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Approfondimenti di Dermatologia

Coronavirus: cosa fare?

Pubblicata il 16/3/2020

Alla luce dei recenti provvedimenti governativi tutta l'Italia è stata dichiarata "zona arancione" o meglio "zona protetta", per cui le restrizioni adottate in precedenza solo nelle cosiddette "zone rosse" ora sono obbligatorie per tutti i cittadini.

Il decreto del governo, dal titolo
#iorestoacasa, in vigore dal giorno 10 marzo fino al giorno 3 aprile 2020, estende le misure adottate nei giorni precedenti per la regione Lombardia (e alcune province dell'Emilia Romagna, Piemonte e Veneto), a tutta l'Italia.

Un successivo decreto, firmato l'11 marzo dal Presidente del Consiglio, in vigore fino al 25 marzo, contiene altri obblighi e raccomandazioni che tutti i cittadini dovranno seguire per evitare una ulteriore diffusione del virus.

A tale proposito pubblichiamo alcune locandine con le principali raccomandazioni da seguire e le risposte alle domande più frequenti sui nuovi provvedimenti presi dal governo che potrete trovare, insieme ad altro materiale utile, sul sito del Ministero della Salute:

coronavirus raccomandazioni


coronavirus faq


Quindi sono superate le distinzioni tra zone rosse, gialle e il resto dell'Italia: il numero di contagiati, ricoverati negli ospedali e deceduti ha purtroppo superato il limite di sicurezza, portando il governo ad adottare questo provvedimento di blocco dell'intera nazione: la maggior parte delle attività sono vietate, si raccomanda di restare a casa e di uscire solo per seri motivi, le scuole e le università sono chiuse, la maggior parte degli esercizi commerciali sono chiusi, così come cinema, teatri, e musei, e molto altro.
E nel frattempo anche la WHO ha dichiarato lo stato di pandemia a proposito della diffusione mondiale del coronavirus

Quarantena o isolamento?

Per quarantena si intende un periodo in cui persone sane, che possono essere state esposte ad una malattia contagiosa, vengono separate e costrette a non spostarsi dalla zona di residenza per vedere se possono ammalarsi. Se nei tempi antichi indicava un periodo di 40 giorni, adesso il periodo di separazione dipende dal tempo di incubazione dell'agente patogeno.
Nel caso del nuovo coronavirus il tempo consigliato è di almeno14 giorni, anche per chi è stato e proviene dalle regioni dove il virus è comparso prima: si tratta di una quarantena obbligatoria con "sorveglianza attiva" e costante controllo medico.

Si parla invece di
isolamento quando una persona malata di una malattia infettiva viene separata dalle persone sane per evitare che altre persone possano essere contagiate.

Secondo le nuove disposizioni del Ministero della Salute raccolte in un vademecum (aggiornato al 7 marzo 2020):
"Le tipologie di soggetti che devono essere messi in isolamento domiciliare per 14 giorni e sono monitorati al domicilio (o in struttura dedicata in caso di domicilio inadeguato) sono:

1) Contatti stretti di caso (v. definizione C.M. 6360 del 27/2)

  • Contatti asintomatici, (a cui non è necessario effettuare il test):isolamento fino a 14 giorni dall'ultimo contatto con il caso (quarantena);
  • Contatti paucisintomatici (ILI) a cui va eseguito il test; in caso di risultato positivo: isolamento fino a negativizzazione del test e scomparsa dei sintomi;
  • Contatti paucisintomatici (ILI) a cui va eseguito il test; in caso di risultato negativo: isolamento fino a 14 giorni dall'ultimo contatto con il caso.


2) Pazienti che vengono dimessi dall'ospedale clinicamente guariti, ancora COVID-19 positivi".
ILI: Influenza-Like Illness (Sindromi Simil-influenzale)

Chi e dove si rischia di più?

In generale, in una popolazione, i soggetti più a rischio di ammalarsi e non riuscire a guarire dal nuovo coronavirus sono le persone anziane magari con altre patologie e i soggetti immunodepressi.

Invece i luoghi dove il rischio di contagio è più alto sono sicuramente quelli più affollati e soprattutto ospedali e pronto soccorso, dove è possibile venire a contatto con persone con sintomi simil influenzali non sempre riconosciuti come dovuti al nuovo coronavirus.

Inoltre da considerare che sono stati individuati casi di persone asintomatiche. ma positive al virus, quindi in grado di trasmettere la malattia.

Quali test si usano per la diagnosi?

Per prima cosa in presenza di sintomi specifici il primo passo è quello di eseguire un tampone faringeo o nasale, cioè prelevare dalla mucosa della faringe o del naso un campione di secrezione con un bastoncino di cotone. Il campione inserito in un tubo sterile viene poi inviato nei centri autorizzati ad eseguire i test diagnostici.

