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Pillole di Dermatologia - dicembre 2018

Terapie CAM e psoriasi (Parte 1)

Pubblicata il 14/12/2018


terapie CAMIl
National Center for Complementary and Integrative Health definisce le terapie CAM (medicina complementare e alternativa) come tutte quelle pratiche della salute e mediche che non rientrano nella medicina convenzionale. La medicina complementare combina questi approcci con le terapie ufficiali mentre la medicina alternativa è usata al posto delle terapie convenzionali.

Una revisione appena pubblicata da
Jama Dermatology ha analizzato i dati esistenti in letteratura relativi a terapie alternative e complementari della psoriasi escludendo le terapie per cui non erano stati fatti studi clinici randomizzati (es. dieta mediterranea, dieta senza glutine, integrazioni con micronutrienti, estratto di buccia di arancia, tocco terapeutico e terapia con massaggi). Altri approcci esclusi per mancanza di efficacia erano integrazione orale di vitamina D, integrazione di vitamina B12, integrazione di selenio, Aloe vera, Mahonia aquifolium e ipnosi.

In relazione alla cura della psoriasi le terapie CAM appartengono a due categorie: gli interventi mente-corpo e i prodotti naturali che includono erbe, vitamine e integratori dietetici.

In particolare le terapie considerate nella revisione comprendono: indigo naturalis, curcumina, modificazioni alimentari, olio di pesce, meditazione e agopuntura.

Indigo naturalis: estratto da piante come Baphicacanthus cusia, una pianta della famiglia delle Acantacee, da cui si ricava una polvere azzurra usata come colorante e tradizionalmente usata dalla medicina tradizionale cinese. L'indigo naturalis ha come componente attivo l'indirubina e mostra attività antivirale, antiinfiammatoria, antimicrobica, antipiretica ed antitumorale in cellule di cancro. In genere è usata per via topica perchè la somministrazione orale causa irritazione e danni a livello gastrointestinale ed epatico.

Esistono alcuni studi clinici secondo i quali l'uso topico di
indigo naturalis migliora notevolmente il PASI dei pazienti trattati senza effetti collaterali ma, come gli stessi autori fanno notare, si tratta di studi limitati per il numero ridotto dei partecipanti. In uno di questi studi poi l'effetto positivo cessava alla fine del trattamento. Gli autori concludono che i risultati positivi ottenuti raccomandano ulteriori studi clinici anche se al momento gli studi fatti sono studi piccoli, con pochi partecipanti. Altro problema è poi rappresentato dalla difficoltà di reperire il prodotto da fonti sicure evitando contraffazioni. Infine spesso i pazienti non apprezzano la colorazione blu del prodotto che persiste sulla pelle e sui vestiti.

Curcumina: è un composto fitochimico contenuto in una spezia, la curcuma. La curcumina è stata usata per secoli nella medicina tradizionale cinese e ayurvedica. Studi in vitro e in modelli animali hanno mostrato benefici medici come attività contro il cancro, antiinfiammatoria, antimicrobica e antiossidante. Studi clinici controllati sono stati condotti negli esseri umani per esaminare l'efficacia della curcumina nella psoriasi, sia in forma topica che orale.

La
curcumina topica è stata utilizzata in due studi: nel primo come terapia aggiuntiva per psoriasi da leggera e moderata sotto forma di estratto idroalcolico di curcuma. 34 pazienti applicavano un gel contenente curcumina su una lesione psoriasica del lato destro del corpo mentre sul lato sinistro utilizzavano un placebo. Dopo 9 settimane si osservava un miglioramento dell'eritema e dello spessore della placca trattata con curcumina, anche se venivano segnalati effetti avversi come bruciore, irritazione e secchezza.

