Centro Studi GISED


Vai ai contenuti
Cambia lingua  IT EN

Psoriasi e alimentazione

Pelle, Cibo e Salute > Salute

Psoriasi e alimentazione


psoriasi e alimentazione
La psoriasi è una malattia cronica, infiammatoria la cui prevalenza
lifetime è stimata essere il 2.7% della popolazione totale, in Italia.

Le cause di questa malattia sono differenti e comprendono fattori genetici e fattori ambientali. Traumi fisici, eventi stressanti, infezioni acute, alcuni farmaci sono indicati come fattori scatenanti. Tra i fattori di rischio rientrano ad esempio il fumo di sigaretta, un eccessivo indice di massa corporea (BMI) e quindi anche l'alimentazione.

L'
alimentazione viene studiata sia come fattore di rischio, quando eccessiva o non bilanciata, oppure come vera e propria terapia per migliorare o sostituire parzialmente le terapie farmacologiche.

Numerosi studi epidemiologici hanno suggerito che il decorso clinico della psoriasi può essere influenzato da un
BMI elevato e da una condizione di obesità.


Un po' di storia

Tra L'associazione tra differenti fattori alimentari e psoriasi non può essere ignorata e negli ultimi anni l'interesse sul ruolo della nutrizione è andato sempre più aumentando anche nel tentativo di migliorare le comorbidità che si aggiungono alla malattia cutanea.

Già nel 1949 la perdita di peso dovuta a scarsa alimentazione veniva inclusa tra le possibili cause del miglioramento della psoriasi osservato in alcuni pazienti prigionieri in campi di prigionia giapponesi, durante la Seconda Guerra Mondiale (vedi qui).

Si trattava comunque di pochi casi isolati ed il miglioramento non si manteneva nel tempo.

Altre indicazioni derivavano da studi condotti dopo il 1980 che, osservando la bassa prevalenza della psoriasi in popolazioni come ad esempio i Lapponi e gli Innuit, suggerivano una possibile correlazione con l'alto consumo di pesce. Indicazioni simili derivavano da studi clinici sull'aggiunta di olio di pesce in casi di psoriasi e dall'efficacia di alte dosi di vitamina A e derivati (retinoidi) nel trattamento della psoriasi.


Gli alimenti studiati

Olio di pesce - Carboidrati - Carne e uova - Derivati del latte - Alcool - Frutta e verdura

L'
olio di pesce è ricco di acidi grassi poliinsaturi a catena lunga EPA (acido ecosapentanoico) e DHA (acido docoesanoico) ed è una importante fonte di grassi, proteine, vitamine e minerali e svolge un ruolo importante nella prevenzione di molte malattie.

L'aggiunta di
olio di pesce alla dieta dei pazienti con psoriasi determinerebbe miglioramenti clinici in seguito ad un aumento del rapporto tra EPA e AA (Acido Arachidonico). L'acido arachidonico è presente a livelli elevati nelle lesioni psoriasiche ed è coinvolto nel meccanismo infiammatorio della malattia.

I primi studi aperti sembravano molto promettenti: aggiunta di 3.6 e 14 gr di EPA al giorno per periodi da sei settimane e sei mesi determinava miglioramenti clinici con minimi effetti collaterali. Al contrario successivi studi clinici randomizzati mostravano risultati contrastanti. L'olio di pesce era somministrato in capsule, per via topica o per via intravenosa in differenti studi. Miglioramenti erano visti in alcuni studi e non in altri: risultati positivi soprattutto con la somministrazione per via intravenosa di EPA e DHA. In alcuni studi si osservava miglioramento in pazienti che prendevano anche ciclosporina evidenziando un ruolo adiuvante dell'olio di pesce.

Il consumo di
bevande alcooliche predispone gli individui, specie quelli con una storia familiare di psoriasi, a sviluppare psoriasi.

L'alcool stimola il rilascio di istamina aggravando le lesioni cutanee, inoltre il suo consumo è associato ad un aumentato consumo di cibi grassi e ridotto consumo di vegetali freschi.

L'abuso di alcool oltre ad aggravare la psoriasi, riduce l'efficacia dei trattamenti. Un ampio studio di coorte, condotto in Finlandia e durato 22 anni, suggerisce che l'abuso di alcool è associato ad una aumentata mortalità nei pazienti con psoriasi, da moderata a grave, rispetto ai controlli.