Per la diagnosi del nuovo coronavirus sono utilizzati due tipi di test. Al momento in cui si presentano i sintomi è possibile identificare la presenza del virus utilizzando kit per RT-PCR: in pratica il materiale genetico del virus (RNA) viene estratto e funziona da stampo per la sintesi di DNA che a sua volta viene sottoposto ad amplificazione. In presenza del virus il test consente di individuare specifiche sequenze amplificate, assenti se il test è negativo. Lo svolgimento del test dura qualche ora.

Possono esserci casi di falsi positivi e falsi negativi, per questo i test vengono ripetuti più volte nel tempo prima della diagnosi definitiva.
In assenza di sintomi e se questo test è negativo si può procedere alla ricerca degli anticorpi per stabilire se la persona non è mai venuta a contatto con il virus oppure è guarita, ed il virus non è più presente nell'organismo.
Questo ha importanza per la ricerca del cosiddetto "paziente zero" cioè il primo portatore del virus in una comunità.

In parallelo si devono valutare i sintomi clinici anche attraverso esami del sangue e soprattutto analisi radiografica a livello dei polmoni.

Come proteggersi?

Oltre alle raccomandazioni che si possono leggere sul sito del Ministero della salute, le cose da fare dipendono da vari fattori.

Il personale medico e infermieristico e tutti coloro che sono a contatto diretto con persone contagiate dal virus dovrebbero indossare dispositivi protettivi come mascherine, occhiali e abiti idonei.
Le mascherine da utilizzare in questi casi sono del tipo N95 ma il loro uso dovrebbe essere ristretto al personale sanitario che deve curare i pazienti con sintomi da coronavirus.

Invece le mascherine chirurgiche servono soprattutto ad evitare che persone con sintomi da coronavirus possano disperdere nell'ambiente il virus con le goccioline (droplets) emesse con la tosse e gli starnuti.

In generale è raccomandabile evitare di recarsi in luoghi dove è presente l'infezione, il contatto diretto con persone ammalate, superfici e oggetti su cui potrebbe essere presente il virus.

Ricordiamo che il virus non sopravvive utilizzando normali procedure di pulizia e disinfettanti come alcool o amuchina, ma può essere vitale per alcune ore, se non eliminato con la disinfezione.

Il virus non passa attraverso la pelle ma solo attraverso le mucose, anche quelle degli occhi.

Un altro consiglio utile è quello di ventilare spesso i luoghi chiusi in cui viviamo, anche se non si conosce molto su come e quanto il virus riesce a sopravvivere fuori dagli organismi viventi, sembra probabile che una buona aerazione diminuisca il rischio di contagio (vedi qui).

Ricordiamo di lavare spesso le mani con acqua e sapone e asciugarle bene e, soprattutto, la principale raccomandazione rimane sempre quella di "rimanere a casa" il più possibile: il virus si trasmette da persona a persona!

Quanto è pericoloso?

Il coronavirus è adesso presente in numerose nazioni tanto che la stessa WHO ha decretato lo stato di pandemia. All'11 marzo il numero dei contagiati nel mondo ha superato i 118.000 casi con oltre 4200 decessi: a questo link è possibile seguire l'andamento della diffusione del virus nel mondo.

Secondo le ultime stime (ma ricordiamo che si tratta di un virus nuovo per cui ogni giorno ci sono novità e nuove ricerche che, in alcuni casi, smentiscono quello che si sapeva!) l'infezione da coronavirus è lieve nell'81% dei casi, grave nel 14% dei casi e critica nel 5% dei casi.

Il tasso di letalità (rapporto tra decessi e persone contagiate), se consideriamo i dati dell'epidemia in Cina, è del 2.3% in generale, del 14.8% nei pazienti di età superiore agli 80 anni, 8.0% in quelli di età compresa tra 70 e 79 anni e del 49% nei casi più critici (persone con altre patologie gravi).

In Italia invece il tasso di letalità sembra essere molto più alto. Secondo i dati relativi all'11 marzo 2020, il tasso di letalità generale sarebbe del 5.4% e questo potrebbe essere dovuto a fattori tecnici relativi alla raccolta dei dati, al numero di tamponi eseguiti oppure ad una maggiore pericolosità del ceppo di virus presente nel nostro paese: a questo link è possibile seguire l'andamento della diffusione del virus in Italia.

coronavirus italia

Ci sono ancora molte cose da capire su questa malattia, la cui diffusione è favorita dalla facilità con cui le persone possono spostarsi da un continente all'altro (vedi qui). Intanto potrebbe essere questa l'occasione per "migliorare la sorveglianza internazionale, la cooperazione, il coordinamento e la comunicazione e riuscire così ad essere meglio preparati per rispondere a future minacce" (vedi qui).

L'infezione da coronavirus è al momento un problema da affrontare con tanta attenzione a livello mondiale e da non sottovalutare: la sua gestione rappresenta un banco di prova per governi e strutture sanitarie che possono elaborare piani di contenimento delle infezioni, utili anche in futuro. Minimizzare il problema è davvero un rischio.

A cura della Redazione scientifica.



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