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Pillole di Dermatologia - marzo 2013

Vitiligine: prospettive scientifiche e sanitarie

Pubblicata il 29/3/2013


convegno vitiligine 2013Discutere di vitiligine significa parlare di una patologia dermatologica ad eziologia ignota, non contagiosa, non pericolosa per la vita dei pazienti ma che influenza in maniera decisiva la loro qualità della vita.

La vitiligine è caratterizzata dalla comparsa di aree con pochi melanociti o senza melanociti, colpisce circa lo 0.5-1% della popolazione mondiale, soprattutto giovani ed ha una prevalenza maggiore nelle popolazioni di pelle nera e nelle donne.

Lo scorso 22 marzo 2013, dermatologi, medici, infermieri e pazienti hanno condiviso le loro esperienze e le loro conoscenze nel convegno: "La vitiligine in Italia e nel sistema sanitario: l'innovazione possibile" organizzato dal Centro Studi GISED per fare il punto sullo stato attuale della ricerca e dei trattamenti, aprire una finestra sulle possibilità terapeutiche in studio e tracciare le basi per la creazione di una registro nazionale dei malati di vitiligine, il VitiligoCare.

Dalle varie relazioni (1) è emerso un quadro in parte già noto, ma con alcune novità importanti quali:

  • La recente definizione di Linee guida europee per la gestione del paziente affetto da vitiligine. Tali linee guida considerano l'efficacia del trattamento non solo in termini di ripigmentazione cutanea ma anche di miglioramento dell'adesione del paziente alla cura (compliance) e della qualità della vita.
  • L'accordo sull'uso della fototerapia UVB a banda stretta come trattamento principale per la vitiligine non segmentale estesa, mentre lampade e laser ad eccimeri con picco a 308nm risultano utili in presenza di lesioni limitate. Anche una revisione sistematica della Cochrane Collaboration ha riconosciuto come le prove di efficacia più convincenti (anche se limitate) riguardino proprio la fototerapia con UVB a banda stretta o con laser ad eccimeri e la combinazione con immunosoppressori topici (steroidi o tacrolimus). La stessa revisione conclude affermando la necessità di studi clinici randomizzati di elevata qualità che misurino la ripigmentazione e valutino anche la qualità della vita.
  • La nuova frontiera nella terapia della vitiligine è data dal trapianto autologo di melanociti e cellule basali dell'epidermide in casi di vitiligine stabile o di vitiligine segmentaria. I melanociti possono essere di origine cutanea o follicolare ed il trapianto può essere associato o meno a terapia UVB a banda stretta. A questo proposito il Centro Studi GISED sta mettendo a punto uno Studio clinico controllato intrasoggetto sull'efficacia del trapianto di melanociti autologhi di origine follicolare nel trattamento della vitiligine.
  • Tra i farmaci in sperimentazione, non tantissimi, è stato segnalato in particolare l'afamelanotide.
  • La genetica e la fisiopatologia della vitiligine sono ancora poco chiare. La vitiligine è descritta come un processo multifattoriale influenzato da polimorfismi genetici che determinano suscettibilità ad agenti tossici interni ed esterni con coinvolgimento dei mitocondri cellulari e del sistema immunitario.
  • Pur essendo una patologia cutanea, un certo numero di pazienti presentano associazione con altre malattie di interesse dermatologico e non, quali patologie tiroidee autoimmuni, diabete mellito, malattia di Addison, alopecia areata, dermatite atopica e psoriasi. Più rare altre associazioni che possono però insorgere a distanza di anni rendendo necessario uno screening periodico per individuarle in maniera precoce.


Il prof. Carlo Gelmetti partendo dall'esperienza acquisita nel campo della cura della dermatite atopica ha affrontato il tema dell'educazione terapeutica dei pazienti, una forma di educazione da parte di medici e infermieri sulla malattia e le terapie per migliorare la compliance dei pazienti.

La voce dei pazienti è stata quella di Iole Airoldi, in rappresentanza di ARIV (Associazione Ricerca Informazione per la Vitiligine), che ha espresso i dubbi, le speranze e le necessità di chi ogni giorno vive i problemi della vitiligine.

Il Dr. Luigi Naldi ha concluso le relazioni parlando di Innovazione di processo e di prodotto in sanità: l'introduzione di innovazioni tecnologiche e organizzative nella pratica clinica è una esigenza sentita dal mondo sanitario. Risulta importante che procedure diagnostiche, farmaci, interventi, assetti organizzativi, basati su solide evidenze empiriche e in grado di offrire vantaggi ai pazienti, siano inseriti in maniera tempestiva nella pratica sanitaria quotidiana.

Il dibattito finale ha cercato di fornire basi concrete all'avvio del progetto VitiligoCare, un registro nazionale dei trattamenti di malati con vitiligine che consenta di migliorare la cura e la qualità della vita dei pazienti attraverso un censimento dell'offerta terapeutica, l'istituzione di una rete nazionale di trattamento ed il controllo dei determinanti e degli esiti dei trattamenti. Tra le esigenze più sentite quella di stabilire una gestione uniforme dei pazienti nelle differenti regioni italiane che garantisca a tutti i cittadini le stesse possibilità di cura.

