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Pillole di Dermatologia - luglio 2010

I consigli di Nature per i libri dell'Estate

Pubblicata il 31/7/2010


Nature consiglia una serie di libri da leggere in vacanza e chiede a 16 esperti di scrivere una recensione. Sedici libri che affrontano argomenti vari, utili per continuare a pensare anche sotto l'ombrellone ma senza annoiarsi.

Si parte da un libro di psicologia del 1968 The Mind of a Mnemonist: A Little Book About a Vast Memory (Basic Books: 1968), scritto dal neuropsicologo Alexander Romanovich Luria " e tradotto nel 2002 in italiano con il titolo Una memoria prodigiosa. Viaggio tra i misteri del cervello umano (Mondatori 2002).

The Rational Optimist: How Prosperity Evolves (HarperCollins: 2010), di Matt Ridley racconta la storia del mondo dall'età della pietra fino ai giorni nostri evidenziando la capacità del genere umano di adattarsi ai cambiamenti e di superare le difficoltà. Un libro ottimista sul futuro dell'umanità.

Stumbling on Happiness (Harper Perennial: 2007), scritto da Daniel Gilbert, psicologo sociale ad Harward, è un libro sulla felicità che nel 2007 ha vinto il Royal Society Prizes for Science Books.

Di disinformazione sulla scienza e di dubbi creati ad arte sul lavoro degli scienziati si occupa invece il libro Merchants of Doubt: How a Handful of Scientists Obscured the Truth on Issues from Tobacco Smoke to Global Warming (Bloomsbury Press: 2010) di Naomi Oreskes and Erik M. Conway.

Di pirateria e proprietà intellettuale dalla nascita della scrittura ad Internet parla Adrian Johns nel suo libro Piracy: The Intellectual Property Wars from Gutenberg to Gates (University of Chicago Press: 2010).

Media e mondo dell'informazione gli argomenti affrontati nel libro The Curse of the Mogul: What's Wrong with the World's Leading Media Companies di Jonathan A. Knee, , Bruce C. Greenwald ed Ava Seave (Portfolio: 2009).

James Whorton, professore di storia della medicina dell'Università di Washington, racconta la storia dell'arsenico, potente veleno responsabile di un terzo delle morti per avvelenamento nell'Inghilterra vittoriana nel libro The Arsenic Century: How Victorian Britain was Poisoned at Home, Work, and Play (Oxford University Press: 2010).

Vari aspetti della scienza sono affrontati in due altri libri raccomandati da Nature, Elegance in Science: The Beauty of Simplicity (Oxford University Press: 2010) di Ian Glynn, The Lysenko Effect: The Politics of Science (Humanity Books: 2004) di Nils Roll-Hansen.

Dalla vita di Galileo trae ispirazione il romanzo Galileo's Dream (Harper Voyager: 2009) di Kim Stanley Robinson.

La vita e la musica di Johnny Cash, la leggenda del country americano, e della moglie sono raccontate da Rosanne Cash, figlia del cantante, nel libro Composed: A Memoir (Viking: 2010).

Infine brevemente solo i titoli degli altri libri che Nature consiglia di mettere nella valigia a chi sta partendo per le vacanze, alcuni sono dei famosi bestseller (esempio il libro di Stieg Larsson) o classici (come il libro di Thomas Hardy), libri per tutti i gusti e per menti che continuano a pensare.

Two on a Tower (Penguin Classics: 2006) di Thomas Hardy; Tigers in Red Weather: A Journey Through Asia (Little, Brown and Company: 2005) di Ruth Padel; The Lion and the Mouse (Little, Brown and Company: 2009) di Jerry Pinkney; The Girl with the Dragon Tattoo (MacLehose Press: 2008) di Stieg Larsson e Ils on fait Paris: Une balade en 1000 lieux de mémoire (Castor & Pollux: 2004, in francese ) di Denis Lemarié.

E se siete tanto curiosi da voler sapere chi ha recensito i libri potete guardare qui.

Buone vacanze a tutti.

A cura della Redazione scientifica.




Il colore della pelle

Pubblicata il 31/7/2010




"Io ho davanti a me un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere"(M.L.King)

Il colore della pelle ancora ai nostri giorni può essere motivo di discriminazione. Le differenze superficiali tra gli essere umani dovute alla differente pigmentazione della pelle sono quelle più evidenti. Come dice il genetista Luca Cavalli-Sforza "Appunto perché esterne, queste differenze razziali catturano in modo prepotente il nostro occhio, e automaticamente pensiamo che differenze della stessa entità esistano anche per tutto il resto della costituzione genetica…"(1).

Ma cosa sappiamo oggi sulla genetica della pigmentazione cutanea?

Il colore della pelle dipende dalla quantità e dal tipo di pigmento di melanina prodotto dai melanociti cutanei e follicolari. La melanina si forma in alcuni organelli detti melanosomi che vengono poi trasferiti dai melanociti ai cheratinociti. La via biosintetica della produzione di melanina prende origine dalla ossidazione della tirosina ad opera dell'enzima tirosinasi (TYR) attraverso successivi passaggi che portano alla sintesi di due tipi di melanina: eumelanina e feomelanina.

Una combinazione di differenti tipi di analisi genetiche ha permesso negli ultimi anni di ampliare le conoscenze sui geni implicati nella pigmentazione della pelle. Mutazioni in alcuni di questi geni determinano l'assenza di sintesi di melanina come avviene nell'albinismo oculocutaneo ed in alcune malattie correlate.

Geni quali TYR, OCA2, TYRP1, e SLC45A2 sono stati i primi ad essere identificati come geni correlati alla pigmentazione umana. In seguito a studi di associazione genomica altri geni come MC1R, ASIP, KITLG, SLC24A4, SLC24A5, IRF4, TPCN2 sono stati individuati. Da un punto di vista funzionale i geni più studiati sono MCR1, SLC24A5 ed OCA2 (2).

Un elenco di tutti i geni noti correlati con la pigmentazione è disponibile sul sito web www.espcr.org/micemut/ .

A cura della Redazione scientifica.

  1. Cavalli-Sforza L. ed F. Chi siamo. Arnoldo Mondadori edizioni. 2009
  2. Sturm RA. Molecular genetics of human pigmentation diversity. Hum Mol Genet. 2009;18(R1):R9-17. Review.









Arte sulla pelle

Pubblicata il 15/7/2010


L'artista cinese Zhang Huang espone in questi giorni alcune delle sue opere al PAC di Milano.
Dopo essersi convertito al buddismo l'artista ha scelto il nome di
Ashman, l'uomo di cenere.
Ed è la cenere recuperata dagli incensi bruciati nei templi buddisti vicino a Shangai che viene utilizzata per costruire grandi Buddha destinati a sgretolarsi nell'arco di una mostra o piccoli teschi ripetuti in serie.

Cenere grigia che egli usa anche per disegnare sulla sua pelle calligrammi cinesi sempre più vicini tanto da annerire completamente la superficie cutanea: sono i nomi dei suoi antenati che ricoprono il suo volto fino a farlo scomparire.

Il corpo dell'artista è da sempre il protagonista principale delle sue opere: corpo sottoposta a difficili prove oppure utilizzato come una tela dove segnare con la cenere le tracce del proprio passato e quello dell'umanità intera.
La mostra sarà visitabile dal 5 Luglio al 12 Settembre.

A cura della Redazione scientifica.






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