Uno studio caso-controllo condotto in Italia e durato circa 10 anni ha esplorato i fattori di rischio per la psoriasi ed in particolare la relazione tra il consumo di cibi selezionati e la psoriasi. Oltre all'associazione tra abitudine al fumo e consumo di alcool e psoriasi, lo studio dimostrava che il
rischio di psoriasi aumentava all'aumentare del BMI mentre diminuiva con il consumo di carote, pomodori, frutta fresca e vegetali in genere. Nessuna correlazione era invece osservata tra la psoriasi e il consumo di altri cibi quali legumi, formaggio, pane, biscotti, pollo, uova e fegato.


Alto BMI e psoriasi

Vari studi hanno dimostrato che aumento di peso e alto BMI sono fattori di rischio per la psoriasi: molti pazienti con psoriasi risultano in genere più in sovrappeso o obesi rispetto alla media.

Obesità e psoriasi condividono alcune
citochine patogene: il grasso viscerale contiene citochine infiammatorie quali IL-6, TNF-alfa, adiponectina, e PAI-1 (Inibitore dell'attivatore del plasminogeno di tipo 1). Di queste, TNF-alfa svolge un ruolo importante nella psoriasi ed è elevata nei pazienti obesi. I livelli di TNF-alfa e IL-6 sono alti nel fluido delle lesioni psoriasiche rispetto ai controlli. Mentre i livelli di TNF-alfa nel siero sono normali nei pazienti con psoriasi, anche se sono state osservate differenze correlate all'etnicità. TNF-alfa è un marcatore di infiammazione nei pazienti obesi. Inoltre farmaci anti-TNFalfa sono utilizzati nel trattamento di psoriasi da moderata a grave.

Le
adipochine sono sostanze regolatrici di attività metaboliche secrete da differenti componenti cellulari del tessuto adiposo bianco. Livelli aumentati di resistina (una adipochina prodotta dai macrofagi nel tessuto adiposo) sono ritrovati nella psoriasi ed associati a maggiore gravità. Livelli aumentati di mRNA di resistina sono trovati in pazienti obesi.

Così sono elevati i livelli di leptina (citochina prodotta dagli adipociti) sia in pazienti con psoriasi che negli obesi.

Dato che un'alterata composizione del grasso corporeo ed un elevato BMI sono associati ad un rischio più alto di psoriasi, ad una psoriasi più grave e a una risposta minore ai trattamenti sistemici, alcuni studi hanno valutato l'effetto di interventi alimentari sul decorso della psoriasi.


Sindrome metabolica e psoriasi

Per Sindrome metabolica si intende una associazione di differenti alterazioni quali insulino resistenza, anormale distribuzione del grasso, dislipidemia e elevata pressione sanguigna. La definizione di Sindrome metabolica richiede, accanto all'obesità addominale (circonferenza della vita ≥ 102 cm negli uomini e ≥ 88 cm nelle donne) almeno due dei seguenti fattori:

  • trigliceridi elevati - ≥ 150 mg/dl
  • HDL colesterolo ridotto - < 40 mg/dl negli uomini, < 50 mg/dl nelle donne
  • Pressione sanguigna elevata - ≥ 130 mmHg sistolica o ≥ 85 mmHg diastolica
  • Glicemia elevata - ≥ 110 mg/dl


Molti studi hanno suggerito un'aumentata prevalenza delle varie componenti della sindrome metabolica in pazienti con psoriasi. Altri ricercatori hanno trovato elevata presenza di dislipidemie nei pazienti con psoriasi rispetto a quelli sani. Uno studio osservazionale prospettico mostrava che donne con psoriasi avevano un rischio aumentato di sviluppare diabete e ipertensione.

Studi clinici controllati con pioglitazone, un farmaco che aumenta la sensibilità all'insulina in individui con diabete, hanno suggerito un miglioramento in casi di psoriasi.

La dieta è già nota come un fattore di beneficio per le differenti componenti della sindrome metabolica. Può un regime dietetico con poche calorie, pochi grassi e pochi carboidrati determinare un miglioramento della psoriasi? Ad oggi gli studi clinici controllati sono pochi ma sembrano essere in aumento negli ultimi tempi.

