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Pillole di Dermatologia - marzo 2009

Idradenite da PlayStation

Pubblicata il 30/3/2009


L'idradenite idiopatica palmoplantare (IRPH) è stata descritta nel 1994. E' caratterizzata dalla comparsa di noduli e placche eritematose sui palmi delle mani e sulle piante dei piedi, prevalentemente in bambini sani.

Si differenzia quindi dalla idradenite eccrina neutrofilica (NEH), descritta nel 1982, nella quale noduli e placche compaiono su tronco, sul viso e vicino alle estremità in seguito all'uso di farmaci chemioterapici o in presenza di neoplasie o infezioni.

Le lesioni osservate nella idroadenite idiopatica deriverebbero da traumi meccanici e/o termici con conseguente rottura delle ghiandole eccrine palmoplantari.

Il rilascio delle secrezioni ghiandolari attiverebbe nei tessuti circostanti una risposta mediata da citochine in grado di attrarre neutrofili con comparsa di una passeggera infiammazione con noduli e papule, spesso ricorrenti.

La malattia ha in genere un decorso benigno. I sintomi tendono a scomparire spontaneamente dopo tre settimane dalla loro comparsa in circa il 50% dei casi esaminati. In presenza di dolore o febbre leggera può essere utile un trattamento con anti-infiammatori non steroidei (1).

Un caso particolare di idradenite idiopatica palmare, conseguente all'uso continuativo di una PlayStation, è stato segnalato dalla rivista BJD.

I medici hanno curato una ragazzina con lesioni nodulari ad entrambe le mani collegando la loro comparsa con il trauma indotto dall'eccessivo uso di una console da PlayStation, diagnosticando così una nuova patologia cutanea indicata come idradenite palmare da PlayStation. (2).

A cura della Redazione scientifica.

  1. Simon M Jr, Cremer H, von den Driesch P. Idiopathic recurrent palmoplantar hidradenitis in children. Report of 22 cases. Arch Dermatol. 1998 ;134:76-9.
  2. Kasraee B, Masouyé I, Piguet V. PlayStation palmar hidradenitis. Br J Dermatol. 2009 Feb 23. [Epub ahead of print]

Il corpo secondo Antony Gormley

Pubblicata il 30/3/2009


Da sempre Antony Gormley rappresenta il corpo nelle sue sculture ed installazioni.

Il corpo in relazione allo spazio circostante, insieme ad altri corpi, riflesso nello specchio. Il corpo disegnato nello spazio, formato da linee, barre, blocchi geometrici, punti, spazi vuoti definiti dallo sfondo.

L'artista usa materiali diversi, dal pane, al legno, all'argilla fino ai metalli lavorati ed assemblati a partire da modelli disegnati al computer.

Antony Gormley, nato a Londra nel 1950, è un archeologo ed antropologo che ha deciso di dedicarsi all'arte. Da circa 25 anni l'artista rappresenta oggetti naturali e figure umane. Utilizzando il suo corpo come modello, crea figure piccole o enormi, isolate o in gruppi, piene o attraversate dallo spazio circostante.

In questo periodo è possibile vedere alcune delle sue opere all' Artium Museum nella cittadina basca di Vitoria-Gasteiz (19 marzo-30 Agosto 2009, Spagna).

Oppure prendere realmente parte ad alcune delle sue installazioni temporanee come Clay and the Collective Body (dal 21 Marzo al 7 Aprile 2009 ad Helsinki, Finlandia) dove i partecipanti avranno a disposizione un enorme cubo di argilla per creare oggetti oppure One and Other dove per 100 giorni consecutivi chiunque potrà diventare una statua vivente salendo per un'ora sul cosiddetto Fourth Plinth a Trafalgar Square, Londra.

A cura della Redazione scientifica.


La voce femminile della scienza

Pubblicata il 16/3/2009


Quante e chi sono le donne che hanno contribuito alla ricerca scientifica in Italia? A questa domanda cerca di rispondere Scienza a due voci, un sito Internet sul quale è possibile leggere le biografie delle donne che si sono occupate di scienza in Italia.

