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Pillole di Dermatologia - marzo 2016

Irsutismo: come lo vedono le donne

Pubblicata il 25/3/2016


IrsutismoL'irsutismo è caratterizzato da un'eccessiva crescita dei peli, secondo una distribuzione maschile in pazienti di sesso femminile: le aree coinvolte sono il viso, il torace, la schiena, la parte superiore delle braccia, l'addome e le cosce.

In genere il livello di irsutismo viene misurato usando la scala di Ferriman-Gallwey (mFG), un metodo di ispezione visuale che valuta la crescita dei peli in 9 aree del corpo che, in genere, nelle donne sono prive di peli. La crescita anomala di peli può causare depressione, imbarazzo, preoccupazione, isolamento sociale ma poco si sa su quanto effettivamente l'irsutismo influenzi la qualità della vita.

Alcuni studi hanno evidenziato che spesso c'è una differente valutazione del grado di irsutismo tra i pazienti e i medici: l'auto-valutazione risulta più negativa rispetto alla valutazione clinica.

Un recente studio pubblicato dalla rivista Jama Dermatology analizza un ampio campione di pazienti con sindrome dell'ovaio policistico (PCOS) allo scopo di confrontare la valutazione clinica e quella dei pazienti sul grado di irsutismo e stabilire l'associazione tra il grado di irsutismo e la qualità della vita ed il rischio di depressione.

In tutto 229 pazienti (età 14-52 anni) con diagnosi di PCOS auto-valutavano ed erano valutate da un medico per il loro irsutismo. Confrontando i valori ottenuti si evidenziava che le pazienti consideravano la loro situazione più grave rispetto ai medici: una media di 4.5 punti in più rispetto al punteggio mGF totale.

Questa visione più "pessimista" della propria situazione era significativamente associata a un maggiore rischio di depressione. La qualità della vita era misurata usando la scala Skindex-16, un questionario relativo a: sintomi, effetti sulle emozioni e effetti sulla funzionalità fisica e sociale.

I risultati finali evidenziavano una notevole discordanza nella percezione dell'irsutismo tra le pazienti e i medici. Gli autori consigliano i medici di tenere in considerazione le impressioni delle pazienti quando si apprestano a sviluppare un adeguato piano di trattamento in modo che esso sia quanto più possibile vicino alla percezione che le pazienti hanno e che possa evitare effetti negativi sulla qualità della loro vita e sulla depressione (1).

A cura della Redazione scientifica.

  1. Pasch L, He SY, Huddleston H, et al. Clinician vs Self-ratings of Hirsutism in Patients With Polycystic Ovarian Syndrome: Associations With Quality of Life and Depression. JAMA Dermatol. 2016 Mar 4.


Il declino della ricerca in Italia

Pubblicata il 25/3/2016


Ricerca ItaliaLa rivista The Lancet ha pubblicato a Gennaio 2016 un articolo scritto dal prof. Giuseppe Remuzzi e da Richard Horton, rispettivamente direttore dei laboratori dell'Istituto Mario Negri di Bergamo e Editor-in-Chief di The Lancet, dal titolo
"Italy, the land of holy miracles, revisited", in cui i due autori discutono la possibilità di avere un vero e proprio rinascimento scientifico in Italia attraverso l'apertura di un dialogo con il mondo religioso che, come testimoniato dalla enciclica Laudato si', starebbe modificando il suo atteggiamento verso la scienza aprendosi ad un "dialogo intenso e produttivo per entrambe" (1).

Ma vi è mai stata una vera età dell'oro per la scienza italiana? E la rinascita della scienza italiana deve per forza passare attraverso il dialogo con il Vaticano? Il dr. Luigli Naldi ha provato a rispondere a questa domande in un articolo pubblicato sulla rivista Recenti Progressi in Medicina.

Se è senza dubbio vero che è esistita una tradizione scientifica di eccellenza italiana è anche vero che negli ultimi due secoli, svariati fattori hanno impedito un suo pieno sviluppo. E questo per vari motivi: dapprima la mancanza di uno stato unitario ha portato la scienza a uno sviluppo "regionale" con enormi differenze tra i vari stati che, in alcuni casi, sostenevano la scienza mentre, in altri, ne impedivano il progresso. Dopo l'unità i vari tentativi di razionalizzare il mondo della ricerca sono stati rallentati dalla scarsità di fondi disponibili e da una differente distribuzione degli stessi. Dopo la prima guerra mondiale si è avuta la nascita del nucleo iniziale del Consiglio Nazionale delle Ricerche, pur permanendo una notevole povertà di mezzi rispetto al personale utilizzato.

