Centro Studi GISED


Vai ai contenuti
Cambia lingua  IT EN

Pillole di Dermatologia

Clicca il neo/LILT

Pubblicata il 20/4/2021


cliccailneo/liltDal 15 aprile 2021 il progetto Clicca il Neo inizia una nuova fase che vede la partecipazione attiva di alcune sedi provinciali della LILT.

La LILT e il Centro Studi GISED continuano così la loro collaborazione, iniziata nel 2015 con il progetto
Clicca il neo, che nasceva (con il patrocinio dell'ATS Bergamo e il finanziamento della Fondazione Credito Bergamasco) con l'intento di favorire la promozione e la messa a disposizione nella provincia di Bergamo di un app denominata Clicca il neo.

Perchè nasce il progetto Clicca il Neo?

Gli obiettivi primari sono:

  • educare gli individui all'auto-esame della pelle e stimolarli al riconoscimento precoce del melanoma
  • dare la possibilità di utilizzare l'app Clicca il neo per inviare immagini di lesioni cutanee da valutare
  • poter ricevere da personale esperto una prima valutazione del rischio associato alle lesioni inviate, in tempi rapidi e gratuitamente


Dopo una prima fase di validazione dell'
app, il programma è rimasto attivo nella provincia di Bergamo dove sono state raccolte (al 18 agosto 2020) 4079 immagini su oltre 3500 soggetti ed è stato attivato nella provincia di Vicenza, in collaborazione con l'Azienda ULSS8 Berica, con la raccolta (al 18 agosto 2020) di 4124 immagini da oltre 3700 soggetti.
I melanomi diagnosticati sono stimati essere circa il 2% delle lesioni valutate.

Il nuovo progetto

Il nuovo progetto Clicca il Neo/LILT vuole continuare l'attività in corso, sia aumentando il numero di province interessate che ponendo una particolare attenzione ai soggetti anziani, potenzialmente più difficili da raggiungere e più fragili rispetto al resto della popolazione.

Il progetto avrà una durata di due anni e vedrà la partecipazione di 5 sedi LILT nelle province di Bergamo, Como, Benevento, Vicenza e Milano che saranno impegnate nella promozione dell'
app nella popolazione residente, con particolare attenzione alle persone anziane.

Per le sedi di
Bergamo, Vicenza, Como e Benevento alcuni dermatologi, dopo uno specifico percorso di formazione, potranno ricevere le immagini inviate attraverso l'app Clicca il neo e dare la loro valutazione del rischio di melanoma per le lesioni inviate dagli utenti.

L'
app Clicca il neo può essere usata liberamente dagli utenti maggiorenni residenti nelle province partecipanti permettendo a tutti di tenere sotto controllo la propria pelle, osservando in particolare nei che cambiano forma, colore, dimensioni, che appaiono improvvisamente, che danno prurito o altro. La valutazione delle immagini è accompagnata dalla compilazione di un questionario che permette di migliorare il giudizio aggiungendo informazioni utili.

Un calcolatore per tutti

Tutti gli utenti, anche quelli fuori dalle province interessate, potranno usare un nuovo calcolatore che integra le funzioni dell'app e può essere usato da chiunque abbia scaricato l'app: è il calcolatore Ca.R.Me, il calcolatore del rischio di Melanoma. Compilando un semplice questionario, l'algoritmo sviluppato dal Centro Studi Gised valuterà alcune caratteristiche individuali (sesso, età, area geografica, peso, altezza, colore degli occhi e dei capelli, numero di nei, numero di scottature solari importanti) è darà un punteggio che indica il rischio assoluto di sviluppare un melanoma nell'arco di 5 anni.

Partecipare è importante

Le sedi LILT coinvolte e il Centro Studi GISED invitano a prendere parte a questo progetto. L'app Clicca il Neo è un esempio di teledermatologia, facilmente utilizzabile e rappresenta uno strumento educativo per migliorare la salute degli utenti.

Semplicemente scaricando l'
app è possibile conoscere meglio la propria pelle, imparare a tenerla sotto controllo, individuare precocemente un possibile melanoma, ricevere un suggerimento diagnostico da medici esperti, calcolare in maniera autonoma il proprio rischio di melanoma.

L'
app è liberamente scaricabile sui propri smartphone sia per sistemi iOS che Android.

A cura della Redazione scientifica.



COVID-19_News/1

Pubblicata il 20/4/2021


covid news
Una rubrica che raccoglie notizie sulla COVID-19: effetti sulla pelle, vaccini e altro.

