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Pillole di Dermatologia - novembre 2009

Fibre biodegradabili per curare le ferite

Pubblicata il 23/11/2009


La pelle può subire danni in seguito a traumi, ustioni o ulcere dovute a malattie (diabete) o da pressione. Le lesioni, in alcuni casi, possono diventare l'ambiente ideale per la proliferazione batterica rallentando così la guarigione o determinando complicazioni gravi, come nel caso delle ustioni.

I principali agenti usati per combattere le infezioni cutanee comprendono ioni argento, iodio, clorexidina ed antibiotici. In alcuni casi questi composti vengono posti a contatto delle ferite usando dispostivi costituiti da bende impregnate che li rilasciano lentamente, al fine di inibire la crescita batterica.

Ricercatori della TAU (Università di Tel Aviv, Israele) hanno sviluppato un tipo di fibre riassorbili contenenti l'antibiotico gentamicina, Queste fibre possono essere utilizzate per costruire bende in grado di liberare farmaci a contatto con le ferite evitando, nello stesso tempo, la necessità della loro successiva rimozione.

Il materiale utilizzato è composto da una parte interna di poligliconato e da una struttura esterna porosa di poly(d,l-lactic-glycolic acid) (PDLGA) che contiene l'antibiotico, in questo caso gentamicina, un antibiotico ad ampio spettro che viene rilasciato in maniera controllata.

Per ora gli studi condotti in vitro hanno dimostrato la capacità di questo sistema biodegradabile di uccidere i batteri in pochi giorni (1,2,3).

A cura della Redazione scientifica.

  1. Grinberg O, Binderman I, Bahar H, et al. Highly Porous Bioresorbable Scaffolds with Controlled Release of Bioactive Agents for Tissue Regeneration Applications. Acta Biomater. 2009 Oct 31. [Epub ahead of print]
  2. Zilberman M, Golerkansky E, Elsner JJ, et al. Gentamicin-eluting bioresorbable composite fibers for wound healing applications. J Biomed Mater Res A. 2009 ;89:654-66.
  3. Zilberman M, Elsner JJ. Antibiotic-eluting medical devices for various applications. J Control Release. 2008 ;130:202-15

Arsenico, effetti sulla pelle ed usi terapeutici

Pubblicata il 9/11/2009


L'esposizione cronica all'arsenico può avere esiti differenti sulla salute degli individui esposti. Gli effetti, comunemente associati all'esposizione cronica all'arsenico contenuto nell'acqua da bere, comprendono: lesioni dermatologiche, vari tipi di cancro (cancro epatico, polmonare, della vescica e della pelle), problemi riproduttivi, disordini neurologici e cardiovascolari. L'arsenico è classificato come carcinogeno di gruppo I dallo IARC.

In varie regioni del mondo (es. Cina, Taiwan, America Centrale e Meridionale, India) l'arsenico naturalmente presente nell'acqua da bere è di origine geologica oppure dovuto ad attività industriali.

Nelle zone contaminate i livelli misurati nell'acqua vanno da decine, centinaia fino a migliaia di microgrammi per litro mentre i livelli raccomandati dall'OMS non devono superare i 10 microgrammi per litro.

Secondo il gruppo di lavoro dell'OMS "l'avvelenamento da arsenico è un disordine cronico derivante da prolungata ingestione (non meno di 6 mesi) di arsenico sopra la dose sicura e che si manifesta normalmente con caratteristiche lesioni della pelle seguite o meno da coinvolgimento di organi interni."

Un ampio studio prospettico, condotto in India nel 2001, ha analizzato gli effetti sulla salute in individui che vivevano in zone con forte presenza di arsenico. 3695 su 18000 persone residenti in Bangladesh e 8500 su 86000 residenti in West Bengala presentavano lesioni dermatologiche. In particolare si osservavano melanosi ed ipercheratosi ed alcuni casi di malattia di Bowen o di cancro della pelle.

La melanosi è una iperpigmentazione della pelle diffusa o localizzata. Talvolta si potevano osservare casi di leucomelanosi, aree di depigmentazione cutanea. L'ipercheratosi compariva soprattutto a livello delle mani ed i piedi.
L'esposizione all'arsenico era associato a 3 tipi di cancro cutaneo: malattia di Bowen, carcinoma basocellulare e carcinoma squamocellulare. Riportati anche casi di carcinoma a cellule di Merkel ed un aumento del rischio di melanoma (1).

Ma l'arsenico fin dall'antichità è stato usato anche per curare alcune malattie. Ricordiamo la soluzione di Fowler (triossido di arsenico in potassio bicarbonato, 1% w/v), un prodotto utilizzato dal 1786 per circa 150 anni per trattare asma, eczema, pemfigo e psoriasi. Nel 1910 il cosiddetto Salvarsan (arsenico organico) veniva usato per trattare sifilide e tripanosomiasi. Ai nostri giorni segnaliamo che nel 2000 la FDA ha approvato l'uso del triossido di arsenico, per il trattamento di pazienti con leucemia promielocitica acuta (2).

Sul sito del Contam (Contaminanti nella catena alimentare) è invece possibile leggere il recentissimo parere della EFSA relativo ai rischi per la salute dovuti alla presenza di arsenico in alimenti quali cereali, prodotti alimentari per usi dietetici speciali (come le alghe), acqua in bottiglia, caffè e birra, riso e prodotti a base di riso, pesce e verdure.

A cura della Redazione scientifica.

  1. Sengupta SR, Das NK, Datta PK. Pathogenesis, clinical features and pathology of chronic arsenicosis. Indian J Dermatol Venereol Leprol. 2008;74:559-70.
  2. Antman KH. Introduction: the history of arsenic trioxide in cancer therapy. Oncologist. 2001;6 Suppl 2:1-2.


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