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Pillole di Dermatologia

Diete "da fame" e tumori

Pubblicata il 30/11/2020


dieta e tumoriMolti studi affermano che tra il 30 e il 50% delle morti da cancro potrebbero essere evitate facendo attenzione ai fattori di rischio, ad esempio riducendo il consumo di alcool, evitando il fumo, cercando di non ingrassare, facendo regolarmente esercizio fisico e tenendo sotto controllo fattori correlati alle infezioni.

Si è visto che, nelle nazioni occidentali, la dieta svolge un ruolo importante nello sviluppo di molti tumori. Il grasso eccessivo, dovuto al consumo di cibi poco salutari, ed uno stile di vita sedentario, aumentano il rischio di ammalarsi di cancro. I cambiamenti metabolici dovuti agli eccessi di cibo sono associati ad aumentato stress ossidativo, insulino-resistenza, infiammazione e modifiche nei livelli degli ormoni e dei fattori di crescita coinvolti nella patogenesi del cancro.

Se mangiare troppo e male è dannoso allora un modo per ridurre il rischio di cancro potrebbe essere quello di alimentarsi in modo più salutare: alto consumo di alimenti a base vegetale (verdure, cereali integrali, legumi, frutta) e limitato consumo di grassi animali, carne e latticini.

In questo modo si ridurrebbe il rischio per alcuni di tumori come quello del colon, polmone, della bocca, dell'esofago e dello stomaco. Oltre alla prevenzione, una giusta alimentazione potrebbe svolgere un ruolo anche nel trattamento del cancro. Rispetto alle terapie tradizionali e a quelle più recenti, gli approcci dietetici proteggono le cellule normali dagli effetti della chemioterapia, radioterapia ed altro ed intensificano la loro efficacia, generando un ambiente ostile alle cellule tumorali.

Di recente alcuni studi hanno messo in evidenza che interventi nutrizionali, come digiuno ciclico e dieta mima-digiuno (FMD), possono promuovere la protezione di topi e, potenzialmente, di esseri umani, dagli effetti dannosi della chemioterapia e intensificare la morte di cellule tumorali, utilizzando il loro metabolismo alterato e la loro insensibilità ai segnali contro la crescita.

Il metabolismo alterato delle cellule tumorali determina un alto consumo di glucosio e può portare le cellule ad adottare vie alternative per produrre specie reattive all'ossigeno (ROS) che, a loro volta, possono dare mutazioni genetiche che si accumulano in geni particolari, gli oncogeni. Tali mutazioni attivano in maniera continua vie di proliferazione correlate ai fattori di crescita.

Al contrario, l'insensibilità ai segnali che inibiscono la crescita è dovuta a mutazioni "loss-of-function" in geni soppressori tumorali: queste mutazioni favoriscono la tumorigenesi.

Le cellule tumorali presentano una varietà di alterazioni e mutazioni che le rendono sensibili a cambiamenti nei fattori di crescita e nei nutrienti, in caso di condizioni alimentari estreme come digiuno o certe diete chetogeniche.

Studi comparativi indicano che differenti organismi (lieviti, batteri, vermi, mosche, topi) sono in grado di adattarsi e sopravvivere in condizioni di mancanza di cibo.

I lieviti, ad esempio, passando da un terreno con glucosio o etanolo a sola acqua diventano più resistenti a molteplici tipi di stress e vivono più a lungo. Allo stesso modo le cellule di mammifero, se soggette a digiuno, bloccano le loro divisioni ed utilizzano le poche risorse per proteggersi dai danni esterni.

Tuttavia sia nei lieviti che nei mammiferi l'attivazione di alcune oncoproteine può bloccare l'entrata in questa fase protettiva, un effetto indicato come Differential Stress Resistance (DSR).

Studi in vivo mostrano che periodi di digiuno di 48-72 ore proteggono i topi da dosi letali di doxorubicina ed etoposide, chemioterapici che possono indurre ampia tossicità. Questa Short Term Starvation (STS) sembra promuovere la protezione di cellule staminali ematopoietiche e contrastare i danni al DNA indotti dalla chemioterapia.

Nello stesso tempo il digiuno potrebbe funzionare come la chemioterapia nel distruggere le cellule tumorali e rendere la chemioterapia stessa più efficace contro vari tipi di tumore, si parla in questo caso di Differential Stress Sensitization (DSS). I meccanismi alla base di questo comportamento non sono molto noti ma potrebbero derivare dalla incapacità delle cellule tumorali di adattarsi ad ambienti complessi.

Studi condotti in topi con melanoma, glioma e cancro del seno mostrano che cicli di digiuno ritardano la progressione dei tumori e incrementano l'efficacia di alcuni farmaci contro gli stessi.

