramento clinico dopo l'assunzione di biotina nei pazienti con una stabilita carenza di biotina.

Questa vitamina è uno degli ingredienti più pubblicizzati negli integratori per la crescita dei capelli anche se non ci sono studi specifici ed evidenze a favore di un suo ruolo positivo nella crescita dei capelli se non nei casi in cui ci sia una sua carenza (es. gravidanza e malassorbimento).

Niacina

Nota anche come vitamina B3 è naturalmente disponibile in alimenti di origine animale e vegetale come acido nicotinico e nicotinammide.

Una sua carenza determina pellagra, diarrea e demenza. Può esserci anche alopecia. Un suo uso topico ha mostrato di aumentare il volume dei capelli in donne con alopecia ma non ci sono evidenze che l'uso di niacina orale possa favorire la crescita di capelli in assenza di una sua carenza.


Minerali

Zinco

Lo zinco viene assunto con l'alimentazione ed una sua carenza determina alopecia con ricrescita dei capelli dopo la sua assunzione.

Pazienti con carenza di zinco possono beneficiare della sua somministrazione orale e c'è una moderata evidenza di un suo effetto sullo spessore dei capelli in donne con perdita di capelli.

Ferro

Elemento essenziale per la produzione di globuli rossi e altre importanti funzioni cellulari. La carenza di ferro è una delle carenze alimentari più diffusa nel mondo. A rischio sono anche vegani e vegetariani che assumono alimenti con minore biodisponibilità di ferro. Carenze si possono avere anche nelle donne prima della menopausa durante le mestruazioni e la gravidanza, o negli uomini e nelle donne dopo la menopausa per malassorbimento o perdite di sangue gastrointestinali.

Non ci sono molti dati sui livelli di ferro in presenza di perdita di capelli. La somministrazione di ferro può essere utile in pazienti a rischio di carenza ma c'è una debole evidenza sull'utilità degli integratori a base di ferro nei pazienti con perdita di capelli.

Selenio

Elemento presente in traccia essenziale per l'attività antiossidante e antiifiammatoria di molte proteine. Sia la carenza che la tossicità sono associate a perdita di capelli. La carenza è rara ed è associata a malattie come HIV, necessità di dialisi e pazienti nutriti solo per via parenterale. La tossicità può aversi in seguito ad eccessivo consumo di noci del Brasile o per l'uso di integratori formulati in maniera errata.

Non ci sono evidenze a favore dell'uso di selenio nella crescita dei capelli.

A cura della Redazione scientifica.

  1. Adelman MJ, Bedford LM, Potts GA. Clinical efficacy of popular oral hair growth supplement ingredients. Int J Dermatol. 2020 Dec 9.

(continua)



#journalnews_33

Pubblicata il 5/3/2021


journalnewsBrevi notizie dalle riviste scientifiche e dalla rete:



  • Ci sono pesci che possono vivere per un certo periodo di tempo fuori dall'acqua, sono i cosiddetti pesci anfibi. Quali sono i cambiamenti della loro pelle quando passano dall'ambiente acquatico a quello terrestre? Secondo recenti studi il passaggio dall'acqua all'aria determina attivazione di specifici geni, modifiche morfologiche per rinforzare la barriera cutanea e sviluppo di vasi sanguigni per sostenere la respirazione cutanea. Se ne parla in https://jeb.biologists.org/content/jexbio/224/2/jeb235515.full.pdf


  • Uno studio di coorte condotto in Australia ha trovato una elevata associazione tra ADHD nei bambini e presenza di malattie autoimmuni nelle madri. Tra le malattie considerate il diabete di tipo 1, la psoriasi e la febbre reumatica. Nella popolazione osservata i bambini nati da madri con malattie autoimmuni erano confrontati con bambini non esposti: l'analisi dei risultati dello studio di popolazione mostrava che una qualunque malattia autoimmune nelle madri era associata ad una maggiore probabilità di sviluppo di Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività nei bambini. Se ne parla in https://jamanetwork.com/journals/jamapediatrics/article-abstract/2775254


  • Nelle prossime settimane 90 volontari sani, di età compresa tra 18 e 30 anni, parteciperanno ad uno studio per valutare quale possa essere la dose minima di virus SARS-CoV-2 in grado di infettare una persona. Lo studio si svolgerà in Inghilterra e i coraggiosi partecipanti saranno seguiti per vedere se si infettano e quanto virus occorre per l'infezione: riceveranno un compenso di 5300 euro circa. Per adesso si userà il virus originale, non una delle sue varianti che, man mano, si stanno individuando in diverse nazioni. Poi l'idea è di utilizzare volontari vaccinati per misurare la capacità dei vaccini di difendere gli individui dal contagio. Se ne parla in https://www.wired.it/scienza/medicina/2021/02/18/coronavirus-infettare-persone-sane/


A cura della Redazione scientifica.






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