Centro Studi GISED


Vai ai contenuti
Cambia lingua  IT EN

Pillole di Dermatologia - aprile 2019

Dermatite seborroica e dieta

Pubblicata il 5/4/2019


dermatite dietaNon ci sono molti studi relativi all’influenza della dieta sulla dermatite seborroica, malattia cutanea cronica per la quale non esistono cure definitive. I fattori che favoriscono la malattia, oltre alla predisposizione genetica, comprendono il sesso maschile, colore chiaro della pelle, la stagione invernale e l’alta presenza del lievito
Malassezia. Trattamenti antifungini topici e orali e cortiscosteroidi aiutano ma non guariscono la malattia che spesso si ripresenta. È diventato quindi essenziale identificare fattori correlati allo stile di vita in grado ridurre il carico di questa condizione.

L’influenza della nutrizione su alcune malattie della pelle sta acquisendo importanza soprattutto per malattie infiammatorie come acne e psoriasi (vedi qui). Non ci sono invece studi sull’effetto della dieta sulla dermatite seborroica.

Uno studio cross-sezionale di una popolazione di età media e anziana ha cercato di stabilire se il consumo di antiossidanti attraverso la dieta o un definito modello alimentare potessero essere associati alla dermatite seborroica.

Lo studio denominato
Rotterdam Study era condotto nel distretto Ommoord di Rotterdam (Olanda) su una popolazione di età media e anziana. Iniziato nel 1990 allo scopo di studiare le malattie croniche, dal 2010 ha introdotto anche esami dermatologici e da allora oltre 5000 partecipanti hanno avuto un esame della pelle e hanno risposto ad un questionario relativo alle abitudini alimentari. Su 4379 partecipanti finali, 636 avevano lesioni da dermatite sebottoroica. L’età media era di 68.9 anni con il 57.6% di donne.

Lo studio non ha evidenziato associazione tra consumo di antiossidanti e dermatite seborroica. Per quanto riguarda i modelli alimentari seguiti dai partecipanti, lo studio ha individuato quattro regimi principali: un modello “vegetale” con elevato consumo di verdure, un modello di dieta Occidentale caratterizzato da consumo di carne, patate e alcool, un modello con elevato consumo di frutta ed un quarto con consumo di grassi, olio di oliva ed altri grassi meno sani.

L’analisi dei dati ha indicato che seguire una dieta di tipo Occidentale aumentava il rischio di dermatite seborroica del 47% (nelle donne), mentre seguire una dieta ricca di frutta era associato a un minore rischio del 25%. Non si osservava invece associazione con agli altri due modelli alimentari caratterizzati da vegetali e grassi.

Una dieta ricca di frutta potrebbe diminuire il rischio di dermatite seborroica aumentando il consumo di vitamine e altri composti come flavonoidi e antiossidanti, oppure per la presenza di nutrienti che funzionano da donatori di gruppi metile in grado di prevenire l’espressione di geni dell’infiammazione. Altra ipotesi è la presenza di psoralene in alcuni frutti (soprattutto negli agrumi) che aumenta la sensibilità della pelle ai raggi UV e potrebbe avere un effetto positivo sulla pelle, considerando che questa condizione della pelle migliora nei mesi estivi.

Diete di tipo occidentale sono spesso associate a marcatori di infiammazione: in questo studio sono soprattutto le donne a soffrire di dermatite seborroica aderendo ad una dieta ricca di carne e cibi elaborati. Sembrerebbe quindi esserci una correlazione tra sesso e dieta, già osservata in altri studi.

In conclusione un elevato consumo di frutta sembra essere associato a minore rischio di dermatite seborroica, mentre una dieta di tipo occidentale aumenta il rischio di dermatite seborroica nelle donne: mangiare più frutta ogni giorno e ridurre il consumo di carne potrebbe essere utile per prevenire la dermatite seborroica e migliorare la salute in generale (1,2).

A cura della Redazione scientifica.

  1. Sanders MGH, Pardo LM, Ginger RS, et al. Association between Diet and Seborrheic Dermatitis: A Cross-Sectional Study. J Invest Dermatol. 2019;139:108-114.
  2. Dreher ML. Whole Fruits and Fruit Fiber Emerging Health Effects. Nutrients. 2018 Nov 28;10(12).


Quadri ammalati d’acne?

Pubblicata il 5/4/2019


dermatite dietaL’artista americana Georgia O’Keeffe, morta quasi centenaria nel 1986, è nota soprattutto per i suoi dipinti in cui ha raffigurato fiori dalle dimensioni enormi: grandi fiori colorati che riempiono le tele, scelti perchè a differenza delle modelle “costano poco e non si muovono”, anche se tanti hanno voluto intravedere significati differenti in questa scelta della pittrice.

Di questi quadri ha iniziato ad occuparsi la scienza quando sulla loro superficie sono comparse strane vescicole, “brufoli, inizialmente scambiati per granelli di sabbia provenienti dal deserto del New Mexico, luogo dove l’artista era andata a vivere e lavorare. Ma questi “brufoli” continuavano a crescere, allargandosi e staccandosi dalla superficie del quadro.

Un gruppo di ricerca multidisciplinare della Northwestern University e del Gerogia O’Keeffe Mjseum di Santa Fe, New Mexico, è riuscito a trovare la causa di questa strana malattia dei dipinti.

Si tratta di “saponi metallici” dovuti ad una reazione chimica tra ioni metallici e acidi grassi usati come leganti nei dipinti. Gli acidi grassi liberi reagiscono con i pigmenti a base di piombo e zinco formando dei saponi metallici che si aggregano e danno origine ad agglomerati che hanno l’aspetto dell’acne.

Il gruppo di ricerca ha sviluppato uno strumento in grado di controllare le opere d’arte e individuare il formarsi delle protrusioni, seguendole nel tempo, permettendo una diagnosi precoce e favorendo possibili trattamenti dei dipinti danneggiati.

Si tratta di uno strumento che ricorda il “tricorder” di
Star Trek, che usa un display LCD e una fotocamera già disponibile sui moderni telefoni cellulari. Una semplice applicazione permette di individuare qualsiasi deviazione sulla superficie di un quadro, trasmette i dati che vengono poi analizzati da algoritmi specifici per estrarre informazioni sulla forma della superficie osservata.

Il lavoro è stato presentato al meeting annuale della AAAS con il titolo “Diagnosing a pain disease with computer science: the case of Georgia O’Keeffe” nella sessione “Medicine, Computer Science and Art” il 17 febbraio scorso.

A cura della Redazione scientifica.




Aggiornato il 29 mag 2019  -  Centro Studi GISED  P.I. 02274270988 | Condizioni d'uso    Privacy    Credits

Torna ai contenuti | Torna al menu
Facebook Twitter LinkedIn Email