Gli approcci dietetici studiati al momento comprendono: il digiuno vero e proprio, astinenza da cibo e bevande, ad eccezione dell'acqua, per almeno 48 ore, che però molti trovano difficile da completare, e la cosiddetta Dieta Mima Digiuno (FMD), che consiste nel ridurre progressivamente le calorie ingerite con l'alimentazione (in un intervallo tra 300 e 1100 kcalorie), per alcuni giorni, spesso prima di un ciclo di chemioterapia. Questo regime con poche calorie, poche proteine, pochi carboidrati, mima gli effetti del digiuno completo inducendo riduzione dei livelli di glucosio e IGF-1. Il paziente sottoposto a FMD riceve, oltre all'acqua, piccole quantità di brodi vegetali, zuppe, succhi, barrette di noci, infusi di erbe e integratori di micronutrienti.

Al momento sono in corso studi clinici su esseri umani con tumori come melanoma metastatico e tumore del seno per valutare l'effetto di brevi periodi di digiuno o dieta mima digiuno, in combinazione alla chemioterapia, sugli eventi avversi da chemioterapia e in generale sulla possibile efficacia terapeutica di queste combinazioni (1-3).

Si tratta di studi clinici iniziali, i cui risultati sono ancora preliminari e da confermare. Il consiglio è naturalmente quello di seguire le indicazioni di medici e nutrizionisti esperti prima di intraprendere qualsiasi tipo di dieta.

A cura della Redazione scientifica.

  1. Buono R, Longo VD. Starvation, Stress Resistance, and Cancer. Trends Endocrinol Metab. 2018;29:271-280.
  2. Nencioni, A., Caffa, I., Cortellino, S. et al. Fasting and cancer: molecular mechanisms and clinical application. Nat Rev Cancer 18, 707-719 (2018).
  3. de Groot S, Lugtenberg RT, Cohen D, et al. Fasting mimicking diet as an adjunct to neoadjuvant chemotherapy for breast cancer in the multicentre randomized phase 2 DIRECT trial. Nat Commun. 2020 Jun 23;11(1):3083.

Un mistero non risolto

Pubblicata il 30/11/2020


misteroNel 2012 avevamo parlato di una misteriosa malattia della pelle che le autorità sanitarie del Vietnam avevano segnalato nella regione di Quang Ngai, e per la quale avevano chiesto l'intervento dell'OMS. In seguito ci sono state segnalazioni di casi simili in altre zone del Vietnam, l'ultima risalirebbe al 2018: un ragazzino di 13 anni con lesioni su mani e piedi, alterazione degli enzimi epatici, setticemia, morto dopo una settimana dal ricovero in ospedale. Secondo le fonti giornalistiche le morti dal 2011 sarebbero 26 e la malattia sembrerebbe colpire giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni. Tra le ultime ipotesi fatte per spiegare l'origine di questa malattia una possibile causa potrebbe essere la presenza di aflatossine nel riso, alimento ampiamente utilizzato dalla popolazione vietnamita. Le autorità sanitarie hanno quindi consigliato di non mangiare riso vecchio e di pulire le abitazioni per eliminare il fungo tossico che produce le aflatossine (vedi qui).

La aflatossine sono micotossine, cioè tossine prodotte da funghi, in particolare dall'
Aspergillus flavus da cui deriva il nome. Sono presenti in derrate alimentari o mangimi contaminati dal fungo. Gli alimenti più colpiti possono essere i cereali e i loro derivati, semi di arachidi e di girasole, frutta secca, legumi, spezie, caffè e cacao. Possono essere dannose per la salute umana e animale a livello del sistema digestivo, urinario, immunitario e riproduttivo. Tra le aflatossine la più nociva è l'aflatossina B1 (AFB1). Questa tossina è la più potente tra tutte le aflatossine ed ha effetti teratogeni, mutageni e carcinogeni a livello del fegato: la IARC la classifica come carcinogeno umano di categoria I. In genere gli studi sono effettuati somministrando la tossina per via orale ma poco si sa sugli effetti della tossina per via cutanea.

Il possibile passaggio della tossina attraverso la cute è importante soprattutto nelle nazioni in via di sviluppo, dove il lavoro manuale in agricoltura è utilizzato sia prima che dopo il raccolto. Oppure nelle industrie dove vengono confezionate le arachidi e si richiede la separazione manuale delle arachidi contaminate da aflatossine.