Tra le pioniere della medicina citiamo Anna Morandi Manzolini (1714-1774) che, alla morte del marito Giovanni Manzolini da cui aveva appreso l'arte della ceroplastica, successe allo stesso diventando in breve un esempio di artista, scienziata e divulgatrice nota ed apprezzata in Italia ed in Europa.

Del suo lavoro restano molte riproduzioni anatomiche in cera, conservate attualmente presso il museo delle Cere Anatomiche (ex Istituto delle Scienze) dell'Università di Bologna, città nella quale svolse principalmente la sua attività di artista e di ricercatrice anatomica.

La perfezione dei suoi preparati rivela una grande conoscenza dell'anatomia: le singole parti non sono rappresentate solo da un punto di vista morfologico ma soprattutto da un punto di vista funzionale.

Meravigliando i suoi contemporanei, Anna Morandi eseguiva personalmente dissezioni ed osservazioni al microscopio al fine di approfondire la conoscenza di organi e parti anatomiche che poi riproduceva nei suoi preparati (1).

A cura della Redazione scientifica.

  1. http://www.sciencemuseum.org.uk/broughttolife/objects/display.aspx?id=3989

La globalizzazione nella ricerca clinica

Pubblicata il 9/3/2009


Anche nel campo della ricerca clinica si manifesta una crescente tendenza dell'industria farmaceutica a spostare gli studi clinici dalle zone più sviluppate del mondo verso quelle meno ricche.

Uno studio appena pubblicato dalla rivista NEJM (The New England Journal of Medicine) ha esaminato il registro degli studi clinici (ClinicalTrials.gov) in riferimento a studi di fase 3 finanziati da 20 importanti industrie farmaceutiche a partire dal Novembre 2007.

Circa un terzo dei trial esaminati (157 su 509) vengono condotti fuori dagli Stati Uniti e più della metà dei siti utilizzati (13521 su 24206) sono localizzati all'esterno degli Stati Uniti.

Il fenomeno è relativamente recente, infatti confrontando 300 report di trial pubblicati su NEJM, Lancet e JAMA nel 1995 e nel 2005 gli autori osservano che il numero di siti per studi clinici localizzati fuori dagli Stati Uniti risultava raddoppiato mentre diminuivano i trial condotti in America o nell'Europa Occidentale.

Quali le cause? Spostare gli studi in paesi dove il costo del lavoro è più basso fa diminuire i costi in maniera notevole. I salari di medici, infermieri e coordinatori degli studi in paesi come India o Sud America equivalgono a circa un decimo dei corrispondenti stipendi in strutture ospedaliere americane, anche di livello inferiore.

E' più facile l'arruolamento dei pazienti e questo accelera la durata degli studi. Senza contare le possibilità di espansione commerciale che queste regioni offrono.

Meno regole, minori costi quindi ma sorgono dubbi di natura etica e scientifica. E' corretto condurre studi in nazioni con poca esperienza nella ricerca clinica? Quali sono le garanzie di un corretto controllo da parte delle autorità regolatrici del luogo? Ci sono benefici per i paesi ospitanti? E' possibile generalizzare i risultati ottenuti da popolazioni con profili genetici differenti?

Gli autori forniscono alcune soluzioni ai problemi derivanti dalla globalizzazione della ricerca. L'obiettivo principale è da un parte quello di favorire l'innovazione e l'accesso alle terapie permettendo lo svolgimento dei trial in rapporto ai potenziali usi dei prodotti dopo l'approvazione. Inoltre risulta essenziale creare una struttura forte ed indipendente in grado di assicurare l'integrità della ricerca in qualunque paese del mondo (1).

A cura della Redazione scientifica.

  1. Glickman SW, McHutchison JG, Peterson ED, et al. Ethical and scientific implications of the globalization of clinical research. N Engl J Med. 2009;360:816-23.


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