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Pillole di Dermatologia - giugno 2021

La cura della psoriasi durante la pandemia

Pubblicata il 15/6/2021


psoriasi e covidLa pandemia da SARS-CoV-2 ha colpito gran parte delle nazioni e, con il passare del tempo, aumentano le testimonianze sull'impatto che l'infezione ha avuto nella gestione e cura di malattie croniche come la psoriasi.

Una di queste testimonianze viene dall'Egitto. Un gruppo di ricercatori dell'Università del Cairo ha condotto uno studio osservazionale cross-sezionale inviando a 400 dermatologi egiziani un questionario da compilare su un modulo Google.

Alla fine del periodo stabilito per la compilazione avevano risposto al questionario 197 dermatologi, per la maggior parte donne (90.9%). Il questionario comprendeva 29 domande che riguardavano dati demografici, decisioni terapeutiche, modifiche di appuntamenti, uso di teledermatologia e percezione dell'effetto della pandemia sulle cure per la psoriasi.

Circa il 47% dei dermatologi non stava usando farmaci biologici per il trattamento della psoriasi. Tra i biologici i farmaci più prescritti erano gli inibitori di interleuchina IL-17, mentre i meno prescritti erano gli inibitori di IL12/IL13.

In generale durante la pandemia si osservava un ritardo nell'inizio della terapie sistemiche mentre la fototerapia risultava più frequentemente usata. Le terapie sistemiche erano iniziate solo in situazioni di particolare urgenza.

Fototerapia e metotrexate erano terapie non interrotte dalla maggior parte dei dermatologi, seguite da ciclosporina ed infine dalle terapie biologiche.

Per quanto riguarda le visite dermatologiche circa il 70% dei dermatologi segnalava un ritardo nel tempo intercorso tra le visite. Tale ritardo poteva avere effetti negativi sui pazienti da un punto di vista psicologico, interferendo con l'adesione alle terapie e aggravando i sintomi della psoriasi.

Si aveva invece un aumento del ricorso a forme di teledermatologia: il 41.6% e il 60.9% dei dermatologi aveva utilizzato questa forma di consulto come prima visita o nei successivi controlli, rispettivamente, sotto forma di chiamate telefoniche e invio di fotografie. L'uso della teledermatologia era associato ad un ritardo nelle visite di controllo fatte di persona.

Per quanto riguarda l'infezione da SARS-CoV-2, tre quarti dei dermatologi segnalavano che nessuno dei loro pazienti sviluppava COVID-19 ma molti interrompevano i trattamenti senza raccomandazione medica: molti per motivi economici, altri per paura dei trattamenti e per la difficoltà ad accedere agli stessi, e gli autori avanzano anche il dubbio che molti pazienti potrebbero aver nascosto possibili infezioni.

La pandemia aveva quindi un impatto negativo sia da un punto di vista clinico che psicologico sui pazienti con psoriasi.

Da considerare che in Egitto l'uso dei biologici, già limitato da problemi economici, è risultato ancora minore durante la pandemia soprattutto per l'incertezza sui possibili effetti di queste terapie: da una parte la paura di un aumentato rischio di infezioni e dall'altra le preoccupazioni di una riacutizzazione della malattia dopo interruzione e ripresa della terapia. I dermatologi hanno preferito usare, quando possibile, terapie topiche, luce solare, acitretina e UVB.

La pandemia ha colto impreparate la maggior parte delle nazioni e i sistemi sanitari hanno dovuto spesso affrontare e gestire una situazione di emergenza improvvisa che ha portato in secondo piano la maggior parte delle altre malattie, alcune delle quali gravi come ad esempio il cancro.

Nel caso di malattie croniche come la psoriasi, l'inizio della pandemia ha comportato da una parte un rallentamento o una interruzione dei trattamenti ssitemici, una limitazione delle visite dirette e dall'altra ha visto invece un aumento nell'uso di nuovi sistemi di teledermatologia che ha reso possibile spesso un contatto tra dermatologi e pazienti, impossibile per molti mesi negli ambulatori o negli ospedali (1).

A cura della Redazione scientifica.

  1. 1. El-Komy MHM, Abdelnaby A, El-Kalioby M. How does COVID-19 impact psoriasis practice, prescription patterns, and healthcare delivery for psoriasis patients? A cross-sectional survey study. J Cosmet Dermatol. 2021 Apr 3.


#journalnews_34

Pubblicata il 15/6/2021


journalnewsBrevi notizie dalle riviste scientifiche e dalla rete:



  • Secondo un recente studio, analizzando la composizione del meconio sarebbe possibile individuare prima il rischio di allergie, asma ed eczema nei neonati. Con il termine meconio si indicano le prime feci del neonato: in realtà il meconio è una miscela di tutte le sostanze che il feto ha ingerito nella parte finale della gravidanza come liquido amniotico, cellule della pelle ed altro, compreso quello che la mamma ha mangiato o assunto. Maggiore è la varietà di molecole ingerite minore il rischio di allergie. Se ne parla in https://www.cell.com/cell-reports-medicine/fulltext/S2666-3791(21)00076-8


  • Avrebbe oltre 2000 anni la mummia di sesso femminile scoperta nel 1800 a Tebe ed ora in mostra al Museo Nazionale di Varsavia (Polonia). Fino ad adesso si pensava che la mummia fosse di sesso maschile, in particolare si pensava fosse il corpo mummificato di un sacerdote, ma l'analisi della mummia mediante TAC ha portato alla scoperta che si tratta del corpo di una donna incinta nel cui grembo era presente un feto, probabilmente di 26-30 settimane. Se ne parla sul sito della BBC.


  • Dall'8 aprile 2021 non è più possibile usare prodotti a base di aloe derivanti dalla parte più esterna della foglia. Nel 2013 l'EFSA (Agenzia Europea per la sicurezza degli alimenti) aveva espresso un parere (su richiesta della Commissione Europea) sulla sicurezza di alcuni integratori a base di idrossiantraceni, sostanze di cui sono ricche piante come l'aloe, la senna e il rabarbaro e che svolgono una funzione lassativa. L'EFSA, in un primo tempo, aveva suggerito di non usare queste sostanze per periodi prolungati ed in seguito ha approfondito le indagini, giungendo alla conclusione che gli idrossiantraceni possono provocare il cancro. La vendita di tutti i prodotti alimentari contenenti idrossiantraceni è stata vietata. Sarà possibile invece continuare ad usare il gel di aloe, contenuto nella parte più interna delle foglie e tutti i cosmetici a base di aloe. Se ne parla nella rubrica La ceretta di Occam su Le Scienze di giugno 2021 (versione cartacea).


A cura della Redazione scientifica.






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