Nel 2006 uno studio condotto su topi, utilizzando l'aflatossina B1, evidenziava lo sviluppo di tumori della pelle, quando la tossina era applicata come iniziatore tumorale seguita da applicazione di TPA fino a 24 settimane: dopo circa 13 settimane si sviluppavano dei carcinomi squamocellulari mentre nessun tumore si sviluppava se la tossina era usata da sola come completo carcinogeno o come promotore tumorale. Lesioni preneoplastiche erano visibili a livello del fegato (1,2).

In generale le aflatossine sono cancerogene e hanno come principale organo bersaglio il fegato. Per prevenire i danni da assunzione di aflatossine con gli alimenti non basta cuocere gli stessi, perchè le tossine sono resistenti al calore. La principale misura preventiva consiste nel controllo delle derrate alimentari per eliminare qualunque contaminazione fungina, sia durante il raccolto che durante la conservazione degli alimenti, evitando successive possibili contaminazioni da contatto. Il consumatore deve fare attenzione a non assumere alimenti che presentano muffe (cereali, frutta secca etc.) o spezie conservate da lungo tempo (vedi qui).

A cura della Redazione scientifica.

  1. Rastogi S, Dogra RK, Khanna SK, et al. Skin tumorigenic potential of aflatoxin B1 in mice. Food Chem Toxicol. 2006;44:670-7.
  2. Doi K, Uetsuka K. Mechanisms of Mycotoxin-induced Dermal Toxicity and Tumorigenesis Through Oxidative Stress-related Pathways. J Toxicol Pathol. 2014;27:1-10.


#journalnews_31

Pubblicata il 30/11/2020


journalnewsBrevi notizie dalle riviste scientifiche e dalla rete:



  • Un gruppo di scienziati delle RMIT University in Australia ha creato una pelle sensibile a stimoli esterni come calore, pressione e dolore. Si tratta di una pelle artificiale che consiste di una pellicola di silicone biocompatibile, ricoperta da uno strato di ossido di vanadio, in grado di produrre corrente quando esposta al calore, e al cui interno sono inseriti dei sensori di pressione in grado di inviare segnali elettrici. Per ora è solo un prototipo ma in futuro potrebbe avere usi diversi come sostituire o migliorare la pelle umana o sviluppare umanoidi più realistici. Se ne parla in https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/aisy.202000094


  • Sempre a proposito di recettori per stimoli esterni, una recente pubblicazione della rivista Cell mostra che i polpi presentano sui loro tentacoli file di ventose, ognuna delle quali può agire da papilla gustativa. I polpi scelgono il loro cibo dopo averlo toccato con le ventose, distinguendo gli oggetti inanimati dalle possibili prede. Le ventose sono dotate di chemorecettori particolari che rispondono a specifiche molecole (terpenoidi), rilasciate da molti invertebrati marini per difendersi: in seguito dai recettori parte un segnale elettrico che raggiunge il sistema nervoso del polpo fornendo informazioni chimiche e tattili. Se ne parla in https://phys.org/news/2020-10-octopus-suckers.html


  • Le cosiddette skin-NTDs, skin-Neglected Tropical Diseases, comprendono malattie della pelle come ulcera di Buruli, leismaniosi cutanea, leismaniosi azar post-kala, lebbra, filariosi linfatica, micetoma, oncocerchiasi, scabbia, framboesia e malattie fungine. Nel 2018 la WHO aveva preparato una guida con immagini per addestrare personale sanitario e popolazione al riconoscimento di queste malattie. Lo scorso luglio il Dipartimento di controllo delle NTDs ha trasformato questa guida in una applicazione per smartphone, liberamente utilizzabile, che permette anche lo scambio di informazioni mediante una chat. Se ne parla in https://www.who.int/news/item/16-07-2020-neglected-tropical-diseases-of-the-skin-who-launches-mobile-application-to-facilitate-diagnosis


A cura della Redazione scientifica.






Meeting GISED: spunti e parole chiave

Pubblicata il 13/11/2020


gisedLa XXXIII edizione del Meeting GISED - "
GISED 33-Dermatologia: il futuro oltre la pandemia. Primo virtual meeting GISED al compimento del 33° anno di vita" - si è appena conclusa, ma rimangono aperti i temi affrontati e le riflessioni fatte dai relatori e dagli attenti partecipanti.

Viviamo un periodo carico di incertezze per il presente e paure per il futuro: la pandemia da coronavirus sembra riprendere vigore ma è sempre attivo l'impegno dei ricercatori nei laboratori e dei medici che vivono in prima persona i problemi clinici correlati al virus e non solo.

La realtà del presente e il possibile futuro della ricerca clinica in campo dermatologico hanno fatto da sfondo alle relazioni di medici ed esperti che hanno partecipato al meeting. In breve vogliamo raccontare quello che è stato detto nelle relazioni del mattino, che hanno affrontato differenti aspetti del rapporto tra infezione da SARS-CoV-2 e malattie dermatologiche, e in quelle del pomeriggio, dedicate a metodi e progetti, oltre la pandemia, e trarre da ognuna delle parole chiave da tener presenti come spunto per ulteriori riflessioni.


