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Pillole di Dermatologia

Un registro italiano per l’idrosadenite

Pubblicata il 3/10/2019


idrosadeniteL’idrosadenite suppurativa è una malattia fino a qualche tempo fa poco studiata e poco conosciuta: può essere confusa con altre patologie e la diagnosi certa richiede l’intervento di dermatologi esperti.

La sua incidenza non è ancora ben definita e la prevalenza varia fortemente nei vari studi, passando ad esempio da 5:10.000 a 4:100: la ragione di queste variazioni può essere dovuta ad una combinazione di fattori quali diverse modalità di selezione dei pazienti, differenti criteri diagnostici, e variazioni nella distribuzione di sesso ed età dei campioni considerati.

Negli ultimi anni sono stati creati appositi registri al fine di raccogliere dati utili su epidemiologia, sicurezza ed efficacia dei trattamenti. Il primo registro dedicato a questa malattia è stato sviluppato in tre regioni del Nord Europa, Norvegia, Danimarca e Svezia: si tratta del
Clinical Scandinavian Registry, che ha fatto da apripista ad altre esperienze simili.

In Italia nel 2009 è nato il primo registro IRHIS che, fino al 2013, ha raccolto 245 casi consecutivi di malattia osservati nei sette centri partecipanti (Bologna, Cagliari, Ferrara, Firenze, Napoli, Prato e Venezia). Pazienti di sesso femminile erano più frequentemente colpiti dalla malattia, l’età media era di 33,4 anni, l'età di esordio della malattia era intorno ai 21 anni, e le aree colpite erano soprattutto inguine e genitali (44,1%), ascelle (34,7%), glutei (10,2%) e tronco (9%). I pazienti adulti con idrosadenite suppurativa risultavano poi sovrappeso o obesi e la prevalenza di fumatori era molto alta.

Complessivamente l'analisi dei dati del registro evidenziava alcuni fattori di rischio correlati alla gravità della malattia: elevato BMI, abitudine al fumo, ritardo diagnostico, presenza di diabete di tipo II (1).

La seconda fase del registro IRHIS è stata attivata nel 2015 e, fino al 2019, ha raccolto dati su 944 pazienti sui 991 registrati: al progetto partecipano 17 centri, con la collaborazione del Centro Studi GISED per l’analisi dei dati. La valutazione preliminare dei dati mostra che il numero totale di pazienti è circa quattro volte più alto rispetto al primo registro (991 contro 245), la distribuzione geografica è più uniforme su scala nazionale, e risultano coinvolti più dipartimenti di Dermatologia (17 contro 7).

Il dato più evidente, rispetto alla prima fase, è che in media il punteggio Sartorius è inferiore (58.8 contro 78.4) mentre non si rilevano molte differenze per quanto riguarda l’età al momento della visita, il sesso, il BMI, il fumo, l’età di inizio della malattia e l’età della diagnosi.

Un aspetto interessante è che la malattia sembra essere riconosciuta prima e risulta meno grave nei pazienti della seconda fase al momento della prima visita. Questo dimostra l’importanza delle campagne informative sulla malattia, sia tra i pazienti che tra i vari specialisti che si occupano della sua cura. Negli ultimi anni sono state molte le iniziative che hanno consentito di migliorare la conoscenza di questa malattia e spinto i pazienti a cercare prima il parere di un dermatologo.

I dati raccolti dimostrano inoltre l’importanza dei Registri, sia nazionali che internazionali, soprattutto quando si occupano di malattie non molto diffuse e di difficile diagnosi (1).

La rivista JEADV ha dedicato un numero speciale proprio all’esperienza italiana nel campo dell’idrosadenite suppurativa.

A cura della Redazione scientifica.

  1. Bettoli V, Cazzaniga S, Scuderi V, et al. Hidradenitis suppurativa epidemiology: from the first Italian registry in 2009 to the most recent epidemiology updates - Italian Registry Hidradenitis Suppurativa project 2. J Eur Acad Dermatol Venereol. 2019;33 Suppl 6:4-6.


#journalnews_25

Pubblicata il 3/10/2019


journalnewsBrevi notizie dalle riviste scientifiche e dalla rete:



  • Si stima che nel mondo ci sia un albino ogni 17.000 persone ma nell’Africa sub-sahariana la prevalenza è di circa 1 ogni 5.000 persone. Due sono le conseguenze principali dell’albinismo: problemi alla vista e alta suscettibilità verso i tumori della pelle. Secondo le Nazioni Unite il 98% delle persone con albinismo non supera i 40 anni e la causa principale di morte è rappresentata dai tumori cutanei, soprattutto nelle regioni più povere. Gli albini sono spesso discriminati dal resto della popolazione e costretti a fare lavori umili all’aperto. Il livello d’istruzione è basso e nella maggior parte di casi la diagnosi di tumore della pelle arriva troppo tardi. Se ne parla in: https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(19)31941-5/fulltext