Nel secondo dopoguerra, nonostante la forte espansione del sistema universitario, l'incremento del numero degli iscritti e la creazione di un ministero dedicato alla Ricerca Scientifica (ora MIUR), la spesa per la ricerca e lo sviluppo è rimasta comunque sempre al di sotto della spesa in altri paesi: ad esempio nel 2013 in Italia era pari all'1,31% del prodotto interno lordo (PIL) mentre in Francia era il 2,23% e in Israele il 4,21%.

A parole il primato della ricerca scientifica viene esaltato pubblicamente ma nella realtà poco viene fatto per incentivarne lo sviluppo: il numero di laureati in Italia è tra i più bassi , pochi sono i ricercatori e nello stesso tempo poco pagati e, soprattutto, costretti ad una situazione di precarietà prolungata nel tempo.

Non ci si deve meravigliare se i giovani laureati italiani decidono di emigrare in altri paesi sia per motivi economici ma anche perchè spesso il loro lavoro non viene riconosciuto o viene utilizzato per favorire le carriere accademiche di poche personalità.

Inoltre esiste in Italia un ritardo culturale e legislativo determinato dalla incapacità della classe politica di attuare una politica autonoma rispetto a posizioni di gruppi di pressione di differenti ideologie e convinzioni religiose.

Per superare questa situazione, più o oltre che aprire un dialogo tra scienziati, filosofi e mondo religioso, sarebbe importante favorire l'educazione in campo scientifico dei cittadini in modo da coinvolgerli in prima persona nel dibattito e nella definizione di norme bioetiche condivise. Una forma di democrazia partecipativa che ha però bisogno di un processo di alfabetizzazione alla scienza del pubblico, come dimostra l'esperienza degli Stati Generali della Bioetica, conclusi in Francia nel Giugno del 2009 (2).

A cura della Redazione scientifica.

  1. Remuzzi G, Horton R. Italy, the Land of Holy Miracles--revisited. Lancet. 2016;387:11-2.
  2. Naldi L. L'Italia dei miracoli. La rinascita della scienza italiana passa per il Vaticano. Recenti Prog Med 2016;107(3):117-120.


Ricordando Sergio Chimenti

Pubblicata il 7/3/2016


Ricordando ChimentiSergio Chimenti è scomparso prematuramente dopo giorni di sofferenza in terapia intensiva. Sembra una beffa per un uomo con una vitalità esuberante e molteplici interessi, in grado di combinare la scienza dermatologica ai livelli più alti con una non comune abilità didattica in grado di formare un'importante "Scuola di Dermatologia", quella dell'Università di Roma Tor Vergata per intenderci. Ma le attività di Sergio non si fermavano alla Medicina. Coltivava seri interessi artistici nel teatro e nel cinema come attore, e ha sempre svolto un'intensa pratica sportiva in vari campi ottenendo successi.

Recentemente, Sergio è stato in grado di unire tutta la Dermatologia italiana con l'obiettivo di ospitare in Italia il prossimo Congresso Mondiale di Dermatologia riuscendo nell'intento. Attestati di stima sono giunti da tutto il mondo alla notizia della scomparsa del prof. Chimenti. Sergio continuerà a vivere nel ricordo di tutti noi che abbiamo avuto il privilegio di conoscerlo.

A cura della Redazione scientifica.



L'arte di curare

Pubblicata il 7/3/2016


Arte e curaIstituto Nazionale dei tumori di Milano, un pomeriggio dedicato a raccontare l'
arte di curare con l'arte. Sembra un gioco di parole ma è quello che è successo al convegno "Arte e cura o arte che cura?" tenuto lo scorso 17 Febbraio nell'aula magna dell'INT, adesso dedicata al grande oncologo Gianni Bonadonna.

Dopo i saluti iniziali, il convegno è iniziato con un video che raccoglieva disegni e foto fatti dai pazienti, un susseguirsi di immagini colorate e piene di vitalità, un segno che la malattia può stimolare sensibilità ed emozioni spesso ignorate o tenute nascoste nelle persone sane.

Si scopre quindi un ospedale, ed in particolare il reparto di radioterapia, dove medici e personale sanitario, insieme ai pazienti, cercano di utilizzare le risorse creative dell'individuo per superare i momenti critici dell'essere ammalato e non solo.

C'è all'interno dell'ospedale un laboratorio artistico dove i pazienti e i loro parenti (anche pazienti di altri ospedali) possono svolgere attività varie: dipingere, imparare a cucire o ad usare il computer, fare ginnastica, yoga, meditare, etc. guidati dai volontari e dagli psicologi.

È possibile vedere un film (rigorosamente a sorpresa) e poi discuterne con gli altri oppure partire per una camminata "artistica" per scoprire luoghi della città e non solo: tutti insieme come in gita.

