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Pillole di Dermatologia - settembre 2017

Arte e Pelle a Seriate

Pubblicata il 20/9/2017


Arte e pelleSi è tenuta lo scorso 1 settembre alle ore 15.00 l'inaugurazione della mostra
Arte e Pelle, a Seriate (Bg) presso l'ospedale Bolognini -ASST EST. Come hanno sottolineato gli organizzatori della mostra, la pelle è organo di confine e di relazione tra il corpo e il mondo esterno, una barriera che allo stesso tempo porta con sé e su di sé i segni di malesseri fisici e psicologici. Questi segni sono stati oggetto della ricerca del Centro Studi GISED che, negli ultimi anni, ha creato sul suo sito Internet una vera e propria galleria virtuale che conta ora oltre 50 opere d'arte, che rappresentano malattie dermatologiche, e che in futuro si vorrebbe raccogliere in una pubblicazione. Una prima selezione di 20 opere costituisce la mostra itinerante Arte e Pelle che continua il suo viaggio.


I pannelli della mostra saranno visibili nella hall dell'ospedale Bolognini dal 1 al 30 settembre 2017.

Sotto alcune foto dell'inaugurazione:

Arte e pelle


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A cura della Redazione scientifica.




Psoriasi: più grave negli uomini?

Pubblicata il 20/9/2017


psoriasi uominiLa psoriasi è una malattia diffusa con una prevalenza compresa tra il 2 e il 4% nei paesi dell'occidente. Ad essa possono essere associate altre morbidità quali malattie cardiovascolari, sindrome metabolica e depressione. In genere la prevalenza è considerata simile nei due sessi ma numerosi studi hanno invece evidenziato differenze nel trattamento tra donne e uomini: gli uomini sarebbero in misura maggiore sottoposti a trattamenti sistemici in strutture ospedaliere rispetto alle donne, meno soggette a terapie sistemiche e seguite soprattutto da medici non specialisti.

Questo potrebbe derivare dal maggior grado di severità della psoriasi negli uomini rispetto alle donne? Per rispondere a questa domanda un gruppo di ricercatori svedesi ha analizzato i dati di un registro nazionale della psoriasi, lo PsoReg, che raccoglie i dati della maggior parte dei pazienti con psoriasi in Svezia. PsoReg è un pubblico registro, nato nel 2006, che contiene tutti i dati relativi al trattamento sistemico della psoriasi in Svezia. Simile allo PsoCare (innovativo registro italiano non più attivo), PsoReg include pazienti con psoriasi da moderata a grave, trattati o considerati per il trattamento con farmaci sistemici da uno specialista dermatologo. Si stima che circa il 65% dei pazienti trattati con farmaci biologici e circa il 45% trattati con farmaci sistemici siano inclusi nello PsoReg.

Informazioni sul trattamento della psoriasi a livello nazionale, fuori dal registro PsoReg, furono anche raccolte dal PDR (Prescribed Drug Register), considerando i dati relativi all'uso di farmaci specifici per la psoriasi quali ustekinumab (farmaco biologico sistemico) e calcipotriolo (farmaco topico).

In totale i pazienti considerati erano 3252 uomini (59.8%) e 2186 donne (40.2%). Al momento dell'arruolamento le donne avevano un PASI (Psoriasis Area and Severity Index) inferiore rispetto agli uomini, inoltre risultavano più anziane, fumatrici e più sofferenti di PsA (artrite psoriasica). Il BMI (Body Mass Index) era maggiore negli uomini. Con il passare del tempo il PASI tendeva a diminuire sia negli uomini che nelle donne.

Considerando la distribuzione della psoriasi sul corpo (in particolare testa, braccia, tronco e gambe) il PASI nelle donne risultava più basso in ogni regione del corpo tranne che nella testa dove il PASI era simile a quello degli uomini.