  • EMA e AIFA hanno lanciato un allarme relativo all’uso di medicinali a base di metotrexate, un farmaco sistemico usato anche nella cura della psoriasi. Il pericolo deriverebbe da possibili errori di dosaggio che potrebbero avere conseguenze molto gravi. Il farmaco dovrebbe essere assunto una volta alla settimana. Per prevenire gli errori saranno adottare nuove misure che includono una limitazione su chi può prescrivere questi medicinali, le avvertenze sulla confezione rese più evidenti e la distribuzione di un materiale educazionale per i pazienti e gli operatori sanitari. Se ne parla in: https://www.aifa.gov.it/documents/20142/847374/Methotrexate_public_health_communication_IT.pdf/a8fb75db-4b62-2783-528b-6701ce5cfc66


  • L’Italia è il paese della pizza e dei mandolini, nessuna meraviglia allora se a vincere il premio IgNobel della medicina 2019 sia stato uno studio italo-olandese sugli effetti benefici della pizza (ma solo se ”fatta e mangiata in Italia”) su cancro delle vie digestive e infarto, Il premio è stato assegnato al gruppo di Silvano Gallus dell’Istituto Mario Negri di Milano: “per aver raccolto le evidenze sul ruolo protettivo pizza contro malattie e morte, ma solo se la pizza è fatta e mangiata in Italia”. Il premio consisteva in in una banconota da dieci bilioni di dollari dello Zimbabwe...fuori corso da anni. Insomma scienza vera che riesce a far pensare, sorridendo. Se ne parla in: http://www.torinomedica.org/torinomedica/?p=24569


A cura della Redazione scientifica.






Prima o dopo i pasti? (2)

Pubblicata il 6/9/2019


pasti e farmaci
Antibiotici

Le dosi e la frequenza di un antibiotico sono stabilite clinicamente considerando le indicazioni, la gravità dell’infezione e la funzione epatica e renale. Se il farmaco deve essere preso più volte al giorno, l’intervallo tra un’assunzione e l’altra deve essere il più lungo possibile durante la giornata. Antibiotici come il trimetoprim dovrebbero essere presi alla sera per avere la massima concentrazione urinaria durante la notte, mentre la doxiciclina dovrebbe essere presa al mattino con un bicchiere d’acqua per ridurre i rischi di ulcere esofagee.

Alcuni antibiotici come la ciproflaxina dovrebbero essere assunti a stomaco vuoto per evitare la formazione di complessi non assorbibili con ioni metallici. Nel caso della flucloxacillina uno studio recente ha trovato che il cibo riduce la concentrazione del farmaco senza però limitarne l’efficacia.

Antidepressivi

Gli antidepressivi con forte potere sedativo dovrebbe essere presi alla sera, mentre quelli che provocano insonnia sono raccomandati al mattino. Per quelli che hanno un rischio di sedazione minimo la scelta dipende dal paziente.

Corticosteroidi

Il rilascio di cortisolo dalla corteccia surrenale segue un ritmo circadiano: la concentrazione è più alta al mattino e minore alla sera. Al mattino quindi sono opportune dosi di mantenimento da assumere con il cibo.

Antinfiammatori non steroidei

Si raccomanda sempre di assumere gli antinfiammatori non steroidei con il cibo per ridurre gli effetti gastrointestinali avversi. In realtà non ci sarebbero studi pubblicati che dimostrino protezione da parte del cibo sui danni gastrici. Se si soffre di dolore acuto, farmaci come ibuprofen possono essere presi anche a stomaco vuoto per avere una concentrazione plasmatica più alta ed un effetto analgesico precoce. Per i pazienti a rischio di ulcere peptiche sarebbe più utile assumere inibitori della pompa protonica piuttosto che assumere i farmaci con il cibo.

Inibitori pompa protonica

L’appropriata scelta di tempo per gli inibitori di pompa protonica dipende dalle indicazioni e dalle preferenze dei pazienti. Nei casi di reflusso gastro-esofageo il farmaco dovrebbe essere preso mezz’ora prima della colazione se i sintomi si presentano durante il giorno, e mezz’ora prima della cena, se i sintomi si presentano di notte. Assumere questi farmaci prima dei pasti è utile all’inizio della terapia o in caso di uso intermittente in pazienti sintomatici. Per altre indicazioni non è essenziale.

Statine

Le statine abbassano la concentrazione del colesterolo inibendo l’enzima HMG-CoA riduttasi, enzima che segue un ritmo circadiano ed è prodotto soprattutto tra mezzanotte e le sei di mattina. Quindi le statine con emivita corta, come simvastatina e pravastatina, sono raccomandate per un dosaggio serale, mentre quelle con emivita più lunga, come atorvastatina e rosuvastatina non hanno indicazioni temporali. Secondo una revisione Cochrane però l’indicazione di prendere alla sera le statine con emivita corta non sembrerebbe portare benefici, per cui i pazienti possono decidere l’orario di assunzione del farmaco secondo le proprie necessità.

