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Pillole di Dermatologia - maggio 2020

I dermatologi italiani durante la pandemia

Pubblicata il 22/5/2020


dermatologi pandemia
Un nuovo virus

COVID-19 è il nome della sindrome da nuovo coronavirus (SARS-CoV-2), malattia che in pochi mesi si è diffusa in tutto il mondo causando sintomi respiratori gravi e, in alcuni casi, anche letali.

Il virus SARS-CoV-2 penetra nell'organismo umano attraversando le mucose delle vie respiratorie portato da goccioline, aerosol oppure per contatto con le mani. Anche le feci potrebbero essere una fonte di infezione.
I sintomi sono variabili, da moderati a molto gravi, inoltre il virus può essere presente in individui asintomatici già prima della comparsa dei sintomi.

Nella maggior parte dei casi le persone colpite dal virus guariscono facilmente, ma i più anziani e quelli con altre malattie (es. ipertensione, diabete, malattie cardiovascolari e cancro) possono avere sintomi gravi con esito letale.

Il virus si diffonde facilmente e velocemente nella popolazione e, al momento, sono in studio numerose terapie che utilizzano farmaci approvati per altre condizioni.

In attesa di una cura definitiva, la strategia migliore per ridurre e interrompere il contagio si basa su interventi di sanità pubblica preventiva: precoce identificazione dei casi e isolamento, tracciamento e quarantena per chi è venuto a contatto con casi positivi. Fondamentale poi seguire rigide regole di comportamento come mantenere le distanze tra i singoli, utilizzare forme di protezione individuale quali mascherine e frequente lavaggio delle mani.


Gli effetti della pandemia

La pandemia da coronavirus sta influenzando la vita di ogni giorno e, in campo sanitario, molte discipline risentono della difficoltà di effettuare visite in ambulatorio o in ospedale.

Ma quali gli effetti di questa pandemia sulla pratica dermatologica in Italia e nel resto del mondo? Un gruppo di medici dermatologi ha cercato di rispondere a questa domanda, anche sulla base delle esperienze personali, con un articolo pubblicato sulla rivista JEADV.

In primo luogo si sono ridotte le visite ambulatoriali, sia negli ospedali che negli studi privati: in Italia si calcola una riduzione di circa l'80-90% per le visite dermatologiche.
Il problema riguarda molte altre specialità mediche: visite non urgenti, interventi chirurgici sono stati rimandati per evitare che la gente si spostasse da casa e per dare priorità alla gestione di COVID-19

In Italia, agli inizi di marzo, il decreto governativo
#iorestoacasa ha di fatto impedito qualsiasi spostamento, se non in caso di necessità primarie e di urgenze.
Situazioni di emergenza come queste vedono una possibile soluzione nell'uso della telemedicina. Il "teletriage" permetterebbe di selezionare i pazienti più gravi e la telemedicina permetterebbe di curare gli altri pazienti anche in piena pandemia.

In presenza di una epidemia anche le terapie possono essere un problema. È noto che usando i farmaci biologici aumentano i rischi di infezioni: dermatologi e pazienti si sono interrogati sulla possibilità di continuare a usare farmaci immunomodulatori, come ad esempio i farmaci biologici, sempre più utilizzati nel trattamento di malattie dermatologiche croniche.

Al momento, anche se i dati disponibili sono limitati, non sembra sicuro iniziare terapie immunosoppressive in una situazione come quella attuale. Interventi terapeutici che usano farmaci che vanno ad inibire il sistema immunitario sono da valutare attentamente, caso per caso, per i pazienti dermatologici, soprattutto se i pazienti hanno più di 60 anni e/o presentano altre comorbidità. Inoltre non si hanno dati sull'effetto che l'infezione da coronavirus può avere sul decorso di malattie infiammatorie croniche e sui possibili rischi di trattamenti sistemici.

Nel caso di pazienti contagiati da coronavirus le citochine infiammatorie da una parte stimolano la risposta del sistema immunitario ma in seguito possono determinare uno stato di infiammazione diffusa che può avere gravi conseguenze per l'organismo.

Sulla base di studi precedenti, condotti in macachi infettati con un altro coronavirus, responsabile della MERS, si è ipotizzato che la risposta clinica di pazienti con COVID-19 potrebbe migliorare aggiungendo agli antivirali altri farmaci che riducono la risposta infiammatoria, come gli inibitori di TNF e IL17: due studi clinici sono in corso in Cina che prevedono l'uso di ixekizumab o adalimumab, associati a terapia antivirale, per il trattamento di COVID-19.

Da considerare anche che nelle persone più anziane esiste uno stato di infiammazione, correlato all'età, e questo potrebbe essere una delle cause dell'esito infausto di COVID-19 in molti pazienti di età avanzata.

Da segnalare che, sia durante le epidemie di SARS nel 2002 e di MERS che adesso con COVID-19, nessun aumento dei rischi di morte è stato riportato in pazienti trapiantati o sotto trattamento immunosoppressivo.
In generale i dati sembrano suggerire che nei pazienti con immunosoppressione, indotta da farmaco, non aumenta il rischio di grave malattia polmonare, rispetto alla popolazione generale.


L'azione dei dermatologi

Il personale sanitario, in prima linea negli ospedali, ha visto oltre 3600 lavoratori contagiati dal virus e oltre un centinaio i medici morti (al 20 maggio 2020). Causa principale di questo, la scarsa disponibilità iniziale di dispositivi di protezione adeguati in tante strutture: mascherine mediche, guanti, occhiali e schermi protettivi, tute di protezione.