A cura della Redazione scientifica.

  1. Abstract presentazioni



Nuove strategie per lo studio dell'acne

Pubblicata il 12/3/2013


microbioma e acneLa dermatologia e la biologia della pelle vengono oggi studiate anche utilizzando tecniche bioinformatiche, un insieme di tecnologie che permettono di acquisire ed elaborare una grande quantità di dati che includono informazioni mediche, genetiche, biochimiche e biofisiche. Si parla allora di
skinomica. Tra i sistemi biologici complessi analizzati risultano importanti, oltre a geni e proteine, anche i microbi che normalmente vivono sulla nostra pelle e che costituiscono il cosidetto microbioma cutaneo.

Un articolo recentemente pubblicato dalla rivista Journal of Investigative Dermatology analizza il ruolo del microbioma correlato all'acne utilizzando tecniche cosiddette di metagenomica. Vari studi hanno mostrato che le malattie umane dovute a microbi sono spesso causate da specifici ceppi di una stessa specie. Anche nel caso delle malattie della pelle non tutti i ceppi batterici di una specie associata ad una patologia cutanea risultano patogeni. Ad esempio nel caso dello Staphilococcus aureus quelli meticillina resistenti oppure per Escherichia coli il ceppo O157.

Tra le malattie cutanee più diffuse l'acne può colpire fino all'85% dei giovani e fino all'11% degli adulti. Tra le cause dell'acne risulta importante il coinvolgimento batterico ed in particolare la specie Propionibacterium acnes, un batterio commensale predominante sulla pelle.

Nello studio descritto gli autori hanno confrontato il microbioma cutaneo, a livello di ceppi e a livello genomico, relativo a Propionibacterium acnes, in 49 pazienti con acne e 52 pazienti normali. L'approccio è stato di tipo metagenomico: il dna genomico è stato estratto direttamente da ogni campione prelevato nei pori cutanei del naso (unità pilosebacea). Successivamente, dopo amplificazione e sequenziamento di un particolare DNA, il 16S DNA ribosomale (16S rDNA), è stato possibile determinare che la popolazione batterica predominante era quella di P. acnes ma i ceppi presenti erano diversi nei due gruppi confrontati. Alcuni ceppi (RT4 e RT5) erano associati con l'acne, altri invece (RT6) erano predominanti nel gruppo di controllo.

Anche se rimane da chiarire il ruolo specifico svolto dai differenti ceppi osservati, questo ulteriore progresso potrebbe essere importante nella ricerca di terapie mirate a combattere i ceppi correlati all'insorgenza dell'acne oppure a rafforzare la parte buona della popolazione microbica cutanea (1,2).

A cura della Redazione scientifica.

  1. Blumenberg M. SKINOMICS: Transcriptional Profiling in Dermatology and SkinBiology. Curr Genomics. 2012;13:363-8.
  2. Fitz-Gibbon S, Tomida S, Chiu BH, et al. Propionibacterium acnes Strain Populations in the Human Skin Microbiome Associated with Acne. J Invest Dermatol. 2013 Jan 21.


Malattia e arte

Pubblicata il 12/3/2013


malattie e arteUna mostra iniziata a Novembre del 2012 e quasi conclusa alla Cork's Lewis Gluksman Gallery, in Irlanda, affronta il tema della malattia vista attraverso gli occhi degli artisti. Si tratta di artisti contemporanei: Cecily Brennan, Martin Creed, Terry Dennett, Damien Hirst, Laura Potter, Mary Rose O'Neill, The Project Twins, Paul Seawright, Jo Spence, Thomas Struth che utilizzando tecniche diverse descrivono la loro particolare visione dell'essere colpiti da una malattia.

La mostra intitolata Living Loss. The experience of illness in art, cerca di approfondire la conoscenza della sofferenza fisica e piscologica attraverso l'opera e la sensibilità dell'arte e degli artisti.

Particolarmente interessanti, da un punto di vista dermatologico, le opere della pittrice e autrice di video Cecily Brennan che, in una serie di dipinti, ritrae donne, uomini e bambini con psoriasi ed eczema, manifestazioni visibili di malattie che non colpiscono solo la pelle ma possono trasformare la vita stessa.

Cecily Brennan è un'artista irlandese nata nel 1955 che vive e lavora tra Dublino e Berlino. Nella serie denominata Heat, iniziata nel 2003, la Brennan dipinge, utilizzando la tecnica delle icone, (tempera a uovo su pannelli di gesso), individui colpiti da infezioni croniche della pelle ma abbastanza comuni, quali psoriasi e varie forme di eczema. I dipinti nascono dall'idea di rappresentare come il corpo reagisce allo stress e alla pressione con segni patologici superficiali che a volte vanno e vengono in maniera casuale.

La pelle è cosparsa di chiazze e macchie ma, nonostante tutto, si ha la sensazione che oltre allo stato patologico l'artista voglia rappresentare soprattutto gli esseri umani che portano e manifestano la loro condizione.

A cura della Redazione scientifica.




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