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Pillole di Dermatologia - ottobre 2008

Psoriasi: un aiuto dalla dieta?

Pubblicata il 27/10/2008

Se si analizza la distribuzione mondiale della psoriasi si scopre che essa è presente soprattutto nelle regioni più sviluppate del mondo mentre è quasi assente nelle zone più povere. Così come altre malattie croniche legate in qualche modo al modello di vita e soprattutto al tipo di alimentazione diffuso nel mondo occidentale.

Ma se cerchiamo in letteratura (PubMed) studi sui rapporti tra alimentazione e psoriasi troviamo veramente poco.

Una review del 2005 sottolinea come una dieta a basso contenuto calorico potrebbe essere importante nella prevenzione e nella cura della psoriasi, così pochi grassi ed aumentato consumo di frutta e verdura oppure periodi di digiuno potrebbero migliorare i sintomi in malati psoriasici (1).

Pur essendo ormai accertato che un alto BMI e condizioni di obesità hanno un effetto negativo sulla risposta clinica ai trattamenti nella psoriasi sono pochi gli studi clinici sulla correlazione tra tipo di alimentazione e psoriasi. (2).

Cercando nel registro dei trial americani si scopre che è appena iniziato il reclutamento per uno studio clinico che valuterà l'effetto della dieta in soggetti psoriasici soprappeso o obesi, trattati con fototerapia.

Sono solo 30 pazienti: 10 seguiranno una dieta a basso contenuto di zuccheri semplici, 10 una dieta a basso contenuto di grassi mentre altri 10 continueranno a mangiare liberamente. Il primo obiettivo è quello di indurre nei soggetti a dieta una diminuzione del peso corporeo ed in seguito osservare se la perdita di peso migliori la risposta alla terapia (3).

Sembra affermarsi l'idea che tra le terapie in sviluppo per la psoriasi ci sia spazio anche per una giusta alimentazione (4).

A cura della Redazione scientifica.

  1. Wolters M. Diet and psoriasis: experimental data and clinical evidence. Br J Dermatol. 2005;153:706-14
  2. Naldi L, Addis A, Chimenti S, Giannetti A, et al. Impact of Body Mass Index and Obesity on Clinical Response to Systemic Treatment for Psoriasis. Evidence from the Psocare Project. Dermatology. 2008 ;217:365-373.
  3. http://clinicaltrials.gov/ct2/results?term=diet%2C+psoriasis
  4. New therapies in development for psoriasis

Efalizumab: rischio di infezioni

Pubblicata il 20/10/2008

La FDA ha approvato una modifica delle avvertenze incluse nel foglietto informativo del farmaco richiedendo l'inserimento di un "Boxed Warning" per segnalare i rischi di gravi infezioni compresa la PML in seguito all'uso di Efalizumab (1).

Numerosi casi di gravi infezioni batteriche, meningiti virali, malattia da invasione fungina, ed un caso di leucoencefalopatia progressiva multifocale (PML) sono stati riportati in USA.

In riferimento al caso di PML la casa farmaceutica produttrice ha inviato ai dermatologi una lettera informativa (Dear Doctor letter) per segnalare l'evento avverso (2).
PML è una grave malattia del sistema nervoso centrale dovuta alla attivazione del virus JC (John Cunningham virus), virus normalmente presente allo stato latente nell'80% delle persone sane. Il virus attivo può determinare morte o grave disabilità ed al momento non esistono terapie efficaci per la prevenzione o la cura della malattia.

Da segnalare inoltre che il foglietto informativo sarà aggiornato per includere dati da studi su animali giovani che indicano un potenziale rischio di soppressione permanente del sistema immunitario dopo ripetuta somministrazione del farmaco in soggetti giovani (da 1 a 14 anni). Attualmente il farmaco non è approvato per ragazzi sotto i 18 anni.

Efalizumab, anticorpo monoclonale inibitore delle cellule T, è utilizzato in Italia per il trattamento della psoriasi a placche da moderata a grave all'interno del progetto Psocare.

A cura della Redazione scientifica.

  1. http://www.fda.gov/safety/medwatch/safetyinformation/safetyalertsforhumanmedicalproducts/ucm092089.htm
  2. http://www.gene.com/gene/news/press-releases/display.do?method=detail&id=11487

La giusta misura della ricerca

Pubblicata il 13/10/2008

La comunità scientifica giudica il valore di uno scienziato dal numero di pubblicazioni e soprattutto dall'importanza delle riviste su cui sono pubblicati i frutti del proprio lavoro.

In campo medico strumenti come PubMed permettono in pochi secondi di sapere quanto e dove un certo autore ha pubblicato. Più recentemente usando il motore di ricerca Google Scholar è possibile anche sapere quante volte un singolo articolo è stato citato.
Invece la qualità di una rivista è misurata dal cosiddetto "ISI-Impact Factor", valore collegato al numero medio di citazioni che gli articoli pubblicati dalla rivista hanno ricevuto nei due anni precedenti (1).

Nel 2006, Anne-Wil Harzing, Professore all'Università di Melbourne, Australia, ha sviluppato un programma denominato "Publish or Perish" (PoP) che, basandosi sui dati recuperabili in rete da Google Scholar ed utilizzando come unità di misura il cosiddetto Indice H, proposto nel 2005 dal J.E.Hirsh, consente una valutazione qualitativa e non solo quantitativa della produzione scientifica individuale.

L'indice H valuta la qualità della attività di un ricercatore considerando il numero n di articoli pubblicati citati almeno n volte, correggendo possibili errori quantitativi dovuti ad esempio alla durata della carriera o alla presenza di numerosi co-autori.

"Publish or Perish", scaricabile gratuitamente dal sito www.harzing.com , permette al singolo ricercatore o alla comunità scientifica di avere uno strumento di comparazione facile da usare e a costo praticamente nullo, anche in campi della ricerca quali le scienze economiche, sociali, l'ingegneria o le scienze informatiche e matematiche, poco rappresentati negli archivi di citazioni dell'ISI (Institute of Scientific Index).

A cura della Redazione scientifica.

  1. http://www.isiwebofknowledge.com/


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