Questo potrebbe essere dovuto a differenze nella crescita, cura e acconciatura dei capelli tra uomini e donne le quali spesso tendono a "schermare" la testa dai benefici effetti della luce solare e a provocare la psoriasi mediante il cosddetto effetto Koebner.

Nel registro ProReg e in molti altri registri europei la percentuale di uomini registrati è più alta, variando da circa il 60 al 68%. Ad esempio il registro italiano PsoCare riporta una percentuale di uomini inclusi del 66,2% rispetto al 33.4% di donne (vedi qui).

E se si considerano i trattamenti usati, nel registro PDR sia ustekinumab che calcipotriolo risultano più usati per gli uomini.

Uno studio descrittivo condotto in Irlanda mostrava che il doppio degli uomini riceveva trattamenti sistemici rispetto alle donne e che queste avevano forme di psoriasi meno grave rispetto agli uomini. Uno studio giapponese retrospettivo osservava che gli uomini sviluppavano psoriasi più grave durante il follow-up rispetto alle donne considerate.

Tutto ciò porta gli autori a confermare l'ipotesi avanzata già nel 1945 da uno studio di Romanus, che aveva osservato significative differenze nella gravità della psoriasi tra uomini e donne in una popolazione di 500 svedesi: le caratteristiche
sintomi continui e raccomandato ricovero in ospedale erano soddisfatte dal 38.4% degli uomini contro il 28% delle donne (1).

A cura della Redazione scientifica.


  1. Hägg D, Sundström A, Eriksson M, Schmitt-Egenolf M. Severity of Psoriasis Differs Between Men and Women: A Study of the Clinical Outcome Measure Psoriasis Area and Severity Index (PASI) in 5438 Swedish Register Patients. Am J Clin Dermatol. 2017;18:583-590.


Occhi aperti sul melanoma

Pubblicata il 20/9/2017


melanomaUn gruppo di ricercatori olandesi del
Netherlands Comprehensive Cancer Organisation and Radboud University Medical Centre ha misurato il rischio di sviluppare un successivo melanoma primario in una popolazione di 1127 pazienti con melanoma, allo scopo di offrire un follow-up più personalizzato. Dei 1127 partecipanti, 53 sviluppavano un secondo melanoma primario durante un follow-up medio di 6.3 anni. Il rischio cumulativo a 5 anni era di 3.7%, paragonabile a quello misurato da altri studi: inoltre circa il 33% dei melanomi era diagnosticato dopo più di 5 anni.

L'analisi del gruppo con un nuovo melanoma mostrava che il rischio era più alto nelle persone anziane, persone con molti nei, con esposizione professionale a radiazioni UV per più di 10 anni e un primo melanoma
in situ.

Gli autori suggeriscono che a questo sottogruppo dovrebbero essere offerti controlli aggiuntivi nel tempo, come succede con altri tipi di cancro come quello del seno o del colon retto, ma osservano che al momento in molte nazioni non sono stati attivati piani di sorveglianza specifici per pazienti con un primo melanoma
in situ (1).

Un editoriale di commento allo studio danese, pubblicato dalla rivista BJD, analizza le ragioni per cui potrebbe essere utile attivare un programma di sorveglianza specifico per pazienti con tumori cutanei (in genere considerati a basso rischio di recidiva) ma appartenenti a sottogruppi con rischio più elevato.

In generale la necessità di una sorveglianza dopo la diagnosi e il trattamento di un cancro è considerata plausibile per la maggior parte dei tumori, per vari motivi quali la necessità di tenere sotto controllo eventuali recidive o la comparsa di un secondo tumore primario (metacrono), controllare gli eventi avversi indotti dal trattamento (chirurgia, radioterapia e farmaci), fornire consulenza psicologica per rassicurare i pazienti, fornire informazioni sulla malattia e promuovere stili di vita salutari. Infine anche i medici di base dovrebbero essere inclusi nel team oncologico e ricevere informazioni sulla diagnosi, trattamento e cura successiva.