Studi osservazionali

Una revisione sistematica del 2012 ha identificato 16 studi osservazionali tra il 1980 e il 2012 sull'associazione tra psoriasi e obesità. L'analisi complessiva ha evidenziato che, rispetto alla popolazione generale, i pazienti con psoriasi hanno una prevalenza ed un'incidenza di obesità superiore. I pazienti con psoriasi grave hanno maggiore probabilità di obesità rispetto a quelli con psoriasi moderata.

Studi controllati

Ai primi case report, come quello in cui un paziente con sindrome metabolica e psoriasi che riceveva rosiglitazone con una dieta ipoglicemica e ipocolesterolemica per quattro mesi presentava miglioramento della psoriasi e dei valori metabolici, si sono aggiunti recenti studi clinici randomizzati alcuni dei quali condotti proprio in Italia.

  • Nel 2008 uno studio clinico randomizzato era condotto a Verona (Italia), su un gruppo di 61 partecipanti obesi (30
  • Un altro studio clinico randomizzato prospettico era condotto tra il Giugno 2010 ed il Giugno 2011 a Copenaghen (Danimarca) su 60 partecipanti obesi (BMI>27) con psoriasi a placche, età maggiore di 18 anni, divisi in due gruppi: il gruppo d'intervento seguiva una dieta ipocalorica ad intensa perdita di peso per 16 settimane, il gruppo di controllo seguiva consigli alimentari standard sempre per 16 settimane. Al termine il gruppo sottoposto a dieta aveva perso in media 15.8 Kg rispetto al controllo che aveva perso in media solo 0.4 Kg, il PASI era diminuito di 2.3 nel gruppo d'intervento e di 0.3 nel gruppo di controllo. Il miglioramento del PASI, pur non essendo statisticamente significativo, era chiaramente associato alla perdita di peso. La dieta proposta consisteva in pasti dietetici pronti all'uso (barrette dietetiche e buste da sciogliere in acqua per preparare frullati, zuppe o porridge) per le prime 8 settimane per un apporto calorico complessivo di 800-1000 kcal/d, nelle successive 8 settimane veniva ripristinato un regime di pasti normali associato a due formule dietetiche al giorno che portavano l'apporto calorico a circa 1200 kcal/d.
  • Un altro studio clinico randomizzato, multicentrico, condotto in Italia dal Centro Studi GISED, ha valutato l'efficacia di una intensiva riduzione di peso (ottenuta con cambiamenti dietetici associati ad esercizio fisico) rispetto ad un intervento solo informativo circa l'utilità della perdita di peso per il controllo clinico della psoriasi. Lo studio ha incluso 303 pazienti in sovrappeso e obesi, con psoriasi da moderata a grave, non responsivi ai trattamenti sistemici, con BMI>25 Kg/m² ed ha coinvolto 11 unità di dermatologia localizzate in differenti città dell'Emilia Romagna. La dieta stabiliva un apporto energetico fino all'80% del RMR (Resting Metabolic Rate - metabolismo basale) nelle prime 12 settimane e del 100% nelle settimane 13-20, accompagnato da esercizio fisico, almeno 40 minuti al giorno, tre volte alla settimana. Dopo 20 settimane fu misurato l'effetto dei trattamenti sulla riduzione del PASI, principale esito atteso. Circa il 30% dei pazienti soggetti ad intervento ebbe una diminuzione di peso del 5% o più. Per quanto riguarda il PASI la riduzione fu del 48% nel gruppo trattato e del 25.5% nel gruppo soggetto solo ad informazione. In conclusione un intervento dietetico associato ad esercizio fisico della durata di 20 settimane si è dimostrato utile per ridurre la gravità della psoriasi in pazienti sovrappeso o obesi con psoriasi attiva.



Celiachia e psoriasi

Soffre di celiachia circa l'1-2% della popolazione occidentale. Per celiachia s'intende un disturbo immuno-mediato innescato dall'esposizione al glutine in individui geneticamente sensibili. L'associazione tra psoriasi e malattia celiaca (CD) è di recente documentazione. Vari studi hanno suggerito un possibile collegamento tra le due condizioni ma i risultati non sempre hanno confermato tale associazione.

Circa il 4.34% dei pazienti con psoriasi soffrirebbe anche di malattia celiaca contro 1-2% della popolazione generale.