Dermatite atopica e vaccini

ETFAD

La ETFAD (European Task Force on Atopic Dermatitis) ha condiviso la sua posizione in merito alla vaccinazione contro COVID-19 in pazienti con dermatite atopica (1).

  • La dermatite atopica non è una controindicazione per la vaccinazione.
  • Non è chiaro ancora se la vaccinazione possa causare un peggioramento della dermatite atopica ma la cosa non sembra molto probabile.
  • In generale il rapporto rischi-benefici è a favore della vaccinazione contro il rischio di infezione da SARS-CoV-2.


Non ci sono evidenze per raccomandare una interruzione dei trattamenti in corso prima o dopo la vaccinazione. I medici possono comunque decidere di interrompere i trattamenti immunosoppressivi in via temporanea, per una settimana dopo la vaccinazione per JAK inibitori e ciclosporina, per due settimane dopo la vaccinazione per metotrexate e azatioprina, per favorire la risposta al vaccino. In alternativa possono decidere di ridurre le dosi dei farmaci.

La task force consiglia in ogni caso di seguire le linee guida delle autorità nazionali sanitarie. Per i pazienti in terapia immunosoppressiva sarà necessario un approccio caso per caso. Viene consigliato un intervallo di almeno 3 settimane tra le due dosi del vaccino.

Viene inoltre raccomandata la registrazione dei pazienti con dermatite atopica e COVID-19 al registro SECURE-AD.

Società tedesca di dermatologia

Anche la Società tedesca di dermatologia (DDG) raccomanda la vaccinazione in soggetti immunosoppressi o che sono trattati con terapie immunomodulanti. I tre vaccini attualmente approvati in Europa e in Italia non contengono virus vivo e sono quindi raccomandabili anche in condizioni di immunosoppressione. Al momento non ci sono studi clinici specifici per i tre vaccini in soggetti immunocompromessi e può esserci la possibilità che eventuali terapie in corso possano ridurre l'efficacia dei vaccini: è quindi necessario valutare caso per caso in modo da garantire il massimo successo per la vaccinazione.

SIDeMaST

La Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse raccomanda le vaccinazioni tranne che nei casi in cui siano presenti controindicazioni importanti come allergie ai costituenti dei vaccini (vedi qui).


Reazioni cutanee dei vaccini

Durante gli studi clinici, condotti prima della approvazione dei vaccini contro la COVID-19, sono stati segnalati effetti locali a livello della pelle come dolore, eritema, gonfiore, linfoadenopatia (2).

Durante la fase 3 dello studio clinico del vaccino mRNA-1273 (Moderna), reazioni al sito di iniezione erano osservate nell'84.2% dei partecipanti, dopo la prima dose. Venivano osservate anche reazioni ritardate nello 0.8% dopo la prima dose, e nello 0.2% dopo la seconda dose. Si trattava di eritema, indurimento e indolenzimento che tendevano a scomparire dopo alcuni giorni.

Successivamente in una lettera al NEJM sono state segnalate reazioni ritardate più ampie allo stesso vaccino, che comparivano in media 8 giorni dopo la prima dose: si trattava di placche di varia ampiezza che in 5 casi su 12 avevano un diametro > di 10 cm. Tutti i pazienti ricevevano la seconda dose ed in tre pazienti ricomparivano le stesse placche anche se di dimensioni inferiori (3).


Reazioni allergiche

Dopo l'approvazione è aumentato enormemente il numero di soggetti che hanno usato i vaccini e sono stati segnalati alcuni rarissimi casi di gravi reazioni allergiche. Le reazioni allergiche ai vaccini in genere sono rarissime ma è noto che alcuni componenti possono dare allergie.

Tra i componenti dei vaccini a mRNA il più probabile colpevole delle reazioni allergiche sarebbe il PEG (PoliEtileneGlicole) un composto usato come additivo nei cosmetici, farmaci e nel cibo e che in alcuni casi è considerato causa di reazioni allergiche. Il PEG viene usato nei vaccini a mRNA per aumentare la solubilità delle nanoparticelle lipidiche che avvolgono l'mRNA (4).

Sulla rivista JAMA sono stati pubblicati i risultati di uno studio condotto su 60.000 dipendenti del Mass General Brigham, una struttura ospedaliera e sanitaria non-profit con sede a Boston negli Stati Uniti. Ai dipendenti che avevano ricevuto la loro prima dose di vaccino a mRNA (Moderna o Pfizer-BioNTech) era richiesto di segnalare la comparsa di sintomi da reazioni allergiche, come prurito, rash, orticaria, gonfiore e sintomi respiratori.