Antipertensivi

La pressione del sangue varia seguendo un ritmo circadiano. I pazienti con pressione bassa durante la notte tendono ad avere meno eventi cardiovascolari se paragonati a quelli la cui pressione scende con difficoltà. Ne consegue l’ipotesi che il dosaggio notturno degli antipertensivi può essere più cardioprotettivo rispetto al mattino.

È in corso un ampio studio di crono terapia denominato TIME (Treatment in Morning versus Evening), uno studio clinico randomizzato condotto su 21.000 pazienti i cui risultati sono attesi per la fine del 2019. Nel frattempo i farmaci antipertensivi possono essere presi secondo le proprie necessità.

I diuretici vengono dati al mattino per non danneggiare il sonno e aumentare il rischio di cadute nei pazienti più anziani. Se sono necessarie due dosi, la potenza del diuretico determina i tempi di assunzione dei farmaci.


In generale è importante rivolgersi a personale specializzato e a centri d’informazione medica che hanno accesso a risorse aggiornate sia per quanto riguarda l’influenza del cibo sul farmaco o per scegliere l’appropriato momento per assumere un farmaco nella giornata. Una migliorata conoscenza, anche da parte dei medici, di questi fattori può aiutare i pazienti a fare un uso più corretto dei farmaci aumentando sia l’efficacia dei trattamenti che l’aderenza dei pazienti alle terapie (1).

A cura della Redazione scientifica.

  1. Grannell L. When should I take my medicines? Aust Prescr 2019;42:86–9.


Il clima sulla pelle

Pubblicata il 6/9/2019


clima e pellePer “clima” si intende la media delle condizioni atmosferiche di una zona specifica, misurata nel corso di molti decenni. Nei secoli ci sono stati molti cambiamenti climatici correlati a fattori naturali come la relazione tra Terra e Sole, eruzioni vulcaniche, irradiazione solare etc. Questi fattori determinano cambiamenti lenti, protratti nel tempo, a cui gli organismi viventi riescono ad adattarsi.

Si parla invece di cambiamenti climatici antropogenici quando sono le attività umane a causarli. I recenti aumenti di temperatura misurati sulla Terra sarebbero dovuti proprio alle attività umane. Secondo gli scienziati del clima la temperatura della Terra è aumentata di 0,7 °C negli ultimi 100 anni soprattutto a causa dell’emissione di gas serra come la CO2, dovuta sia a processi naturali che alle attività umane.

Anche se nei testi classici di Dermatologia è raro trovare riferimenti agli effetti dei cambiamenti climatici sulla pelle e alle malattie correlate, tuttavia il clima può determinare malattie cutanee soprattutto di tipo infettivo.

A questo proposito il Climate Change Committee of the International Society of Dermatology ha chiamato a raccolta tutti i dermatologi del mondo per aumentare la consapevolezza dei pericoli connessi al cambiamento climatico.

Tra le malattie associate a modifiche del clima sono da segnalare:

  • la malattia di Lyme, trasmessa dalle punture di zecca, che ha visto aumentare in maniera notevole la sua incidenza (quasi triplicata negli Stati Uniti) ovunque. La malattia di Lyme è una malattia sistemica che colpisce la pelle, le articolazioni, il cuore ed il sistema nervoso. Si manifesta a livello cutaneo sotto forma di eritema cronico migrante;
  • le infezioni da Arbovirus, trasmesse da alcune specie di zanzare come Aedes aegypty e Aedes albopictus che comprendono la febbre Dengue e la chikungunya, o la leismaniosi del nuovo mondo, dovuta a protozoi del genere Leismania e trasmessa da ditteri ematofagi. Negli ultimi tempi queste infezioni si sono diffuse anche in zone tradizionalmente esenti, per l’espansione dell’habitat favorevole alla crescita delle zanzare e altri ditteri ematofagi:
    • la febbre Dengue si presenta con intenso dolore articolare, febbre, mal di testa, rash morbilliforme passeggero ed in alcuni casi lesioni emorragiche;
    • la chikungunya, una volta diffusa solo in Asia, Africa e isole dell’Oceano Indiano, adesso è presente in molte altre regioni del mondo. La malattia si presenta con febbre alta, manifestazioni cutanee e forte dolore articolare. Il coinvolgimento delle articolazioni può essere cronico e debilitante;
    • la leismaniosi del Nuovo Mondo è caratterizzata da ulcere mucocutanee ed è trasmessa da mosche ematofaghe e negli Stati Uniti si è diffusa dal Messico ed America Meridionale e Centrale (dove era endemica) verso le zone più settentrionali a causa dell’espansione dell’habitat favorevole ai suoi vettori.
  • le infezioni fungine da Cryptococcus gattii e Coccidioidea immitis, riportate nelle regioni del Pacifico Nordoccidentale, finora erano state segnalate solo nella parte sudoccidentale degli Stati Uniti. I cambiamenti climatici creano zone favorevoli alla colonizzazione di queste specie. Infezioni dovute a questi funghi possono presentarsi con manifestazioni cutanee quali lesioni polimorfe.