Un ampio studio di popolazione condotto in Svezia ha valutato il rischio di psoriasi in pazienti con malattia celiaca confermata da biopsia tra il 1969 e il 2008. In tutto i partecipanti con malattia celiaca erano 28.958 ed i controlli 143.910. Durante lo studio, 401 individui con CD e 1139 controlli sviluppavano psoriasi. Il rischio di sviluppare psoriasi risultava molto alto nei pazienti con malattia celiaca. Questa associazione positiva potrebbe essere dovuta ad una deficienza di vitamina D dovuta sia al cattivo assorbimento che alla dieta priva di glutine con bassi livelli della vitamina D. Inoltre l'esposizione alla gliadina innescherebbe una risposta infiammatoria stimolando lo sviluppo di psoriasi. E infine anche fattori genetici condivisi potrebbero svolgere un ruolo. Tra le limitazioni di questo studio la mancanza di dati su alcuni fattori sicuramente coinvolti nello sviluppo di psoriasi, quali il fumo, il consumo di alcool, il BMI e la adesione ad una dieta priva di glutine.

Quanto alla possibilità che una dieta priva di glutine (gluten-free) sia utile come terapia per migliorare la psoriasi esistono solo alcuni piccoli studi clinici e dei casi riportati che mostrano una diminuizione nei marcatori sierologici della CD dopo dieta senza glutine ed in alcuni casi miglioramenti nelle lesioni psoriasiche. Non esistono però studi clinici ampi e controllati.

In ogni caso può essere utile valutare i soggetti con psoriasi anche per la presenza di una latente sensibilità al glutine in modo da proporre ad essi una dieta priva di glutine.


Vitamina D e psoriasi

La relazione tra vitamina D e psoriasi è stata studiata già dal 1930 e nel 1985 si ebbe la scoperta che la somministrazione di vitamina D3 portava a miglioramento della psoriasi in casi isolati. L'integrazione per via orale di vitD può però alterare il metabolismo del calcio.

La principale fonte di vitamina D è la sintesi cutanea mediata dai raggi UV che però può favorire l'insorgenza di tumori della pelle.
Quindi risulta importante incrementare l'apporto di vitamina D preferibilmente attraverso il consumo di cibi o mediante l'uso di integratori alimentari. Per avere adeguati livelli di 25(OH)D nel sangue bisognerebbe associare una modesta esposizione solare ad una dieta varia e salutare. Sono pochi però i cibi che contengono 25(OH)D: le principali fonti alimentari sono i tuorli della uova, pesci grassi, olio di fegato di merluzzo e latte intero oppure latticini fortificati.

Alcuni studi

Per misurare il consumo di vitamina D in soggetti con e senza psoriasi, uno studio caso controllo è stato condotto su 25 persone con psoriasi e 79 relativi controlli in Spagna. Tra le cose osservate: il peso dei casi era più alto rispetto ai controlli, il BMI era sempre più elevato nei casi che presentavano anche più patologie associate (dislipidemia, ipertensione, malattie delle ossa). Lo studio doveva anche valutare il consumo di nutrienti tra casi e controlli per considerare quale tipo di dieta potesse alterare la psoriasi, in particolare relativamente al consumo di vitamina D. Non venivano però osservate differenze significative sia nell'apporto totale di macronutrienti (carboidrati, lipidi, proteine e acqua) che nell'apporto calorico, simile nei due gruppi. Invece l'apporto di vitamina D era basso in entrambi i gruppi (minore della quantità raccomandata) e risultava ancora più basso nel gruppo dei casi.


I nostri consigli

Esaminando gli studi allo stato delle conoscenze attuali è possibile dare delle indicazioni alimentari di massima:

  • Evitare il consumo di bevande alcooliche
  • Aumentare il consumo di frutta fresca e vegetali.
  • Aumentare il consumo di pesce.
  • Tenere sotto controllo il proprio peso corporeo (BMI) sia attraverso un regime dietetico adeguato che attraverso esercizio fisico.
  • In una parte dei pazienti con possibile malattia celiaca l'adozione di una dieta senza glutine potrebbe determinare miglioramenti.





Aggiornato il 28 nov 2016  -  Centro Studi GISED  P.I. 02274270988 | Condizioni d'uso    Privacy    Credits

Torna ai contenuti | Torna al menu
Facebook Twitter Google+ LinkedIn Email