Il secondo studio descritto era uno studio non randomizzato in cui 4 gruppi di 10 persone erano trattati in maniera diversa: gruppo pelle normale senza psoriasi, psoriasi non trattata, psoriasi da moderata a grave trattata con calcipotriolo e psoriasi da moderata a grave trattata con curcumina. Si misuravano poi i livelli di fosforilasi chinasi nei vari gruppi e la percentuale della paracheratosi dello strato corneo in biopsie nei vari gruppi. In genere il livello più alto di fosforilasi chinasi era correlato alla gravità della psoriasi ed era maggiore nei gruppi con psoriasi non trattata, leggermente più basso nel gruppo trattato con calcipotriolo, ancora inferiore nel gruppo trattato con curcumina ed infine molto basso nel gruppo con pelle normale. Anche la gravità della paracheratosi seguiva lo stesso andamento. Nel gruppo con la curcumina si aveva un miglioramento della psoriasi veloce con risoluzione nel 50% dei partecipanti, così nel gruppo del calcipotriolo anche se in questo caso avveniva più lentamente.

Viene però segnalato che non è sicuro che i valutatori fossero inconsapevoli dei trattamenti, e non era indicato il metodo usato per classificare la gravità della psoriasi. Inoltre anche in questi studi il numero dei partecipanti era piccolo.

Riguardo alla
curcumina per via orale sono descritti alcuni studi: al primo partecipavano 63 pazienti con psoriasi da leggera a moderata divisi in due gruppi, ad un gruppo era somministrata curcumina ad aumentata biodisponibilità ed all'altro un placebo. Ad entrambi i gruppi veniva applicato un unguento a base di metilprednisolone aceponato. Alla settimana 12 entrambi i gruppi presentavano miglioramento del PASI che però risultava più alto nel gruppo trattato con curcumina orale e steroide topico che nel gruppo trattato con placebo e steroide topico. Inoltre nel gruppo trattato con curcumina si osservava una diminuizione dei livelli di IL-22, mostrando che la curcumina orale biodisponibile usata nello studio era efficare come trattamento adiuvante della psoriasi.

Un altro studio controllato su 21 pazienti con psoriasi da moderata a grave determinava la sicurezza e l'efficacia della curcumina orale e l'efficacia quando usata nella fototerapia con UVA o luce visibile. In entrambi i casi la curcumina orale si mostrava sicura ed efficace se combinata con fototerapia.

Un altro studio con pochi partecipanti (n=12) invece presentava risultati non favorevoli all'uso della curcumina orale, solo 2 sugli 8 partecipanti che portavano a termine lo studio avevano miglioramenti nel PASI ed inoltre erano registrati effetti collaterali a livello gastrointestinale e colpi di calore. La scarsa efficacia potrebbe essere correlata alla scarsa biodisponibilità della curcumina usata.

In conclusione gli autori evidenziano la scarsa efficacia della curcumina topica mentre per quella orale i dati sono al momento limitati tranne che nel caso della curcumina biodisponibile, cioè in una particolare forma di somministrazione a base di fosfolipidi, risultata più promettente come trattamento aggiuntivo per la psoriasi.

Sia la forma topica che quella orale sono facilmente reperibili ma si devono considerare le possibili contraffazioni ed il fatto che, essendo commercializzate come integratori , non sono soggette ai controlli a cui sono sottoposti i farmaci, inoltre nella forma topica la curcumina può essere inserita in formulazioni con ingredienti diversi e non controllati (1).

(continua)

A cura della Redazione scientifica.

  1. Gamret AC, Price A, Fertig RM, et al. Complementary and Alternative Medicine Therapies for Psoriasis: A Systematic Review. JAMA Dermatol. 2018;154:1330-1337.


Tumori cutanei: fattori di rischio e altro (parte 1)

Pubblicata il 14/12/2018


tumori cutaneiI tumori cutanei, melanoma e non melanoma, sono molto diffusi: l'incidenza del melanoma è segnalata in crescita mentre la mortalità è stabile o in diminuizione, invece per i tumori non melanoma l'incidenza varia tra una regione e l'altra e risulta molto alta in Australia.

