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Pillole di Dermatologia - giugno 2010

Dermatite da contatto da salviettine umidificate

Pubblicata il 26/6/2010


Uno studio americano riporta alcuni casi di dermatite da contatto in seguito all'uso di salviettine umidificate. La causa sarebbe da attribuire alla presenza di un conservante ampiamente usato nei prodotti industriali e cosmetici, il metilcloroisotiazolinone/metilisotiazolinone (MCI/MI).

Il MCI/MI è stato introdotto negli Stati Uniti nel 1980 ed utilizzato come antibatterico attivo a concentrazioni molto basse e a differenti pH.

Presto il MCI/MI ha dimostrato di essere la causa di numerosi casi di dermatite da contatto tanto che in Europa l'uso di questo conservante da qualche anno è consentito solo in prodotti che restano a contatto con la pelle per brevi periodi es. bagno schiuma o shampoo (vedi qui).

Le salviettine umidificate sono molto usate per l'igiene dei neonati ma negli ultimi anni è fortemente aumentato il loro uso da parte degli adulti che le utilizzano per la loro igiene intima. Nei casi descritti dallo studio americano i pazienti presentavano sintomi di dermatite nelle regioni perianale e perineale che erano migliorati nettamente dopo avere smesso di usare le salviettine umidificate e dopo adeguato trattamento con corticosteroidi topici. I corticosteroidi erano stati usati in precedenza per alleviare i sintomi ma i pazienti sono riusciti a liberarsi dei disturbi solo eliminando l'uso delle salviettine.

Altre sostanze potenzialmente allergeniche sono contenute nelle salviettine umidificate comprese alcune fragranze. In presenza di sintomi duraturi da dermatite nelle zone venute a contatto con le salviettine è bene considerare la possibilità che siano proprio queste la causa dei disturbi.

Il Centro Studi GISED coordina la parte italiana del progetto europeo Eden Health Skin Study che si propone di reclutare circa 15.000 persone in cinque differenti Paesi europei: Svezia, Germania, Olanda, Italia e Portogallo e di stimare la prevalenza di allergie da contatto a sostanze comunemente utilizzate. Lo studio sarà condotto mediante l'uso di appositi questionari e del cosiddetto patch-test.

A cura della Redazione scientifica.


Ipilimumab e melanoma

Pubblicata il 11/6/2010


melanoma vs neiIl melanoma se non trattato nelle prime fasi della malattia risulta spesso refrattario alla maggior parte degli agenti chemioterapici utilizzati.

Numerosi sono i trial clinici in corso nel tentativo di trovare il trattamento giusto per combattere o limitare i danni di questo big killer. Se proviamo ad analizzare la tabella delle terapie in studio nella sezione Melanoma del sito possiamo contare vari studi in fase I/II mentre pochi sono gli studi in fase III.

La rivista NEJM pubblica i risultati di uno di questi trial relativo ad ipilimumab, un anticorpo diretto contro CTLA-4 (Cytotoxic T-Lymphocyte-associated Antigen 4), una molecola in grado di inibire l'attivazione delle cellule T. L'anticorpo agisce, da solo o in combinazione con agenti come i vaccini tumorali, bloccando CTLA-4 e promuovendo l'immunità antitumorale .

I primi risultati sono abbastanza positivi soprattutto se si considera il fatto che i pazienti erano già stati trattati in precedenza con altri chemioterapici e risultavano con malattia in progressione.
In totale 676 pazienti con melanoma metastatico in progressione suddivisi in maniera random (rapporto 3:1:1) sono stati trattati con ipilimumab più il vaccino gp100 (403 pazienti), con ipilimumab da solo (137 pazienti) e con il vaccino gp100 da solo (136 pazienti), ogni tre settimane fino a quattro trattamenti nella cosiddetta fase di induzione. Ai pazienti con risposta parziale o completa dopo tre mesi veniva proposta una terapia di re-induzione con lo stesso farmaco.

Sopravvivenza totale e controllo della malattia risultavano notevolmente più elevati nei pazienti trattati con ipilimumab da solo o con gp100. La terapia con l'anticorpo da solo estendeva la sopravvivenza mediana a 10.1 mesi rispetto ai 6.4 mesi della terapia con solo vaccino gp100.

Forse non si tratta di risultati stupefacenti, considerando anche la possibilità associata al trattamento di eventi avversi anche gravi, ma è la prima volta che in un trial clinico randomizzato si riesce a migliorare in maniera significativa la sopravvivenza totale in malati di melanoma avanzato (vedi).

Sul sito del CentroStudiGISED il Calcolatore del Rischio di Melanoma consente di calcolare il rischio di sviluppare melanoma cutaneo nei prossimi 5 anni.

A cura della Redazione scientifica.




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