PROGRAMMA SCIENTIFICO SESSIONE DEL MATTINO ECM

La pandemia sulla pelle (moderatore: Cesare Massone)

Ignacio Garcia-Doval - COVID-19 and Dermatology. The Spanish experience

Il meeting è stato aperto dalla testimonianza del Dr. Ignazio Garcia-Doval che ha tracciato un emozionante quadro del modo in cui la dermatologia spagnola ha affrontato (e ancora affronta) gli effetti della pandemia. Molte le analogie con la situazione italiana: dermatologi inviati in altri reparti, difficoltà a visitare i malati, rinvio delle visite, uso dei dispositivi di protezione, etc. Interessante anche la realizzazione della AEDV (Academia Española de Dermatología y Venereología) per la quale i dermatologi si sono ispirati all'attività del Centro Studi GISED e della rete GISED. Rilevante poi l'ampia raccolta di un gran numero di casi di manifestazioni cutanee in pazienti positivi al virus, che hanno dato origine ad una recente pubblicazione su BJD.

#Spagna, #manifestazioni cutanee


Stefano Piaserico - Farmaci biologici durante l'epidemia SARS-CoV2. Quale ruolo per tali farmaci?

Il dr. Stefano Piaserico si è invece occupato dei possibili effetti dell'uso di farmaci biologici in pazienti con psoriasi durante la pandemia. Dai primi casi singoli, riportati dopo la comparsa della SARS-CoV-2, si è passati poi a raccolte più ampie che hanno visto la collaborazione di molti gruppi di ricerca clinica nel Nord Italia: 5000 pazienti trattati con farmaci biologici, una piccola parte dei quali risultava positiva al virus. Un'analisi più precisa è stata poi fatta solo nella regione Veneto. In entrambi i casi, pur essendo i pazienti con psoriasi "a rischio", per le numerose comorbidità, il trattamento con biologici non sembrava recare danni ai pazienti o aumentare il rischio di ammalarsi di Covid-19 in maniera grave. In generale l'uso di biologici sembra ridurre il rischio di esiti gravi nei pazienti con la Covid-19 mentre negativo sarebbe l'uso di corticosteroidi nella prima fase della malattia virale, a differenza del loro uso nella fase più grave, quando invece sono necessari farmaci immunosoppressivi.
Tra le domande poste dopo la relazione ne segnaliamo una relativa alla necessità di fare il tampone ai pazienti con psoriasi prima di iniziare la terapia con biologici: in campo dermatologico non ci sono raccomandazioni al momento anche se, ad esempio, i gastroenterologi fanno il test ai loro pazienti prima di iniziare le terapie.

#Farmaci biologici, #psoriasi, #rischio covid


Luigi Naldi - Farmaci biologici per la psoriasi. Prove di efficacia e sicurezza da una network metanalisi

Il dr. Luigi Naldi nel suo intervento ha affrontato una tematica più generale, parlando dei metodi di analisi dei dati in epidemiologia: le decisioni cliniche, anche nel caso della Covid-19, devono basarsi su dati affidabili. La medicina dalla fine del 1800 ha iniziato a basarsi sulla probabilità, in modo da ottenere stime di maggiore efficacia di un trattamento. Le metanalisi sono un esempio di analisi che permettono di confrontare studi diversi per individuare i trattamenti migliori rispetto al placebo o rispetto ad altri farmaci. Recentemente viene utilizzata una forma particolare di metanalisi, la network metanalisi che permette di ottenere grafici che sintetizzano i risultati di differenti studi di confronto tra farmaci o tra farmaci e placebo. Questo tipo di analisi non permette però di valutare la sicurezza dei farmaci, per la quale sono necessari i risultati derivanti dall'uso degli stessi nel mondo reale. La network metanalisi permette di superare la scarsità di confronti diretti tra i farmaci ma deve essere sempre aggiornata, per evitare di avere risultati non più validi. Metodi più sensibili permettono di avere dati più sicuri.

