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Pillole di Dermatologia - aprile 2021

Salute dei capelli: servono davvero gli integratori? (2)

Pubblicata il 6/4/2021


salute capelli
Derivati vegetali

Olio di semi di zucca

L'olio di semi di zucca è diventato sempre più popolare nel mondo della medicina alternativa. dopo che alcuni studi clinici avevano mostrato una sua attività come antidiabetico, antibatterico, antiossidante e antiinfiammatorio.

L'olio risulta ricco di elementi come zinzo, ferro, potassio, selenio, magnesio e calcio. Inoltre presenta attività antiandrogenetica e questo, in teoria, lo renderebbe un trattamento utile per l'alopecia androgenetica. In uno studio clinico randomizzato a pazienti con alopecia androgenetica erano somministrati 400mg di olio di semi di zucca per via orale. Gli effetti sui capelli, numero e diametro dei capelli, erano valutati all'inizio e dopo 24 settimane, mediante fototricografia, evidenziando un signicativo aumento del numero di capelli nel gruppo attivo. La presenza di altri ingredienti nell'integratore rende però incerta la valutazione dell'esatto effetto dell'olio di semi di zucca.

Saw palmetto: estratto di Serenoa repens

L'estratto di Saw palmetto (palma nana) è uno degli oli più costosi, tra i prodotti del cosiddetto "health food" o cibo salutare. È un inibitore naturale dell'enzima 5-alfa reduttasi e viene usato per il trattamento della iperplasia prostatica: rappresenta quindi un altro trattamento considerato utile per l'alopecia androgenetica. In due studi clinici l'uso di questo estratto ha mostrato una certa efficacia in pazienti con alopecia androgenetica mostrando un aumento della crescita dei capelli. Non ci sono però studi clinici che valutino l'estratto in altre condizioni che determinano perdita di capelli.

Aswagandha: Withania somnifera

L'aswagandha o ginger indiano è un antiossidante e adattogeno vegetale molto importante nella medicina ayurvedica. Sono definite adattogene le erbe che aiutano a mantenere l'omeostasi del corpo attraverso una forte risposta allo stress, uno dei fattori alla base della perdita dei capelli. Studi su animali e in vitro hanno mostrato che sostanze che mediano lo stress hanno la capacità di inibire la crescita dei capelli in follicoli piliferi umani.

In alcuni studi clinici l'integrazione con
aswagandha orale ha mostrato effetti positivi contro lo stress e determinato aumento dei livelli di testosterone nei partecipanti maschi.

Ci sarebbe poi la rivendicazione di un effetto favorevole sulla crescita dei capelli in seguito all'induzione dell'enzima ossido nitrico sintasi endoteliale, che determinerebbe aumento del flusso sanguigno e aumento di sostanze nutritive e ossigeno allo scalpo. Ma non ci sono studi clinici che valutino l'effetto della sostanza sulla crescita dei capelli.

Curcumina: Curcuma longa

La curcumina, estratta dalla pianta della curcuma, è usata da secoli nella medicina ayurvedica ed è ampiamente usata in occidente come antiinfiammatorio. Inoltre presenta attività antiossidanti, antimicrobiche, antineoplastiche, antidiabetiche e cardioprotettive. Si pensa che come antiinfiammatorio e antiossidante possa contrastare la perdita di capelli promuovendone la crescita.

Studi
in vitro hanno mostrato attività antiandrogenetica per cui la curcumina potrebbe essere utile nel trattamento dell'alopecia androgenetica, anche se non ci sono studi clinici specifici.
Da segnalare che la curcumina, assunta per via orale, è rapidamente metabolizzata e poco assorbita: per aumentarne la biodisponibilità deve essere assunta con la piperidina, presente nel pepe nero. Secondo alcuni studi la biodisponibilità potrebbe aumentare del 154% se assunta insieme alla piperidina.

Capsaicina

È il composto responsabile della piccantezza dei peperoncini. Creme a base di capsaicina sono usate da tempo nel trattamento del dolore neuropatico e muscoloscheletrico, mentre la forma orale mostra proprietà antiossidanti, migliora il metabolismo, riduce l'insulino resistenza e migliora la salute cardiovascolare.
Un miglioramento nel vello e nella crescita di capelli non cosmetica era misurata in uno studio clinico che paragonava gli effetti della capsaicina topica e del clobetasolo in pazienti con alopecia androgenetica, ma non risultavano differenze significative nei capelli da un punto di vista cosmetologico. Non ci sono studi per valutare gli effetti della capsaicina orale da sola sulla crescita dei capelli, mentre uno studio in cui la capsaicina orale era usata insieme all'isoflavone mostrava una significativa crescita di capelli in pazienti con alopecia.