Anche i dermatologi hanno vissuto questa epidemia al fianco degli altri medici, almeno negli ospedali delle regioni più colpite dal virus: i dermatologi che, in gran parte, si sono ritrovati senza pazienti, hanno assistito i malati di COVID-19.

La dermatologia è poi intervenuta nella prevenzione dei tanti effetti avversi sulla pelle, conseguenti all'uso prolungato di questi dispositivi e/o di altri accorgimenti come il lavaggio delle mani con acqua e sapone o altri detergenti. Il continuo lavaggio delle mani distrugge la barriera cutanea che ha una funzione protettiva rispetto ad altri patogeni, oltre a determinare secchezza e arrossamenti della cute: a questo si può rimediare con l'uso di creme idratanti sulla pelle umida.


Virus e dermatologia

Con il passare dei giorni aumentano le segnalazioni di problemi dermatologici correlati al virus e aumenta la necessità di studi sulle malattie cutanee e la gestione delle terapie in situazioni di emergenza come questa pandemia.

Dai dermatologi cinesi di Wuhan veniva il suggerimento che lesioni cutanee potessero favorire la penetrazione del virus per contatto indiretto, ma al momento non ci sono evidenze che il virus possa penetrare nell'organismo usando vie diverse da quelle note.

Inoltre con il passare del tempo sono aumentate le segnalazioni di lesioni cutanee in pazienti positivi al coronavirus (vedi qui).

Mancano dati sull'esito dell'infezione in pazienti con malattie infiammatorie e tumori della pelle.

Così non ci sono dati sul decorso della malattia in pazienti con malattie come la psoriasi che ricevono diverse terapie sistematiche: a tale proposito occorrono studi dedicati per stabilire la futura gestione di questi pazienti e per comprendere il ruolo della risposta immune nell'esito finale di COVID-19.

L'esperienza maturata in campo dermatologico, durante questa epidemia ancora in corso, potrà essere utile in futuro per gestire situazioni analoghe e per approfondire le conoscenze sulle terapie in uso in molte malattie croniche della pelle (1).

A cura della Redazione scientifica.

  1. Gisondi P, Piaserico S, Conti A, Naldi L. Dermatologists and SARS-CoV-2: The impact of the pandemic on daily practice. J Eur Acad Dermatol Venereol. 2020 Apr 22.


Una luce contro il virus?

Pubblicata il 22/5/2020


luce virusAlla Columbia University Medical Center di New York studiano da qualche anno la capacità di radiazioni UV, in particolare le radiazioni UVC, di distruggere differenti microrganismi patogeni, compresi i virus.

Le ricerche condotte dal gruppo del Prof. Brenner acquistano particolare importanza in questo periodo caratterizzato dalla diffusione a livello mondiale del nuovo coronavirus, SARS-CoV 2, che ha provocato milioni di contagi ed ha avuto in molti casi esito letale.

I raggi UVC, emessi dal sole insieme ai raggi UVB e UVA, hanno lunghezza d'onda compresa tra 100 e 280nm ma non raggiungono la superficie terrestre perché vengono neutralizzati completamente durante il passaggio nell'atmosfera.

Esistono però lampade artificiali in grado di emettere raggi UVC, usate normalmente per il loro effetto germicida, ad esempio nelle cappe microbiologiche per sterilizzare le superfici di lavoro.

Questa capacità di distruggere i microrganismi viene studiata nei laboratori della Columbia University allo scopo di produrre lampade a luce UVC in grado di "sanificare" gli ambienti, senza però danneggiare le persone che possono vivere al loro interno.

Sappiamo infatti che le le radiazioni UV possono determinare danni a livello della pelle a partire da semplici arrossamenti fino a tumori cutanei. Le radiazioni studiate dal gruppo del Prof Brenner hanno lunghezza d'onda compresa tra 207 e 222nm e sarebbero in grado di inattivare virus e batteri ma non avrebbero conseguenze negative sulla pelle umana. I raggi sarebbero invece assorbiti quasi interamente dallo strato corneo della pelle, costituito da cellule morte senza nucleo, e solo una minima parte della radiazione raggiungerebbe lo strato germinativo: il rischio di cancro sarebbe estremamente basso (1, 2).

Per adesso l'esposizione a questi raggi UVC fino a 222 nm, quindi poco pericolosi per la pelle e per gli occhi, si è mostrata utile per inattivare il virus dell'influenza H1N1, un virus a RNA diverso però dai coronavirus e sono in corso studi per vedere se può funzionare anche sul nuovo coronavirus.

Sarà poi da stabilire l'effetto reale di queste lampade a UVC nella vita di ogni giorno, non solo nelle condizioni controllate dei laboratori, o in presenza di alterazioni della pelle che potrebbero facilitare l'assorbimento di questi raggi e quindi aumentare la loro pericolosità.

A cura della Redazione scientifica.

  1. Welch D, Buonanno M, Grilj V, et al. Far-UVC light: A new tool to control the spread of airborne-mediated microbial diseases. Sci Rep. 2018;8:2752.
  2. Buonanno M, Ponnaiya B, Welch D, et al. Germicidal Efficacy and Mammalian Skin Safety of 222-nm UV Light. Radiat Res. 2017;187:483-491.



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