Nel caso dei tumori cutanei la tendenza è a non raccomandare eccessivi controlli data la natura non invasiva di molti di essi, come è evidenziato dal recente suggerimento di definire i tumori cutanei non melanoma come "lesioni indolenti di origine epiteliale". Secondo l'autore dell'editoriale sarebbe invece utile continuare a seguire i pazienti con tumori cutanei in modo da rassicurarli. Inoltre, soprattutto nel caso dei melanomi, il rischio di un secondo tumore è reale anche se basso. L'autore sottolinea che questo rischio potrebbe essere correlato ad una sorveglianza già più alta in questo sottogruppo e al fatto che i pazienti con melanoma
in situ vivono più a lungo rispetto a quelli con melanoma più invasivo.

Il sottogruppo a più alto rischio presenta un profilo ben definito che dovrebbe essere confermato in uno studio più ampio. La necessità di identificare un profilo di rischio è importante ed è soprattutto importante avere modelli di previsione del rischio individuale utilizzabili nella pratica clinica dato anche l'alto numero di pazienti con tumori cutanei.

Tutti i pazienti con tumori cutanei dovrebbero avere la possibilità di visite di controllo nei mesi e negli anni successivi alla diagnosi e trattamento. Queste visite dovrebbero servire a valutare il trattamento e l'impatto psicosociale, gestire le aspettative del paziente, fornire informazioni sull'autoesame e discutere le necessità non soddisfatte. Al momento c'è scarsa evidenza scientifica e limitato consenso a sostegno di raccomandazioni in tal senso nelle linee guida nazionali e delle società, specie per i tumori cutanei a basso rischio. La mortalità dei pazienti con melanoma, secondo uno studio sulla sopravvivenza condotto in Olanda, raggiungerebbe quella dei soggetti sani dopo 6-8 anni. Tuttavia lo studio che viene commentato nell'editoriale dimostra che il rischio di sviluppare un altro melanoma non diminuisce, anche dopo 10 anni dalla diagnosi del primo melanoma. L'autore suggerisce una più approfondita analisi del rapporto costo-beneficio riguardante la sorveglianza di pazienti con cancro cutaneo.

Dovrebbero essere i dermatologi ad eseguire i controlli sui pazienti con precedenti tumori cutanei. Tuttavia, se si considera l'alto numero di nuovi pazienti e il basso rischio della maggior parte dei tumori cutanei, la cosa non sembra così facile. La soluzione cambia nelle varie nazioni: ad esempio in Olanda i pazienti a basso rischio sono indirizzati verso il proprio medico di base. Mentre prima i medici di base erano coinvolti solo nelle cure oncologiche palliative adesso la tendenza è di coinvolgerli anche nella sorveglianza dopo il trattamento iniziale e, in seguito, nella cura di tumori cutanei a basso rischio come il carcinoma a cellule basali.

Nel caso di tumori come melanoma e carcinoma a cellule squamose, oltre che per il controllo delle cicatrici, le visite di "follow-up" servono a individuare possibili segni di metastasi, ad esempio attraverso la palpazione dei linfonodi, nel quale caso si stabilirà un diverso programma di controlli con un medico di base o altro medico. I dermatologi dovranno mostrare il loro valore aggiunto nella cura dei pazienti ad alto rischio per evitare che i medici di base o i chirurghi plastici prendano il loro posto di specialisti della pelle (2).

A cura della Redazione scientifica.


  1. Schuurman MS, de Waal AC, Thijs EJM, van Rossum MM, Kiemeney LALM, Aben KKH. Risk factors for second primary melanoma among Dutch patients with melanoma. Br J Dermatol. 2017;176:971-978.
  2. Nijsten T, Wakkee M. The four Ws of skin cancer surveillance in patients with melanoma: Why? Who? When? Where? Br J Dermatol. 2017;176:839-841.



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