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Pillole di Dermatologia - ottobre 2009

Attrazioni pericolose

Pubblicata il 30/10/2009


Un gruppo di ricercatori ha identificato una serie di composti naturali sintetizzati da uomini ed uccelli che vengono rilevati da particolari recettori olfattivi localizzati sulle antenne delle zanzare Culex pipiens quinquefasciatus. Sono le zanzare che trasmettono la cosiddetta Febbre del Nilo Occidentale, causata dal West Nile virus, di cui sono portatrici.

Le zanzare sono in grado di avvertire gli odori mediante circa 1300 sensilli antennali, organelli sensoriali che ospitano neuroni recettori olfattivi (ORNs). La capacità delle zanzare di individuare potenziali "vittime" anche a lunga distanza deriva proprio dall'interazione tra i composti odoranti (semiochimici) ed una particolare sottopopolazione di recettori olfattivi.

Utilizzando la tecnica del SPME (Solid Phase Micro-extraction) gli autori hanno analizzato le sostanze odorose, prodotte a livello della pelle umana e degli uccelli, che potrebbero essere coinvolte nell'orientamento a lunga distanza delle zanzare Culex verso potenziali ospiti.

Le principali sostanze individuate comprendono alcuni composti aromatici quali nonanale, decanale e geranilacetone. E di questi il composto presente in maggiore quantità sarebbe il nonanale.

A livello dei sensilli antennali delle zanzare esisterebbero 3 tipi di recettori olfattivi ed il nonanale sarebbe rilevato da gran parte di essi rappresentando quindi lo stimolo più potente finora identificato.

Il nonanale potrebbe quindi essere utilizzato, insieme alla CO2, all'interno di trappole dedicate alla cattura di questa zanzara, pericoloso vettore di febbri infettive e segnalato recentemente anche in Italia (1).

A cura della Redazione scientifica.

  1. Syed Z, Leal WS. Acute olfactory response of Culex mosquitoes to a human- and bird-derived attractant. Proc Natl Acad Sci U S A. 2009 Oct 26. [Epub ahead of print]

Segni cutanei da malattie epatiche

Pubblicata il 23/10/2009


Le malattie epatiche sono spesso accompagnate da sintomi che riguardano la pelle, anzi in molti casi le alterazioni cutanee sono il primo segno di una malattia del fegato. Vediamo brevemente alcune di queste manifestazioni.

Un elevato livello di bilirubina nel siero porta alla comparsa dell'ittero, la pelle assume una colorazione da giallo a marrone.

Quando il fegato non funziona bene, sostanze tossiche possono accumularsi nel corpo e depositarsi nella pelle causando irritazione e prurito. Il prurito può essere generalizzato o localizzato a livello di mani e piedi.

Alterazioni a livello vascolare possono determinare la comparsa sulla pelle di angiomi stellati, macchie ipopigmentate (Bier spots) o di sottilissimi capillari superficiali sul tronco (Paper-money skin).

Palmi delle mani e dita con colorazione rossa si possono osservare in presenza di malattie epatiche, soprattutto cirrosi di origine alcolica. È l'eritema palmare.

Gli xantelasmi invece sono soffici placche lipidiche in genere a livello delle palpebre dovute ad elevati livelli di colesterolo, spesso conseguenza di malattie epatiche.

Alterazioni epatiche possono determinare anche facile sanguinamento e lividi sulla pelle in seguito a piccoli traumi. La pelle può presentare iperpigmentazione.

Pazienti con disfunzione epatocellulari possono avere capelli sottili, perdita di capelli oppure manifestazioni a livello delle unghie. Ad esempio in presenza di cirrosi avanzate le unghie possono diventare per la maggior parte opache e biancastre: sono le cosiddette unghie di Terry.

Una precoce diagnosi di questi segni a livello della pelle può permettere il riconoscimento di malattie epatiche nascoste facilitandone il trattamento (1).

A cura della Redazione scientifica.

  1. Hazin R, Abu-Rajab Tamimi TI, Abuzetun JY et al. Recognizing and treating cutaneous signs of liver disease. Cleve Clin J Med. 2009;76:599-606.

Psoriasi: studi clinici a confronto

Pubblicata il 7/10/2009


La psoriasi è un disordine infiammatorio cronico della pelle che colpisce tra l'1 ed il 3% della popolazione mondiale. Pur non essendo considerata sempre una malattia grave essa può avere un forte effetto a livello emotivo influenzando profondamente la vita dei soggetti colpiti.

La ricerca biotecnologia ha reso disponibili avanzate opzioni terapeutiche: sono i cosiddetti "farmaci biologici". Grandi sono le attese riguardo alla capacità di questi farmaci di risolvere o migliorare la condizione dei malati di psoriasi.

Molte sono anche le incertezze. Intanto non esistono molti studi comparativi tra farmaci tradizionalmente usati ed i nuovi farmaci biologici. Né è chiaro se, negli studi clinici precedenti la commercializzazione di questi farmaci, sia stata considerata la cosiddetta "validità esterna" cioè l'applicabilità dei risultati degli studi alle situazioni reali.

Proprio per capire se e quanto gli studi clinici di trattamenti della psoriasi tengano conto della validità esterna dei risultati e per valutare in generale la qualità degli stessi è nato il progetto EDEN per la psoriasi ( European Dermato-Epidemiology Network). Al progetto EDEN collaborano differenti esperti europei in campo dermato-epidemiologico con l'obiettivo di analizzare gli studi clinici sulla psoriasi pubblicati dalle più importanti riviste mediche e dermatologiche.

I risultati del secondo rapporto EDEN sono stati appena pubblicati dalla rivista British Journal of Dermatology e raccolgono i dati del periodo Gennaio 2001-Dicembre 2006 confrontati con i dati del precedente report riferito al periodo 1977-2000.

Lo studio osserva un aumento nel numero di studi contro placebo (dal 44.6% al 69.3%). È aumentata anche la durata media degli studi passata da 7 a 12 settimane. Così ci sono più studi (dal 30.6% al 57.7%) che utilizzano come esito il PASI (Psoriasis Index and Severità Index).

Pochi ancora gli studi (circa il 7%) che considerano la qualità della vita tra gli indici misurabili. Aumentano anche gli studi sponsorizzati che passano dal 61.0% al 73.7%. Risultano invece limitati gli studi che confrontano i nuovi farmaci con quelli già in uso.

Gli autori evidenziano alcuni miglioramenti negli ultimi studi clinici rispetto alla serie precedente, ed auspicano una maggiore presenza di studi clinici condotti da gruppi indipendenti, finanziati da fondi pubblici o derivanti da imprese etiche.

Sono politiche quindi le scelte che potranno garantire un futuro alla ricerca indipendente nel campo della salute umana (1,2).

A cura della Redazione scientifica.

  1. Naldi L, Svensson A, Diepgen T,et al.; European Dermato-Epidemiology Network. Randomized clinical trials for psoriasis 1977-2000: the EDEN survey. J Invest Dermatol. 2003;120:738-41.
  2. Naldi L, Svensson A, Zenoni D, et al. Comparators, study duration, outcome measures and sponsorship in therapeutic trials of psoriasis. Update of the EDEN Psoriasis Survey 2001-2006. Br J Dermatol. 2009 Sep 24. [Epub ahead of print]


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