Il cambiamento del clima ha serie conseguenze sulla vita del pianeta e dei suoi abitanti: gli uomini e le donne che si occupano della salute devono non solo saper riconoscere in tempo i segni di queste malattie collegate al clima ma non possono ignorare le ragioni della loro diffusione in aree sempre più ampie (1).

A cura della Redazione scientifica.

  1. Lundgren AD. Climate change and skin disease. Cutis. 2018;101:E12-E14.


Prima o dopo i pasti? (1)

Pubblicata il 16/7/2019


pasti e farmaciSpesso i pazienti chiedono al medico se il farmaco deve essere preso prima o dopo i pasti, oppure al mattino o alla sera. Sono domande comuni all’inizio di una terapia e hanno la loro importanza. Sul sito di Australian Prescriber è possibile leggere un articolo che cerca di dare una risposta ai dubbi dei pazienti, secondo le indicazioni seguite in Australia (1).

Perchè una terapia abbia successo è necessario sapere quando e come prendere i farmaci. Alcuni farmaci, se assunti in determinati momenti del giorno, funzionano meglio. Quanto all’influenza del pasto: gli alimenti possono aumentare o diminuire l’assorbimento dei farmaci e migliorare la tolleranza gastrica.

Spesso l’informazione sul momento della giornata in cui è meglio assumere un farmaco è limitata o non aggiornata (anche se bisogna aggiungere che il medico curante è quasi sempre in grado di fornire indicazioni a riguardo). Solo per poche medicine viene specificato il particolare momento della giornata più adatto per l’assunzione: ma aggiungere questa informazione può aiutare il paziente. In alcuni casi si possono evitare eventi avversi: ad esempio i bifosfonati presi al mattino limitano le ulcerazioni esofagee, mentre i sedativi presi alla sera evitano la sedazione durante il giorno.

Alcune malattie presentano variazioni d’intensità e di sintomi durante il giorno, la pressione del sangue può cambiare, diminuendo durante la notte. A questo proposito si stanno facendo studi cosiddetti di cronoterapia, cioè di adeguamento della terapia ai ritmi circadiani individuali per migliorare l’efficacia ed evitare danni.

Questo vale ad esempio per i corticosteroidi: il rilascio del cortisolo da parte della corteccia surrenale segue infatti un ritmo circadiano. Mentre per famaci come gli antipertensivi sono in corso studi che confrontano l’effetto di dosaggi notturni con quello di dosaggi al mattino.

Per l’effetto del cibo sulla terapia, raccomandazioni specifiche per l’assunzione di farmaci in relazione al cibo sono disponibili per circa il 40% dei farmaci più comuni. L’effetto del cibo sull’assorbimento del farmaco è studiato durante lo sviluppo del farmaco ma non tutti gli effetti osservati sono rilevanti da un punto di vista clinico.

Correlare l’assunzione di un farmaco con l’orario dei pasti può essere utile anche per ricordarsi di prendere una medicina.

Quando si deve prendere una medicina i fattori da considerare sono:

  • L’assorbimento del farmaco sarà diminuito o aumentato dal cibo?
  • Il farmaco sarà più efficace se preso con o senza cibo?
  • Il farmaco sarà meglio tollerato se preso insieme o subito dopo il pasto?


Gli autori danno alcuni consigli:

  • Prendere il farmaco almeno 30 minuti prima di mangiare se l’assorbimento è limitato dal cibo, in caso contrario il farmaco deve essere assunto con il cibo o subito dopo;
  • Se invece l’assorbimento è limitato dal cibo ma la tolleranza è un problema, allora è possibile prendere il farmaco durante i pasti;
  • Per alcuni farmaci è essenziale l’assunzione durante i pasti per incrementare l’effetto terapeutico;
  • Invece per minimizzare i problemi gastrointestinali, compresi nausea e vomito, è meglio assumere i farmaci durante o subito dopo i pasti, es. azatioprina, corticosteroidi, eritromicina etil succinato, metformina, metronidazolo;


In seguito saranno considerate alcune particolari categorie di farmaci.
(continua)

A cura della Redazione scientifica.

  1. Grannell L. When should I take my medicines? Aust Prescr 2019;42:86–9.



Aggiornato il 29 ott 2019  -  Centro Studi GISED  P.I. 02274270988 | Condizioni d'uso    Privacy    Credits

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