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Pillole di Dermatologia - ottobre 2013

Idrosadenite suppurativa: piccoli registri crescono

Pubblicata il 28/10/2013


registriEsiste in Italia da circa 5 anni un registro che raccoglie dati e informazioni su pazienti affetti da idrosadenite suppurativa: il Registro italiano per l'idrosadenite suppurativa. Il progetto guidato dalla Clinica Dermatologica dell'Università degli Studi di Ferrara, in collaborazione con il Centro Studi GISED, vede la partecipazione di altri sei centri ospedalieri: Bologna, Cagliari, Firenze, Napoli, Prato e Venezia.

In questi primi anni di attività i pazienti arruolati sono stati 245 di cui 177 nel centro di Ferrara. In maggioranza i pazienti sono di sesso femminile (59,6%) con età media di 33,4 anni e con una percentuale di fumatori del 65,7%.
L'età di esordio della malattia è di circa 21 anni, e le aree principalmente interessate sono inguine e genitali (44,1%), ascelle (34,7%), glutei (10,2%) e tronco (9%). Altre zone interessate sono viso, collo, cosce e pube. In più della metà dei casi non risultano specifiche malattie associate.

Questi riassunti qui sono i primi dati accessibili relativi al registro italiano per l'idrosadenite suppurativa, che rappresenta ad oggi il primo Registro in Europa e forse nel mondo dedicato in maniera specifica a questo disordine. I pazienti arruolati, dopo una prima visita di controllo per l'anamnesi e la valutazione clinica della malattia, vengono poi controllati ogni tre mesi per valutare la risposta terapeutica al trattamento e l'eventuale modifica dello stesso. Il follow-up previsto è di 12 mesi.

La rivista Acta Derm Venereol pubblica un articolo che riguarda la nascita di un registro simile in Scandinavia: lo Scandinavian Registry fo Hidradenitis Suppurativa o HISREG. Inizialmente il registro sarà usato dai Dipartimenti di Dermatologia di Norvegia, Danimarca e Svezia. Tra gli obiettivi del registro quello di condividere e confrontare dati con registri simili in altre nazioni o registri di altre malattie nelle stesse nazioni scandinave (1).

A cura della Redazione scientifica.

  1. Ingvarsson G, Dufour DN, Killasli H, et al Development of a clinical Scandinavian registry for hidradenitis suppurativa; HISREG. Acta Derm Venereol. 2013; 93:350-1


Perdita di capelli: qualche speranza?

Pubblicata il 10/10/2013


perdita capelliLa perdita dei capelli, calvizie o alopecia, è finora considerata una condizione in molti casi irreversibile o poco curabile. Le possibilità di trattamento sono scarse: la FDA ha approvato due molecole, minoxidil, un vasodilatatore pensato per aumentare il flusso dei nutrienti ai follicoli piliferi, e la finasteride che invece agisce bloccando la conversione del testosterone in diidrotestosterone (DHT). Il DHT è un sottoprodotto del testosterone che determina, in soggetti geneticamente predisposti, un progressivo restringimento dei follicoli finchè questi non perdono, per sempre, la capacità di produrre capelli.

Certo c'è sempre la possibilità di sottoporsi al trapianto di capelli, ma spesso questo trattamento risulta costoso e soprattutto invasivo. L'ideale sarebbe trovare un sistema per far riscrescere i capelli in modo naturale, ricreando nuovi follicoli piliferi funzionanti.

Negli anni '50 del secolo scorso alcuni ricercatori avevano osservato la formazione di nuovi follicoli durante la guarigione di ferite in conigli e ratti, ma per vari motivi i risultati non furono ritenuti validi. Nel 2007 furono osservati peli in grado di crescere al centro di piccoli tagli sulla cute di topi adulti, suggerendo la possibilità che le ferite inducessero la formazione di nuovi follicoli piliferi, dovuti ad un processo che ricordava l'embriogenesi. La guarigione delle ferite induceva le cellule cutanee a dedifferenziarsi permettendo la formazione di nuovi follicoli piliferi.

