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Pillole di Dermatologia - ottobre 2010

A piccoli passi contro il melanoma

Pubblicata il 20/10/2010


Dopo la scoperta, nel 2002, che più del 60% dei pazienti con melanoma avevano mutazioni nel gene codificante per la proteina B-RAF, la ricerca oncologica ha cercato di individuare un farmaco in grado di bloccare l'attività di questa proteina mutata.

Le mutazioni della proteina chinasi innescano un meccanismo di segnalazione cellulare che incrementa la crescita delle cellule tumorali.

Con la misteriosa sigla PLX4032 si indica un farmaco sperimentale che è sembrato ben comportarsi nei primi trial in corso. PLX4032 è un composto capace di inibire la proteina BRAF mutata andando ad inserirsi in una specie di tasca che la mutazione determina nella struttura tridimensionale della proteina.

Un primo trial condotto su un numero limitato di pazienti ha avuto una risposta positiva nell'81% dei pazienti con melanoma metastatico trattati con una dose orale di 960mg due volte al giorno. Il tumore si riduceva del 30% in 24 su 32 pazienti con mutazioni B-RAF e spariva completamente in 2 altri pazienti.

Sono dati parziali e riferiti ad un piccolo numero di pazienti. Sembra aumentare il tempo di sopravvivenza liberi da progressione della malattia (da 2 mesi a 7 mesi) ma il tumore riprende a crescere in molti pazienti (1,2).

È poco ma è un passo avanti. Il prossimo sarà un trial al quale parteciperanno 700 pazienti e che dovrebbe cominciare a Gennaio.

La sezione Le Terapie in studio del sito fornisce informazioni aggiornate su farmaci in sperimentazione per la cura del melanoma. Inoltre è possibile calcolare il rischio di sviluppare un melanoma nei successivi 5 anni utilizzando il Calcolatore del rischio di melanoma.

A cura della Redazione scientifica.

  1. Flaherty KT, Puzanov I, Kim KB, et al. Inhibition of mutated, activated BRAF in metastatic melanoma. N Engl J Med. 2010;363:809-19.
  2. Bollag G, Hirth P, Tsai J, et al. Clinical efficacy of a RAF inhibitor needs broad target blockade in BRAF-mutant melanoma. Nature. 2010;467596-9.



Pelle artificiale più sensibile

Pubblicata il 20/10/2010


Due gruppi di ricerca indipendenti hanno sviluppato due diversi sistemi di pelle artificiale in grado di avvertire pressioni dell'ordine di pochi kilopascal o anche meno, come il tocco delle dita che scrivono al computer o prendono una penna.

In un caso ricercatori della Stanford University hanno costruito un sensore di pressione usando il polimero elastico polidimetilsilossano (PDMS). Il materiale derivante è in grado di modificare la sua capacitanza quando viene applicata una pressione riuscendo ad avvertire la presenza di una farfalla che si posi su di esso ma risulta ancora rigido (1).

Un approccio differente è stato usato da un altro gruppo all'Università di California, Berkeley. Nanotubi semiconduttori sono stati inseriti in una struttura a griglia usando una tecnica detta di stampa a contatto. La griglia è stata poi poggiata su un materiale in grado di modificare la sua resistenza elettrica sotto pressione.

L'incrocio dei nanotubi agisce come un transistor e l'utilizzo di un materiale come la gomma, facilmente ripiegabile e flessibile, facilita le future applicazioni come pelle artificiale (2).

Nel prossimo futuro i due dispositivi potrebbero essere combinati per ottenere una sorta di pelle artificiale utilizzabile nel campo della robotica fino ad ottenere robot completamente ricoperti da questi materiali e sensibili al tocco leggero di una farfalla oppure per rivestire arti artificiali (3).

A cura della Redazione scientifica.

  1. Mannsfeld SC, Tee BC, Stoltenberg RM, et al Highly sensitive flexible pressure sensors with microstructured rubber dielectric layers. Nat Mater. 2010;9:859-64.
  2. Takei K, Takahashi T, Ho JC, et al. Nanowire active-matrix circuitry for low-voltage macroscale artificial skin. Nat Mater. 2010;9:821-6.
  3. Boland JJ. Flexible electronics: Within touch of artificial skin. Nat Mater. 2010;9:790-2.



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