#Network Metanalisi, #epidemiologia


Silvia Mariel Ferrucci - Trattare la dermatite atopica durante la pandemia e dopo

Cosa ha comportato la Covid-19 nell'attività quotidiana? Un cambiamento radicale in tutto. Essenziale l'approccio multidisciplinare perchè la malattia colpisce molti organi compresa la pelle. Sono aumentate le consulenze per complicazioni dermatologiche con consulti telefonici. I pazienti con Dermatite Atopica (DA) sono stati seguiti comunque: pochi quelli seguiti direttamente, per la gran parte sono stati seguiti per via telefonica o Internet. Si è cercato di evitare il riacutizzarsi della malattia e si è garantita la consegna dei farmaci. Molte le abitudini che sono cambiate: durata del sonno, alimentazione, necessità di ventilare gli ambienti. In questo caso la bassa umidità dell'ambiente ha favorito lo sviluppo di cute secca e eczema. Così l'uso di misure igieniche per evitare la diffusione del virus, ad esempio le mascherine, ha provocato lesioni da contatto e dermatiti allergiche, in alcuni casi. Igienizzare le mani usando gel alcolici o lavando spesso le mani può alterare la barriera cutanea con sviluppo di dermatiti. E i pazienti con DA grave, in cura con biologici? Le linee guida indicano che farmaci come dupilumab o altri farmaci biologici possono essere somministrati durante la terapia nei pazienti gravi. Nei casi mostrati dalla dott.ssa Ferrucci il farmaco è stato somministrato a pazienti con Covid-19 senza problemi. E si è fatta anche l'ipotesi di un effetto protettivo del farmaco nei confronti del virus.

#Dermatite atopica, #farmaci biologici, #dupilumab


Massimo Gattoni - La chirurgia dermatologica durante la pandemia e dopo. Raccomandazioni

Durante la pandemia non è stato possibile eseguire in ospedale interventi chirurgici anche per patologie rilevanti come melanomi, merkelomi, carcinomi spinocellulari etc. La necessità di non ritardare interventi urgenti ha indotto ad individuare strutture distanziate dai reparti o ospedali Covid. A Vercelli si è fatto un accordo tra ospedale e una clinica convenzionata "covid-free", per poter eseguire interventi assolutamente urgenti. All'inizio non erano disponibili i tamponi, per cui per escludere l'infezione in atto si eseguivano, il giorno prima, esami ematici utili. Poi sono stati usati i tamponi ed esami ematochimici, nel giorno precedente l'intervento. Sono stati fatti 89 interventi dalla fine di marzo alla fine di luglio. Il dr. Gattoni ha poi mostrato alcuni esempi di interventi urgenti fatti nel loro ospedale.

#Accordo con strutture convenzionate, #urgenze chirurgiche, # tumori della pelle


Ignazio Stanganelli - La gestione del melanoma in corso di pandemia e dopo

Si parla di melanoma durante la pandemia. Viene descritto uno studio epidemiologico che, partendo dalla situazione di blocco dell'attività dermatologica, cerca di valutare la gestione del melanoma durante il trimestre della pandemia contro il trimestre precedente. Lo studio è stato condotto dall'IMI in varie zone d'Italia. In generale si osserva una riduzione del 30% delle visite dermatologiche soprattutto al Nord, una riduzione del 36% delle biopsie soprattutto nelle regioni del centro-sud, a livello diagnostico una riduzione del 25 %. Le lesioni diagnosticate come melanomi sono state escisse meno di circa il 20%, un aumento invece della biopsia del linfonodo sentinella. La diagnosi precoce negli stadi precoci è stata ridotta dal 40 al 27% mentre lo stadio 4 è raddoppiato dal 16 al 30%, secondo uno studio spagnolo. In uno studio italiano dell'IDI si è visto che le forme più gravi sono aumentate, con un raddoppio dello spessore dei tumori. Tra le strategie possibili l'uso della teledermatologia e della teledermatoscopia: un esempio il progetto Clicca il neo del Centro Studi Gised. Una possibilità l'uso di telefoni cellulari con videocamera da parte di medici di famiglia o degli stessi pazienti. Quanto alle terapie c'è stato un calo nell'uso delle terapie adiuvanti. Ma in generale i pazienti in cura sono stati seguiti utilizzando tecnologie digitali e telecomunicazioni.

#Telemedicina, #teledermatologia, #team multidisciplinare


Elena Pezzolo - Dispositivi di protezione individuale. Una revisione critica e dati epidemiologici d'impiego