Reazioni allergiche acute erano riportate da 1365 dipendenti (2,10%), più frequentemente con il vaccino Moderna che con l'altro vaccino. Reazioni anafilattiche erano confermate in 16 dipendenti di cui 10 con una precedente storia di allergia e 5 con storia di anafilassi. Solo uno richiedeva cure intensive. In generale il rischio complessivo di anafilassi era considerato basso (5).

La raccomandazione è quella di evitare le vaccinazioni nei soggetti con nota allergia ai componenti dei vaccini, mentre, se ci sono state precedenti reazioni allergiche, le somministrazioni devono essere valutate caso per caso e comunque eseguite in ambienti dove sia possibile gestire eventuali reazioni gravi.

A cura della Redazione scientifica.

  1. Thyssen JP, Vestergaard C, Barbarot S, et al. European Task Force on Atopic Dermatitis: position on vaccination of adult patients with atopic dermatitis against COVID-19 (SARS-CoV-2) being treated with systemic medication and biologics. J Eur Acad Dermatol Venereol. 2021 Feb 15. Epub ahead of print.
  2. Pulsipher KJ, Presley CL, Waller JD, et al. Coronavirus Vaccination Adverse Reactions and the Role of the Dermatologist. J Drugs Dermatol. 2021;20:351-352.
  3. Blumenthal KG, Freeman EE, Saff RR, et al. Delayed Large Local Reactions to mRNA-1273 Vaccine against SARS-CoV-2. N Engl J Med. 2021 Mar 3: NEJMc2102131. Epub ahead of print.
  4. Klimek L, Novak N, Hamelmann E, et al. Severe allergic reactions after COVID-19 vaccination with the Pfizer/BioNTech vaccine in Great Britain and USA: Position statement of the German Allergy Societies: Medical Association of German Allergologists (AeDA), German Society for Allergology and Clinical Immunology (DGAKI) and Society for Pediatric Allergology and Environmental Medicine (GPA). Allergo J Int. 2021 Feb 24:1-5. Epub ahead of print.
  5. Blumenthal KG, Robinson LB, Camargo CA Jr, et al. Acute Allergic Reactions to mRNA COVID-19 Vaccines. JAMA. 2021 Mar 8. Epub ahead of print.


Cosmetici antichi

Pubblicata il 20/4/2021


cosmetici antichiDal termine greco κοσμεω (adornare) deriva la parola "cosmetico", tutto quello che da secoli donne e uomini utilizzano per migliorare il proprio aspetto. Attualmente si stima che l'industria cosmetica nel 2023 potrebbe valere oltre 800 miliardi di dollari americani, senza contare l'importanza che questi prodotti hanno nella vita quotidiana di tante persone.

Ma cosa sappiamo sulla composizione dei cosmetici nell'antichità? Gli scavi archeologici hanno portato alla luce residui di possibili cosmetici la cui composizione fisico-chimica è stata analizzata utilizzando varie tecniche analitiche. Finora questi studi erano limitati al Nord-Africa e all'Europa, ma in un recente scavo condotto in Cina è stato ritrovato un vaso di bronzo con un coperchio, al cui interno era presente un residuo probabilmente di uso cosmetico.

Il vaso, piccolo e con decorazioni all'esterno, era in una tomba appartenente ad un uomo della classe aristocratica. La tomba risale alla cosiddetta epoca della Primavera e dell'Autunno (770-746 a.C.) ed era localizzata nella città di LiuJiawa nel nord della Cina, capitale dello stato Rui.

L'analisi del contenuto, eseguita utilizzando differenti tecniche e strumenti, ha dimostrato che il residuo era costituito da grasso animale mescolato con monoidrocalcite derivante da una stalattite bianca detta pietra di monte o "moonmilk", e che probabilmente era usato come crema cosmetica per il viso da un uomo nobile che viveva nello stato di Rui, in Cina.

Questo ritrovamento simile ad altri ritrovati in tombe di personaggi nobili indica che al tempo, circa 2700 anni fa, era presente in Cina una industria cosmetica attiva (1,2).

A cura della Redazione scientifica.

  1. Han, B., Chong, J., Sun, Z., et al. The rise of the cosmetic industry in ancient China: insights from a 2,700-year-old face cream. Archaeometry, 01 February 2021
  2. https://www.nature.com/articles/d41586-021-00346-y


Salute dei capelli: servono davvero gli integratori? (2)

Pubblicata il 6/4/2021


salute capelli
Derivati vegetali

Olio di semi di zucca

L'olio di semi di zucca è diventato sempre più popolare nel mondo della medicina alternativa. dopo che alcuni studi clinici avevano mostrato una sua attività come antidiabetico, antibatterico, antiossidante e antiinfiammatorio.