Medici impegnati in narrazioni con accompagnamento musicale improvvisano
performance durante le cene dei pazienti, raccontando storie: sono i cosiddetti "pezzi fluttuanti". E capisci che fare il medico all'INT (come in altri ospedali) è difficile e che l'umanità dentro ha bisogno di espandersi e superare le barriere tra medico e paziente, per vincere la paura e il dolore. La cura diventa dono, un segno di galanteria verso il malato.

Le pareti di molte sale sono ricoperte di foto, sono le foto di pazienti giovanissimi, come racconta il prof. Pastorino, vestito di verde come si addice ad un chirurgo, che parla nel suo intervento anche di un ospedale antico dove i pazienti guardando in alto potevano vedere pareti affrescate da grandi artisti ( Santa Maria della Scala a Siena, oggi diventato un museo) oppure di un obitorio "bellissimo", tutto azzurro, reinventato da un architetto italiano, Ettore Spalletti. La volontà di umanizzare la medicina può passare attraverso vie diverse, utilizzando arti e modi differenti. Ad esempio attraverso le cosiddette "cere vive" di Clemente Susini o le tele del progetto "immunità" di Tetsuro Shimizu, esposte nella sala d'attesa dell'istituto.

Poi i pazienti: uniti, uno accanto all'altro, come a farsi forza tutti insieme, ma fortissimi anche da soli. Uno ha voluto scrivere una fiaba, l'ha intitolata "la parentesi" ad intendere che la malattia è solo una parentesi, ed ora la fiaba sta diventando un libro vero.

Altre (molte le donne) raccontano di come hanno scoperto durante la malattia una vena creativa che non pensavano di avere e di come hanno voluto esprimerla anche dipingendo con le mani ed i piedi...niente può fermarle.

E il teatro? Esperienze di improvvisazione teatrale durante il convegno con la partecipazione di alcuni pazienti. Il teatro che è un gioco come in fondo è la vita e che entra a far parte della cura dei pazienti e, nello stesso tempo, del personale sanitario.

Un convegno fuori dagli schemi, come può esserlo ritrovarsi dopo una diagnosi di cancro: un cambiamento improvviso che modifica le prospettive della vita...l'arte e la creatività possono essere di aiuto, sicuramente.

A cura della Redazione scientifica.



#journalnews_2

Pubblicata il 7/3/2016


Perdita coloreBrevi notizie dalle riviste scientifiche e dalla rete:



  • Uno studio in corso di pubblicazione evidenzia un collegamento tra inquinamento da traffico e comparsa di lentiggini sul viso. Lo studio ha valutato i risultati di due studi di coorte, lo studio SALIA condotto su popolazioni caucasiche e uno studio condotto invece su popolazioni asiatiche, nell'area di Taizhou (Cina). In entrambi i casi l'esposizione ad un inquinante quale NO2 era associata ad un aumento del numero di lentiggini sulle guance, soprattutto nelle donne con più di 50 anni. Su The Journal of Investigative Dermatology: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26868871


  • L'ampiezza del margine di escissione chirurgica di un melanoma cutaneo primario incide sulla sopravvivenza a lungo termine? Uno studio clinico ha cercato di dare una risposta a questa domanda. 900 pazienti furono sottoposti a escissione chirurgica di un melanoma con margine di 1 (453) o 3 cm (447) con un follow-up medio di di 8.8 anni. Il numero dei pazienti sopravvissuti risultava superiore nel gruppo con margine di 3 cm rispetto ad 1 cm (253>241) ma la differenza non era significativa. Gli autori suggeriscono che in ogni caso il rischio di recidiva risulta più alto nei pazienti con un margine di solo 1 cm che quindi sarebbe comunque da sconsigliare. Su The Lancet Oncology: http://www.thelancet.com/pdfs/journals/lanonc/PIIS1470-2045%2815%2900482-9.pdf


  • Uno studio di coorte condotto in Svezia ha valutato l'effetto di inibitori di TNF sul rischio di insorgenza di tumori cutanei squamosi (SCC) e basocellulari (BCC) in pazienti con artrite reumatoide. Allo studio partecipava: una coorte di pazienti con artrite reumatoide mai trattati con biologici (n=46409), una coorte di pazienti che avevano iniziato il trattamento con anti-TNF negli anni 1998-2012 (n=12558) ed una popolazione di confronto. I pazienti con artrite reumatoide avevano un rischio aumentato del 20% di BCC ed un rischio quasi doppio di SCC. Nei pazienti trattati con inibitori di TNF il rischio di BCC risultava moderatamente aumentato ma non significativamente, mentre il rischio di SCC era circa del 30% rispetto a quelli mai trattati con biologici. Su British Medical Journal: http://www.bmj.com/content/352/bmj.i262.long



A cura della Redazione scientifica.






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