Le mascherine sono state raccomandate dopo l'inizio della pandemia, nel mese di marzo. I dati esistenti sull'efficacia delle mascherine chirurgiche nel ridurre la trasmissione del virus sono contrastanti. Un lavoro di giugno pubblicato su The Lancet mostra che le mascherine risultano in grado di ridurre l'infezione da coronavirus ma tra gli studi considerati per la metanalisi non c'erano trial clinici randomizzati. Nel frattempo il Centro Studi GISED ha iniziato una metanalisi (registrata su PROSPERO) sull'efficacia delle mascherine chirurgiche nel ridurre il rischio di infezioni respiratorie, l'incidenza di malattia simil-influenzale (ILI) la cui misura è data dal rischio relativo. Gli studi considerati sono stati quelli tra il 2005 e il 2020, cercati in PubMed/Medline ed Embase. Dei 422 articoli solo 11 però erano trial randomizzati che includevano 7469 pazienti. Il risultato finale della revisione mostra che 8 studi su 10 sono stati condotti in ambiente domestico, 2 negli alloggi di studenti, ed 1 era condotto su gruppi di pellegrini. I periodi di osservazione erano da una a tre settimane. La compliance all'uso della mascherina era bassa. Il RR risulta è pari a 0.92 con scarsa efficacia della mascherina utilizzata in ambiente pubblico.
L'evidenza di questo numero limitato di RCT non sembra confermare un importante ruolo protettivo delle mascherine, anche se per avere dati più certi sarebbe necessario condurre altri trial clinici randomizzati più specifici.

#Metanalisi, #mascherine, #rischio covid


Pamela Vezzoli - Dermatologi in prima linea. Che cosa ho imparato dal COVID-19?

La dott.ssa Vezzoli dell'ospedale di Bergamo racconta la sua esperienza di medico dermatologo durante la fase più intensa della pandemia, quando anche i dermatologi hanno aiutato i medici degli altri reparti più impegnati nella lotta al coronavirus. Terminata l'emergenza i dermatologi hanno iniziato a trattare pazienti con la Covid-19 che presentavano manifestazioni cutanee. Viene presentato un caso con segni di eruzione cutanea simil-eritema multiforme che potrebbe essere correlato all'infezione da coronavirus. Una ipotesi è che queste reazioni cutanee di vario tipo, osservate nei pazienti positivi alla Covid-19, potrebbero essere dovute ad una interazione diretta del virus con la cute e/o a reazioni cutanee da farmaco. Studi sono in corso sulla possibile presenza del virus a livello cutaneo, considerando anche la possibilità che in alcuni casi possa trattarsi di reazioni cutanee ai farmaci usati nella terapia contro il virus.

#Cute e covid, #reazioni cutanee


PRIMA SESSIONE POMERIDIANA

Oltre la pandemia: metodi (moderatore: Simone Cazzaniga)

Enzo Grossi - Big Data in a nutshell

Il primo intervento del pomeriggio è dedicato ai cosiddetti Big Data, enormi quantità di dati che al momento sono gestiti da governi e agenzie internazionali e che hanno bisogno di strumenti potenti per poter essere utilizzati. Si parla di petabytes (1015), exabytes (1018) e zettabytes (1021) di dati. A questi si aggiunge lo iottabyte (1024)... Molte tecnologie generano Big data: sono tecnologie molecolari e informatiche oltre a sensori sui telefoni cellulari ed altro. Tutti questi dati creano però problemi di gestione da un punto di vista statistico-matematico. Un possibile modo per gestire questo gran numero di dati è fornito dalla Intelligenza Artificiale (AI). Molto è stato scritto sui machine learning system su riviste come NEJM. E il progresso continua fino alle attuali Convolutional Neural Networks che hanno la capacità di interpretare le immagini con applicazioni anche in ambito dermatologico. Spetta comunque agli scienziati mettere ordine nella grande massa di dati a disposizione.

#Big data, #AI, #reti neurali


Nello Martini - Record linkage di dati sanitari correnti: le opportunità

Il Dr. Nello Marini, direttore dell'AIFA negli anni in cui tanti registri hanno visto la luce in Italia, ha parlato di Record Linkage dei Real Word data facendo alcuni esempi relativi al passato, presente e futuro. Molte sono le fonti dei dati: ne vengono considerate due, i registri AIFA e in particolare il registro Psocare, come esempio di registro clinico, e i database amministrativi. Viene ricordato lo sviluppo del registro Psocare correlato all'approvazione dall'EMA dei primi biologici, come gli anti-TNFalfa nella terapia della psoriasi. Nasceva così un nuovo modello di raccolta e analisi dei dati clinici legato all'uso di farmaci di nuova generazione che considerava vari fattori: accesso e rimborsabilità dei farmaci come strumento per valutare l'appropriatezza di questi farmaci, sostenibilità economica e produzione di conoscenze. Psocare è stato un modello riconosciuto anche all'estero che ha fornito nuove conoscenze sulla psoriasi e la sua cura. Sono stati poi analizzati i database amministrativi e le loro potenzialità ancora poco utilizzate. Fondazione ReS (Ricerca e Salute) insieme al Centro Studi GISED condurranno un'analisi dei dati amministrativi relativi a psoriasi ed artrite psoriasica.