Equiseto (coda di cavallo)

L'equiseto è una pianta erbacea usata da tempo per le sue proprietà antiinfiammatorie, antiossidanti e antimicrobiche che inoltre in vitro mostra attività inibitoria verso l'enzima 5 alfa reduttasi, e può quindi prevenire la perdita dei capelli. La pianta ha un'alta concentrazione di silicio, minerale importante per la sintesi di collagene. Uno studio clinico valutava gli effetti di acido ortosilicilico sui capelli e le unghie in donne con pelle fotoinvecchiata. Dopo 20 settimane si osservava un miglioramento nel gruppo attivo rispetto al placebo. In un altro studio era valutato l'effetto dell'acido ortosilicilico orale sulla morfologia e la forza di tensione dei capelli in donne con capelli sottili. Dopo nove mesi i capelli del gruppo trattato erano più spessi. In generale c'è una certa evidenza che l'uso di estratto di equiseto assunto per via orale possa migliorare la pelle e i capelli. Sono comunque necessari altri studi per valutare l'appropriato uso del prodotto.

Molti degli integratori usati sono considerati alimenti e non farmaci e di conseguenza non sono regolati dalle principali agenzie di controllo, come la FDA, per cui è importante che siano condotti studi clinici controllati per valutare l'efficacia e la sicurezza degli ingredienti presenti negli integratori orali. Per alcune sostanze come vitamina A e D, biotina, niacina e selenio, al momento, non ci sono evidenze sulla loro efficacia, come integratori orali, sulla caduta dei capelli. Per vitamina C e ferro ci sono deboli evidenze di efficacia in persone con carenza di ferro. Così ci sono deboli evidenze che vitamina E e zinco possano essere efficaci in casi di perdita di capelli. Per quanto riguarda gli integratori di origine vegetale non ci sono evidenze di efficacia per
ashwagandha, curcumina e capsaicina in caso di perdita di capelli, mentre piccoli studi sostengono l'uso di olio di semi di zucca e della palma nana (saw palmetto) nel trattamento dell'alopecia. androgenetica. Si osserva anche una moderata efficacia per l'uso di equiseto come trattamento complementare per migliorare la salute della pelle e dei capelli.

Nella maggior parte dei casi la scelta di un integratore o l'altro nasce da valutazioni personali, consigli di amici o recensioni lette in rete o su riviste, mentre sarebbero necessari più studi controllati sia per i pazienti che per i dermatologi a cui vengono chiesti consigli per la salute dei capelli (1).

A cura della Redazione scientifica.

  1. Adelman MJ, Bedford LM, Potts GA. Clinical efficacy of popular oral hair growth supplement ingredients. Int J Dermatol. 2020 Dec 9.


COVID-19 e terapie oncologiche

Pubblicata il 6/4/2021


covid terapie oncologichePer calcolare il tasso di infezione da SARS-CoV-2 nei pazienti che avevano ricevuto una terapia antitumorale sono stati considerati i pazienti trattati in 118 Unità Oncologiche Mediche affiliate al CIPOMO (Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri): in particolare per ogni centro erano registrati i dati per i pazienti che avevano ricevuto almeno un trattamento anticancro tra il 15 gennaio e il 4 maggio 2020.

In totale i pazienti erano 59.989 e di questi 406 sviluppavano la malattia COVID-19 con test RT-PCR positivo. L'età media era di 68 anni: la maggior parte era sintomatica e 314 richiedevano ricovero in ospedale. Il tipo di tumore più comune era quello polmonare ed il trattamento più comune quello chemioterapico. Il tasso d'infezione era più alto rispetto a quello della popolazione italiana generale nello stesso periodo e variava in rapporto alle aree geografiche considerate: il valore medio era di 0.68%, quindi sotto l'1%, anche nelle zone dove la diffusione del virus era alta.

In particolare il tasso d'infezione era dello 0.96% nell'Italia settentrionale, dello 0.32 nell'Italia Centrale e dello 0.13% nell'Italia meridionale e nelle Isole.

Il rischio di contrarre il virus sembra quindi più alto nei pazienti sottoposti a trattamenti antitumorali ma questo potrebbe dipendere anche da altri fattori come l'età dei pazienti considerati e la possibile maggiore esposizione al virus in ambiente ospedaliero, dove ci si reca per ricevere la chemioterapia.

Secondo gli autori dello studio il tasso d'infezione comunque inferiore all'1% non è in contrasto con la continuazione delle terapie oncologiche (1).

A cura della Redazione scientifica.

  1. Aschele C, Negru ME, Pastorino A, et al. Incidence of SARS-CoV-2 Infection Among Patients Undergoing Active Antitumor Treatment in Italy. JAMA Oncol. 2021;7:304-306.



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