L'olio risulta ricco di elementi come zinzo, ferro, potassio, selenio, magnesio e calcio. Inoltre presenta attività antiandrogenetica e questo, in teoria, lo renderebbe un trattamento utile per l'alopecia androgenetica. In uno studio clinico randomizzato a pazienti con alopecia androgenetica erano somministrati 400mg di olio di semi di zucca per via orale. Gli effetti sui capelli, numero e diametro dei capelli, erano valutati all'inizio e dopo 24 settimane, mediante fototricografia, evidenziando un signicativo aumento del numero di capelli nel gruppo attivo. La presenza di altri ingredienti nell'integratore rende però incerta la valutazione dell'esatto effetto dell'olio di semi di zucca.

Saw palmetto: estratto di Serenoa repens

L'estratto di Saw palmetto (palma nana) è uno degli oli più costosi, tra i prodotti del cosiddetto "health food" o cibo salutare. È un inibitore naturale dell'enzima 5-alfa reduttasi e viene usato per il trattamento della iperplasia prostatica: rappresenta quindi un altro trattamento considerato utile per l'alopecia androgenetica. In due studi clinici l'uso di questo estratto ha mostrato una certa efficacia in pazienti con alopecia androgenetica mostrando un aumento della crescita dei capelli. Non ci sono però studi clinici che valutino l'estratto in altre condizioni che determinano perdita di capelli.

Aswagandha: Withania somnifera

L'aswagandha o ginger indiano è un antiossidante e adattogeno vegetale molto importante nella medicina ayurvedica. Sono definite adattogene le erbe che aiutano a mantenere l'omeostasi del corpo attraverso una forte risposta allo stress, uno dei fattori alla base della perdita dei capelli. Studi su animali e in vitro hanno mostrato che sostanze che mediano lo stress hanno la capacità di inibire la crescita dei capelli in follicoli piliferi umani.

In alcuni studi clinici l'integrazione con
aswagandha orale ha mostrato effetti positivi contro lo stress e determinato aumento dei livelli di testosterone nei partecipanti maschi.

Ci sarebbe poi la rivendicazione di un effetto favorevole sulla crescita dei capelli in seguito all'induzione dell'enzima ossido nitrico sintasi endoteliale, che determinerebbe aumento del flusso sanguigno e aumento di sostanze nutritive e ossigeno allo scalpo. Ma non ci sono studi clinici che valutino l'effetto della sostanza sulla crescita dei capelli.

Curcumina: Curcuma longa

La curcumina, estratta dalla pianta della curcuma, è usata da secoli nella medicina ayurvedica ed è ampiamente usata in occidente come antiinfiammatorio. Inoltre presenta attività antiossidanti, antimicrobiche, antineoplastiche, antidiabetiche e cardioprotettive. Si pensa che come antiinfiammatorio e antiossidante possa contrastare la perdita di capelli promuovendone la crescita.

Studi
in vitro hanno mostrato attività antiandrogenetica per cui la curcumina potrebbe essere utile nel trattamento dell'alopecia androgenetica, anche se non ci sono studi clinici specifici.
Da segnalare che la curcumina, assunta per via orale, è rapidamente metabolizzata e poco assorbita: per aumentarne la biodisponibilità deve essere assunta con la piperidina, presente nel pepe nero. Secondo alcuni studi la biodisponibilità potrebbe aumentare del 154% se assunta insieme alla piperidina.

Capsaicina

È il composto responsabile della piccantezza dei peperoncini. Creme a base di capsaicina sono usate da tempo nel trattamento del dolore neuropatico e muscoloscheletrico, mentre la forma orale mostra proprietà antiossidanti, migliora il metabolismo, riduce l'insulino resistenza e migliora la salute cardiovascolare.
Un miglioramento nel vello e nella crescita di capelli non cosmetica era misurata in uno studio clinico che paragonava gli effetti della capsaicina topica e del clobetasolo in pazienti con alopecia androgenetica, ma non risultavano differenze significative nei capelli da un punto di vista cosmetologico. Non ci sono studi per valutare gli effetti della capsaicina orale da sola sulla crescita dei capelli, mentre uno studio in cui la capsaicina orale era usata insieme all'isoflavone mostrava una significativa crescita di capelli in pazienti con alopecia.