#Record linkage, #dati amministrativi, #Psocare


Lorenzo Monasta - Il progetto Global Burden of Disease

Il dr. Lorenzo Monasta è il coordinatore della parte italiana del Global Burden of Disease, un progetto nato nel 2007 presso l'IHME dell'Università di Washington e finanziato dalla Bill and Melinda Gates Foundation al fine di misurare e contrastare la perdita di salute e le disuguaglianze. Il GBD è oggi usato da molti governi per definire le loro politiche e i risultati sono visibili liberamente. La stima del "burden" equivale a quantificare la perdita di salute, cioè la disabilità (perdita corta o lunga di salute) e la morte prematura (rispetto allo standard più alto di speranza di vita per sesso). Dopo il 2007/2008 viene creato un gruppo italiano che vede tra i primi collaboratori italiani del progetto il Dr. Luigi Naldi. Ad oggi la rete comprende più di 70 ricercatori e più di 20 istituti di ricerca divisi in gruppi di lavoro correlati a varie malattie (anche dermatologiche) e fattori di rischio. I risultati italiani sono stati pubblicati su varie riviste e sono visibili sui siti del progetto anche in italiano.
Nei commenti il Dr.Luigi Naldi descrive il suo coinvolgimento nel progetto e i problemi correlati alla partecipazione dell'Italia al GBD in campo dermatologico per la difficoltà di avere dati utilizzabili.

#Burden, #disability, #GBD Italia


SECONDA SESSIONE POMERIDIANA

Oltre la pandemia: progetti (moderatrice: Marzia Caproni)

Luca Stingeni - Il registro italiano sulla dermatite atopica. A che punto siamo?

Il Dr. Luca Stingeni parla dei registri e in particolare di AtopyReg, registro italiano della Dermatite Atopica moderata e severa dell'adulto. Nasce due anni fa come iniziativa congiunta di SIDeMaST SIDAPA e ADOI con la collaborazione del Centro Studi GISED,per la raccolta dei dati online e la loro elaborazione. Viene descritto il progetto, uno studio osservazionale, multicentrico, nazionale, prospettico e no profit che ha tra i suoi obiettivi una rivalutazione dell'epidemiologia della DA. I dati attuali sulla prevalenza sono differenti nelle varie pubblicazioni. Il registro dovrebbe fornire dati più precisi. Altro obiettivo è quello di definire criteri diagnostici specifici per la DA nell'adulto. Vengono poi indicati i criteri di inclusione nel registro e viene illustrata la scheda di ingresso e il follow up semestrale. Sono considerati vari aspetti tra cui le comorbilità associate alla DA, sia quelle comuni che quelle più recenti e le terapie utilizzate. Al momento aderiscono 56 centri in tutta Italia ma per motivi burocratici i centri attivi sono solo 5 e altri stanno ottenendo approvazione dai comitati etici: i pazienti inseriti sono al momento 130.

#AtopyReg, #registri, #dermatite atopica


Elena Pezzolo - Caratterizzazione fenotipica dell'idrosadenite suppurativa: risultati dalregistro IRHIS

L'idrosadenite suppurativa è l'argomento della presentazione della dott.ssa Elena Pezzolo: si tratta di una malattia infiammatoria cronica della pelle che presenta lesioni dolorose come noduli ed ascessi e che influenza in maniera negativa la qualità della vita. I dati sui fenotipi di HS sono però scarsi e a questo scopo è stato creato un registro specifico, il secondo registro italiano IRHIS. Tra il 2015 e il 2020 sono stati arruolati, nei 17 centri partecipanti, 1064 pazienti. I dati ottenuti sonostati analizzati usando una particolare tecnica di analisi statistica, la Latent Class Analysis (LCA) che permette di identificare sottogruppi nascosti con una data probabilità di esistenza e caratteristiche specifiche e prevedibili. Sono state così individuate tre classi di HS con differenti caratteristiche della HS: gravità, sedi diverse delle lesioni, storia familiare, sesso, BMI, fumo, etc. Ulteriori studi potranno confermare questa classificazione che potrebbe essere usata per guidare le opzioni terapeutiche della malattia.

#Idrosadenite suppurativa, #registri, #Latent Class Analysis


Bianca Maria Piraccini, Michela Starace - Cosa ci sta insegnando il registro dell'alopecia fibrosante frontale?

