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Pillole di Dermatologia - febbraio 2019

La pelle e la montagna

Pubblicata il 1/2/2019


montagnaEsplorare la montagna è un’attività affascinante ma può avere conseguenze a livello dermatologico anche gravi. I fattori più comunemente implicati e che possono avere effetti sulla pelle sono la bassa umidità, l’alta velocità del vento, l’eccessiva esposizione alla radiazione UV e le temperature estremamente fredde. Consideriamo quali possono essere i danni derivanti dal freddo.



Il freddo

Il clima in montagna è caratterizzato da temperature molto fredde: la temperatura dell’aria diminuisce di circa 2 gradi centigradi per ogni incremento di 310 metri. Ad esempio sul monte Everest la temperatura può raggiungere anche i -60°C. Il clima freddo può determinare patologie cutanee quali: congelamento, geloni, piede da trincea, ferite da freddo, panniculite da freddo, fenomeno di Raynaud e orticaria da freddo.

Il rischio di
congelamento aumenta all’aumentare dell’altezza ed è alto sopra i 5000 metri. Congelamento e ipotermia sono alla base di molti dei danni subiti in alta quota. Si ha congelamento quando la temperatura sulla pelle e nei tessuti profondi scende sotto 0°C: a basse temperature nei tessuti si formano cristalli di ghiaccio che causano gravi danni cellulari. A temperature più alte il congelamento avviene più lentamente tuttavia quando il vento freddo è intorno ai -27°C o più freddo si può avere congelamento in meno di 30 minuti.

A congelarsi sono soprattutto le parti più esposte, es. le mani, le dita, le orecchie, la punta del naso e i piedi. I fattori di rischio di congelamento comprendono elevata umidità, basse temperature,vento freddo, elevata altitudine e prolungata esposizione alle intemperie. Altri fattori di rischio sono abiti troppo stretti, immobilità, uso di nicotina, alcune malattie (malattie vascolari periferiche, diabete mellito o disordini della vasocostrizione) infine sembra che le donne siano più soggette degli uomini al congelamento.

Quando si deve trascorrere tempo in alta montagna è bene assicurarsi una buona idratazione e adeguata nutrizione, indossare indumenti comodi che coprano la pelle e la testa, essere al meglio per le condizioni fisiche, evitare di avere le estremità umide.

In caso di congelamento è importante come prima cosa trovare un riparo adatto e ricevere al più presto un aiuto medico. Il trattamento immediato consiste in un rapido riscaldamento mediante un bagno di acqua calda a 40-42°C. Se questo non fosse possibile è utile riscaldare le parti congelate usando il calore corporeo di una persona vicina. Le ferite devono essere coperte e protette dall’esterno. Intanto si deve cercare di raggiungere al più presto un presidio medico per le cure necessarie.

Altro danno che la pelle può subire quando si espone a temperature molte fredde è il
congelamento di primo grado, uno stadio precoce di congelamento senza formazione di cristalli di ghiaccio nella pelle e nessuna conseguenza a lungo termine.

Il
piede da trincea o piede da immersione è un altro danno da freddo. Si ha quando i piedi sono esposti a temperature >0°C e ambienti umidi per periodi prolungati. All’inizio i sintomi sono eritema, edema e sensibilità. In seguito si osserva parestesia e intorpidimento con edema marcato e occasionali bolle. L’ultimo stadio può essere la gangrena. Per prevenire i danni occorre cambiare spesso calzini e scarpe oppure usare trattamenti anti-traspiranti che includono idrossido di alluminio, per diminuire la traspirazione dei piedi.

Perniosi o gelone è un altro danno da freddo non correlato al congelamento. È un danno superficiale della pelle che si presenta in ambienti freddi e umidi con temperature sopra il congelamento. All’inizio i pazienti suscettibili sviluppano papule dolorose ed eritematose con prurito. Ad essere colpite sono le punte dei pollici, dita e naso e le orecchie. I geloni possono essere di tipo primario o secondario e si pensa possano originarsi da una risposta anormale del sistema vascolare agli ambienti freddi. Altri fattori di rischio possono essere un basso indice di massa corporea, predisposizione genetica, abbigliamento inadeguato, deidratazione, affaticamento e precedenti danni da freddo. Prevenzione comprende usare emollienti e indossare abbigliamento a strati. Gli effetti per fortuna non sono duraturi.

Un ulteriore effetto del freddo può essere la
panniculite da freddo caratterizzata dalla comparsa di aree eritematose di indurimento in seguito ad esposizione al freddo. Fenomeno comune nei bambini compare qualche giorno dopo l’esposizione al freddo e guarisce spontaneamente nelle settimane successive.