Equiseto (coda di cavallo)

L'equiseto è una pianta erbacea usata da tempo per le sue proprietà antiinfiammatorie, antiossidanti e antimicrobiche che inoltre in vitro mostra attività inibitoria verso l'enzima 5 alfa reduttasi, e può quindi prevenire la perdita dei capelli. La pianta ha un'alta concentrazione di silicio, minerale importante per la sintesi di collagene. Uno studio clinico valutava gli effetti di acido ortosilicilico sui capelli e le unghie in donne con pelle fotoinvecchiata. Dopo 20 settimane si osservava un miglioramento nel gruppo attivo rispetto al placebo. In un altro studio era valutato l'effetto dell'acido ortosilicilico orale sulla morfologia e la forza di tensione dei capelli in donne con capelli sottili. Dopo nove mesi i capelli del gruppo trattato erano più spessi. In generale c'è una certa evidenza che l'uso di estratto di equiseto assunto per via orale possa migliorare la pelle e i capelli. Sono comunque necessari altri studi per valutare l'appropriato uso del prodotto.

Molti degli integratori usati sono considerati alimenti e non farmaci e di conseguenza non sono regolati dalle principali agenzie di controllo, come la FDA, per cui è importante che siano condotti studi clinici controllati per valutare l'efficacia e la sicurezza degli ingredienti presenti negli integratori orali. Per alcune sostanze come vitamina A e D, biotina, niacina e selenio, al momento, non ci sono evidenze sulla loro efficacia, come integratori orali, sulla caduta dei capelli. Per vitamina C e ferro ci sono deboli evidenze di efficacia in persone con carenza di ferro. Così ci sono deboli evidenze che vitamina E e zinco possano essere efficaci in casi di perdita di capelli. Per quanto riguarda gli integratori di origine vegetale non ci sono evidenze di efficacia per
ashwagandha, curcumina e capsaicina in caso di perdita di capelli, mentre piccoli studi sostengono l'uso di olio di semi di zucca e della palma nana (saw palmetto) nel trattamento dell'alopecia. androgenetica. Si osserva anche una moderata efficacia per l'uso di equiseto come trattamento complementare per migliorare la salute della pelle e dei capelli.

Nella maggior parte dei casi la scelta di un integratore o l'altro nasce da valutazioni personali, consigli di amici o recensioni lette in rete o su riviste, mentre sarebbero necessari più studi controllati sia per i pazienti che per i dermatologi a cui vengono chiesti consigli per la salute dei capelli (1).

A cura della Redazione scientifica.

  1. Adelman MJ, Bedford LM, Potts GA. Clinical efficacy of popular oral hair growth supplement ingredients. Int J Dermatol. 2020 Dec 9.


COVID-19 e terapie oncologiche

Pubblicata il 6/4/2021


covid terapie oncologichePer calcolare il tasso di infezione da SARS-CoV-2 nei pazienti che avevano ricevuto una terapia antitumorale sono stati considerati i pazienti trattati in 118 Unità Oncologiche Mediche affiliate al CIPOMO (Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri): in particolare per ogni centro erano registrati i dati per i pazienti che avevano ricevuto almeno un trattamento anticancro tra il 15 gennaio e il 4 maggio 2020.

In totale i pazienti erano 59.989 e di questi 406 sviluppavano la malattia COVID-19 con test RT-PCR positivo. L'età media era di 68 anni: la maggior parte era sintomatica e 314 richiedevano ricovero in ospedale. Il tipo di tumore più comune era quello polmonare ed il trattamento più comune quello chemioterapico. Il tasso d'infezione era più alto rispetto a quello della popolazione italiana generale nello stesso periodo e variava in rapporto alle aree geografiche considerate: il valore medio era di 0.68%, quindi sotto l'1%, anche nelle zone dove la diffusione del virus era alta.

In particolare il tasso d'infezione era dello 0.96% nell'Italia settentrionale, dello 0.32 nell'Italia Centrale e dello 0.13% nell'Italia meridionale e nelle Isole.

Il rischio di contrarre il virus sembra quindi più alto nei pazienti sottoposti a trattamenti antitumorali ma questo potrebbe dipendere anche da altri fattori come l'età dei pazienti considerati e la possibile maggiore esposizione al virus in ambiente ospedaliero, dove ci si reca per ricevere la chemioterapia.

Secondo gli autori dello studio il tasso d'infezione comunque inferiore all'1% non è in contrasto con la continuazione delle terapie oncologiche (1).

A cura della Redazione scientifica.

  1. Aschele C, Negru ME, Pastorino A, et al. Incidence of SARS-CoV-2 Infection Among Patients Undergoing Active Antitumor Treatment in Italy. JAMA Oncol. 2021;7:304-306.



Aggiornato il 03 mag 2021  -  Centro Studi GISED  P.I. 02274270988 | Condizioni d'uso    Privacy    Credits

Torna ai contenuti | Torna al menu
Facebook Twitter LinkedIn Email