L'Alopecia Fibrosante Frontale (FFA) è stato l'argomento della relazione della dott.ssa Michela Starace, ed in particolare lo specifico registro dedicato a questa condizione, il FARE. L'alopecia fibrosante frontale è un processo cicatriziale che determina progressiva caduta dei capelli nella zona frontale che colpisce donne in menopausa, ma non solo. Anche donne in premenopausa, uomini e addirittura bambini possono essere colpiti da FFA. Si tratta di una malattia autoimmune che può essere innescata da eventi traumatici o fattori ambientali (schermi solari, fumo, etc). Non esiste una terapia che faccia ricrescere i capelli ma si può solo bloccare il progresso della malattia e non esistono linee guida. Le terapie sono topiche e sistemiche. Il registro FARE ha lo scopo di analizzare gli aspetti epidemiologici della FFA, definire meglio i criteri diagnostici, avere molti casi a disposizione e creare le linee guida per il futuro. Nella seconda parte della relazione la dott. Gloria Orlando ha illustrato i dati clinici in possesso del DIMES dell'Università di Bologna su 112 pazienti arruolati e inseriti nel registro FARE: 99% sono donne, 88,3% in menopausa e circa il 50% utilizzava creme per il viso con protezione solare. Da un punto di vista terapeutico emerge che i medici di medicina generale non prescrivono le terapie più recenti ed efficaci (inibitori della calcineurina, minoxidil e inibitori della 5α- reduttasi) ma si limitano ai farmaci più conosciuti come i corticosteroidi.

#Alopecia Fibrosante Frontale, #registri, #FARE, #DIMES


Luigi Naldi, Francesco Cusano - Sessione interattiva. Collaborazione strutturale GISED-ADOI progetti e prospettive

Concludono il meeting, il Dr. Luigi Naldi, presidente del Centro Studi GISED e il Dr. Francesco Cusano, presidente dell'ADOI.
Il Dr. Naldi presenta la rivista dell'ADOI,
Dermatology Reports, una rivista open access a cui tutti i partecipanti alla rete GISED sono invitati a collaborare, inviando articoli e protocolli di studi.
L'esperienza della Accademia spagnola di Dermatologia, presentata al mattino da Ignazio Garcia-Doval, è un modello da prendere in considerazione: al suo interno sono presenti molti progetti e attività varie in campo dermatologico. Anche in Italia, partendo dall'esperienza maturata con la rete GISED sarebbe opportuno creare qualcosa di simile.
Il Dr. Cusano avvisa che la rivista
Dermatology Reports avrà anche una versione cartacea che sarà presto disponibile e che potrebbe anche diventare l'organo ufficiale della rete GISED.
Quanto all'esperienza spagnola, in Italia potrebbe essere più difficile: in Spagna esiste una sola società scientifica dermatologica, a differenza dell'Italia dove le società sono tante e diventa difficile condurre progetti comuni.
Vengono poi proposte alcune possibili collaborazioni future con il GBD e la fondazione ReS. La dott.ssa Caproni presenta le attività su malattie rare bollose e sclerodermia nella regione Toscana e viene avanzata la proposta di inserire questi dati nel GBD.

#Gised, #Adoi, #collaborazioni, #progetti, #futuro. #speranza

Un grazie a tutti i partecipanti e relatori.

A cura della Redazione scientifica.



#journalnews_30

Pubblicata il 20/10/2020


journalnewsBrevi notizie dalle riviste scientifiche e dalla rete:



  • Il 6 ottobre 1897 nacque la biochimica americana Florence Barbara Seibert. Il suo lavoro di ricerca in campo biochimico, svolto nonostante da piccola si fosse ammalata di poliomelite, ha portato alla identificazione e purificazione della tubercolina, utilizzata ancora oggi nei test per la diagnosi di tubercolosi. La proteina isolata dalla Seibert sostituiva la vecchia tubercolina (old tubercolin) scoperta da Koch che però dava spesso falsi negativi. Se ne parla in http://scihi.org/florence-seibert-tuberculosis-test/
  • Secondo un articolo pubblicato come pre-print su bioXriv un fungo scoperto dopo l'esplosione del reattore nucleare di Chernobyl potrebbe essere la soluzione al problema dell'esposizione alle radiazioni cosmiche per gli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale. Il Cladosporium sphaerospermum appartiene al gruppo dei miceti radiotrofici, cresciuti in grande quantità dopo Chernobyl e sarebbe in grado di trasformare i raggi gamma in energia chimica disponibile per accrescere la propria biomassa. Tutto questo perchè questo tipo di funghi è ricco di melanina, il pigmento che colora la nostra pelle permettendole di abbronzarsi. Esperimenti in corso sulla stazione spaziale sembrano dare risultati promettenti: i funghi crescendo creano uno strato protettivo in grado di assorbire parte delle radiazioni ionizzanti nocive. Se ne parla in: https://www.biorxiv.org/content/10.1101/2020.07.16.205534v2.full.pdf



A cura della Redazione scientifica.






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