La
malattia di Raynaud è un disordine della vasocostrizione comune nelle donne. Può essere di due tipi: primaria e secondaria. La forma primaria nota anche come malattia di Raynaud colpisce giovani donne. La forma secondaria, detta anche fenomeno di Raynaud, è conseguente a qualche malattia come sclerosi sistemica, lupus eritematoso, dermatomiosite, crioglobulinemia e altre malattie. In ogni caso è il freddo il principale fattore scatenante. I pazienti sviluppano una forte reazione di vasocostrizione che riduce il flusso di sangue verso le dita. La pelle perde colore e tende a diventare bluastra in caso di cianosi, riprendendo colore con il riscaldamento. Per prevenire il fenomeno è importante indossare indumenti caldi come ad esempio i guanti.

L’
orticaria da freddo è un tipo di orticaria fisica da esposizione a climi freddi. Si pensa possa essere una risposta da ipersensibilità al freddo che determina comparsa di ponfi con prurito entro pochi minuti dall’esposizione al freddo. Gli stimoli più comuni sono attività acquatiche, ambienti freddi, ingestione di liquidi o cibi freddi e anche contatto con oggetti freddi. La maggior parte dei pazienti soffre della forma primaria di orticaria da freddo. Altre cause secondarie comprendono crioglobulinemia, agglutinine da freddo, o emoglobinuria parossistica. Forme più rare di orticaria sono l’orticaria ritardata indotta da freddo, che si presenta 9-18 ore dopo l’esposizione al freddo, e la rara orticaria da freddo familiare dove i pazienti sviluppano esantema ponfoide, febbre, dolori articolari e congiuntivite poche ore dopo il freddo. In alcuni casi i pazienti possono avere sintomi sistemici come prostrazione, mal di testa, dispnea e tachicardia. Molto rari i casi di anafilassi (1).

A cura della Redazione scientifica.

  1. Schneider S, Levandowski CB, Manly C,et al. Wilderness dermatology: mountain exposures. Dermatol Online J. 2017;23(11).


#journalnews_21

Pubblicata il 1/2/2019


journalnewsBrevi notizie dalle riviste scientifiche e dalla rete:



  • Nel 2007 l’Australia è stata la prima nazione al mondo ad introdurre il programma di vaccinazione nazionale contro l’infezione da HPV (papilloma virus umano). Uno studio appena pubblicato da The Lancet ha cercato di prevedere quando l’Australia potrà dichiarare di essere libera dalle infezioni da papilloma virus. Secondo gli autori, se l’alta copertura di vaccinazione e screening sarà mantenuta, già nel 2020 il numero di casi registrati di HPV potrebbe essere meno di sei per 100.000 donne. E di conseguenza il cancro della cervice uterina sembra destinato a sparire nei prossimi due decenni. Almeno in Australia. Se ne parla in https://www.thelancet.com/journals/lanpub/article/PIIS2468-2667(18)30183-X/fulltext


  • L’Intelligenza Artificiale (AI) inizia ad essere utilizzata nella revisione degli articoli inviati alle riviste scientifiche per essere valutati e pubblicati. Alcune delle principali case editrici di riviste internazionali usano già alcuni di questi software che analizzano i testi, fornendo ai revisori una panoramica preliminare dell’articolo, controllando le statistiche e riassumendo i risultati del lavoro. Inoltre è possibile confrontare il testo con altri testi precedenti in modo da rilevare eventuali casi di plagio. Naturalmente questi strumenti di AI non prendono decisioni, il giudizio spetta ai revisori ma possono dare una mano rendendo il loro lavoro più facile. Se ne parla in https://www.nature.com/articles/d41586-018-07245-9


  • Con la diffusione dei social media (facebook e twitter, ad esempio) molti pazienti sono sempre più informati sulle loro condizioni e sulle possibili alternative mediche. Molti si ritrovano su Internet, condividono le loro esperienze e cercano terapie sperimentali a cui accedere. I pazienti chiedono ai ricercatori di essere coinvolti direttamente nella organizzazione degli studi clinici prima dell’inizio ed in seguito chiedono di essere informati sull’esito degli stessi. Un editoriale su Nature riflette proprio sui reciproci benefici di un maggiore coinvolgimento dei pazienti che partecipano agli studi clinici: https://www.nature.com/articles/d41586-018-07410-0


A cura della Redazione scientifica.






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