Il melanoma

Il melanoma è più diffuso nella popolazione di pelle chiara rispetto agli altri grupi etnici ed il rischio aumenta con l'età. Inoltre è circa 1,5 volte più frequente nei maschi rispetto alle femmine e dopo i 75 anni l'incidenza diventa 3 volte più alta, sempre nei maschi rispetto alle femmine. Altri fattori importanti sono il colore della pelle e la zona geografica. Dati epidemiologici da Europa, Canada e Stati Uniti indicano un forte aumento dell'incidenza negli ultimi decenni: l'incidenza più alta in Nuova Zelanda (50 casi per 100.000 persone) e Australia (48 casi per 100.000 persone), seguite dagli Stati Uniti (21,6 nuovi casi all'anno per 100.000 persone) e l'Europa (13,2 e 13,1 casi per 100.000 uomini e donne rispettivamente). All'interno dell'Europa il numero di casi più alto è nelle regioni scandinave, in Svizzera e Gran Bretagna mentre i livelli più bassi si hanno nelle regioni balcaniche, Moldavia e Bosnia. Questa differenza potrebbe essere correlata anche a differenze nei sistemi di registrazione tra le diverse nazioni. Ad esempio in Austria è stata riportata una sottostima dei dati reali relativi al melanoma, probabilmente perchè la sanità privata, a differenza della sanità pubblica, non è tenuta a registrare i casi di cancro.

Gli autori di una review, pubblicata dalla rivista Dermatol Pract Concept nel 2017, hanno voluto riflettere sulla realtà di questa "epidemia" di melanoma. Cioè se questo aumento effettivo di incidenza sia da considerare una vera "epidemia" o piuttosto il risultato di screening più intensi, migliorata capacità di diagnosi da parte dei medici, aumentato numero di biopsie o cambiamenti nei criteri istologici che permettono di individuare melanomi, prima non diagnosticati.

Potrebbe trattarsi di un caso di "sovradiagnosi"? Questo potrebbe valere ad esempio per il cosiddetto "melanoma
in situ", considerando anche che nelle persone più anziane il tumore potrebbe non avere il tempo di invadere il derma. Alcuni melanomi come la lentigo maligna crescono molto lentamente ed occorrono molti anni prima di diventare invasivi. I casi di melanoma in situ rappresentano una percentuale alta dell'aumento totale di melanomi e questo potrebbe spiegare in parte l'aumento di incidenza osservato.

Un altro fattore responsabile di questo aumento potrebbe essere l'aumento del numero di biopsie misurato negli ultimi 15 anni.

D'altra parte studi sull'incidenza del melanoma basati sullo spessore dei tumori e fattori demografici hanno suggerito che l'aumentato numero di screening e biopsie non puo essere il solo responsabile del forte aumento dei casi di melanoma diagnosticati. L'incidenza aumenta senza che vi sia correlazione con lo status socioeconomico, un marcatore surrogato per l'accesso alle cure e agli screening. Per quanto riguarda lo spessore dei tumori l'aumento di incidenza era osservato in tutti i gruppi di spessore portando alla conclusione che l'epidemia di melanoma non è semplicemente un artefatto dovuto all'aumento di rilevazione di stadi precoci della malattia.

Quali le previsioni per il futuro? Secondo le analisi di tre decenni di dati dei registri da sei popolazioni con incidenza da moderata ad alta, l'incidenza dovrebbe aumentare fino al 2020. In alcune nazioni come Australia e Nuova Zelanda si osserva una diminuizione ma in generale si stima che i casi totali aumenteranno per l'invecchiamento della popolazione e l'alto tasso di melanomi nelle persone più anziane (1).

(continua)

A cura della Redazione scientifica.

  1. Apalla Z, Lallas A, Sotiriou E, et al. Epidemiological trends in skin cancer. Dermatol Pract Concept. 2017; 7:1-6.



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