Gli stessi autori, che nel frattempo avevano anche fondato una "company" per sviluppare nuove terapie per risolvere il problema della perdita dei capelli ed altro, hanno pubblicato sulla rivista Nature Medicine un articolo in cui evidenziano il ruolo del fattore di crescita Fgf9 nella formazione di nuovi follicoli in topi adulti, sempre durante il processo di guarigione delle ferite. In presenza di ferite il numero di follicoli diminuiva se diminuiva l'espressione di Fgf9 ed aumentava invece con la sovraespressione di Fgf9 e, importante, in topi knockout per le cellule γδ T (le cellule che nei topi producono il fattore di crescita) l'aggiunta di Fgf9 a ferite determinava rigenerazione dei peli (1).

Queste ed altre osservazioni suggeriscono un possibile utilizzo di Fgf9 o altre sostanze simili, associate a dispositivi di rimozione di strati superficiali della cute, come trattamenti futuri per combattere la perdita dei capelli e determinare rigenerazione di nuovi follicoli piliferi.

Per l'uomo al momento si tratta solo di possibilità, anche se gli autori hanno affermato di aver già condotto prove su pazienti in trial clinici, di cui però non si trovano informazioni certe (2).

A cura della Redazione scientifica.

  1. M, Yang Z, Andl T, et al. Wnt-dependent de novo hair follicle regeneration in adult mouse skin after wounding. Nature. 2007;447:316-20
  2. Gay D, Kwon O, Zhang Z, et al. Fgf9 from dermal γδ T cells induces hair follicle neogenesis after wounding. Nat Med. 2013;19:916-23.


Prurito: l'altra faccia della luna

Pubblicata il 10/10/2013


lunaIl prurito cronico può essere correlato a differenti tipi di malattie: dermatologiche, sistemiche, neurologiche e psichiatriche. In pratica il prurito può essere un sintomo di malattia con un notevole impatto sulla qualità della vita. Nel mondo circa il 20-27% degli adulti soffrirebbe di prurito cronico ma poco si sa sul modo in cui le differenze di sesso e genere possono influenzare il grado dei sintomi o le risposte ai trattamenti.

Sesso e genere sono considerati fattori sempre più importanti in grado di influenzare la gravità o l'esito di una malattia. Ad oggi però non ci sono studi sugli effetti di questi fattori in presenza di prurito cronico.

Uno studio retrospettivo condotto in Germania ha cercato di valutare le differenze relative a sesso e genere in un ampio gruppo di pazienti, confrontando vari parametri del prurito cronico. 1037 pazienti (54.8% di sesso femminile e 45.2% di sesso maschile), con prurito cronico sono stati analizzati considerando le differenze di genere in relazione a qualità della vita, malattie scatenanti il prurito, co-morbidità e clinica.

Gli uomini risultavano più vecchi delle donne (in media 3.5 anni), indicando che il prurito cronico compare più tardi negli uomini probabilmente associato allo sviluppo di malattie croniche correlate all'eta più avanzata.

Considerando la localizzazione del prurito, il prurito era generalizzato o a livello del tronco e delle gambe negli uomini mentre era più localizzato nelle donne.

Lesioni multiple da graffio erano più frequenti nelle donne, lesioni singole negli uomini. Invece la durata del prurito risultava uguale nei due sessi.

Le donne soffrivano più spesso di attacchi di prurito accompagnato da sensazione di dolore, puntura e calore mentre negli uomini il prurito era continuo.

Nelle donne la riduzione del prurito si aveva trattando con il freddo mentre negli uomini dopo trattamento con calore. Inoltre nelle donne l'aggravamento dei sintomi era associato a fattori emotivi e psicosomatici.

Nelle donne tutto questo, accompagnato soprattutto dalla presenza di lesioni visibili, fortemente imbarazzanti, determinava un notevole aggravamento della qualità della vita.

In generale lo studio ha evidenziato specifiche differenze di genere nel modo in cui si manifesta e viene avvertito il prurito cronico: alcune di queste sarebbero correlate a vari fattori fisici e psicologici. Tali differenze dovrebbero essere tenute in considerazione nel trattamento clinico e nella ricerca dedicata al prurito cronico (1).

A cura della Redazione scientifica.

  1. Ständer S, Stumpf A, Osada N, et al. Gender differences in chronic pruritus: women present different morbidity, more scratch lesions and higher burden. Br J Dermatol. 2013;168:1273-80



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