Centro Studi GISED


Vai ai contenuti
Cambia lingua  IT EN

Pillole di Dermatologia - febbraio 2016

Tossicologia del tatuaggio

Pubblicata il 12/2/2016


reazioni tatuaggiL'uomo ha iniziato a disegnare il proprio corpo fin dal Neolitico. Nei secoli scorsi il tatuaggio era prerogativa di soldati, marinai e malfattori trasformandosi nel tempo da segno di ribellione ad accessorio diffuso nella popolazione, come un gioiello da indossare e mostrare.

Oggi può accadere di tatuarsi già durante l'adolescenza e circa il 36% dei giovani fino a 40 anni hanno almeno un tatuaggio. Tutto ciò ha fatto nascere l'esigenza di rivalutare questa abitudine da un punto di vista medico-tossicologico.

Se è vero che l'introduzione di rigorose norme igieniche ha ridotto i rischi di infezione, permangono i rischi di complicazioni dermatologiche, inoltre molti degli inchiostri usati sono nuovi e quindi poco valutati per una loro possibile tossicità nei tatuaggi.

Senza dimenticare che circa il 50% delle persone con tatuaggi decidono ad un certo punto di eliminarli: se è vero che esistono tecniche indolori come la rimozione con i laser, rimane il rischio di cicatrici dopo il trattamento. E soprattutto si sa poco sul destino fisiologico o tossicologico dei pigmenti dopo la fotolisi indotta dai laser.

Una review pubblicata dalla rivista The Lancet raccoglie le conclusioni di una conferenza sulla sicurezza dei tatuaggi tenuta a Berlino (Germania) nel Giugno del 2013.


I coloranti usati

Molti coloranti consistono di pigmenti insolubili dispersi in acqua più additivi e profumi. Coloranti usati in tatuaggi di colore nero sono composti a base di carbone nero con addittivi di sfumatura quali titanio diossido o ossidi di ferro. Di conseguenza composti come carbone nero e composti potenzialmente tossici come PAH (idrocarburi policiclici aromatici) vengono ritrovati in campioni di pelle tatuata e linfonodi regionali, anche anni dopo il tatuaggio. Lo stesso può avvenire per i composti azo e policiclici in molti tatuaggi colorati. Alcuni coloranti non sono nati per uso umano nè sono mai stati analizzati per un uso a contatto con il corpo umano.

Molti coloranti, pur contenendo soprattutto pigmenti organici, presentano anche metalli pesanti: titanio, bario, alluminio, rame sono presenti come coloranti e antimonio, arsenico, cadmio, cromo, cobalto, piombo e nickel possono essere presenti come contaminanti.

Altri costituenti che possono determinare reazioni avverse sono i conservanti, in alcuni casi infatti sono stati ritrovati conservanti non più autorizzati perchè dannosi e sostanze non identificate.


Le possibili complicazioni

La creazione di un tatuaggio determina il superamento della barriera cutanea con rischio di infezioni anche perchè la pelle stessa non è sterile. Infezioni batteriche possono verificarsi in circa 1-5% dei casi. Le infezioni possono essere superficiali o sistemiche. Vari i patogeni coinvolti: batteri, funghi, virus (HCV, HBV e HIV).

Il miglioramento delle condizioni igieniche durante i tatuaggi ha fatto diminuire i casi di infezione che, al momento, sono dovuti soprattutto a patogeni opportunisti e commensali. Rare invece le infezioni piogeniche con formazione di ascessi, erisipela, cellulite, fascite e cancrena con possibile diffusione sistemica e successiva sepsi ed endocardite.

Una fonte di contaminazione sottovalutata è rappresentata dalle boccette degli inchiostri: fino al 20% di queste possono essere contaminate durante la produzione o in seguito all'uso di acqua del rubinetto come diluente.

Molti eventi avversi si manifestano anche alcuni mesi o anni dopo il tatuaggio: alcuni eventi cronici sono di natura allergica. Si possono avere reazioni infiammatorie, da ulcerazioni a gravi allergie. Tra i colori il rosso sembra essere il più problematico. Manca però un efficace test per le allergie da coloranti usati nei tatuaggi.


Tossicologia

Uno dei problemi è la mancanza di dati utili sulla composizione degli inchiostri e la loro tossicologia. I cromofori consistono di coloranti organici e vari sali di metalli. I principali componenti metallici sono alluminio, bario, rame , ferro e stronzio. Metalli tossici come manganese, piombo e vanadio sono stati riportati in concentrazioni quali mg/g di inchiostro.

La scarsità di dati e l'alto numero di formulazioni presenti rendono difficile una valutazione completa della sicurezza degli inchiostri anche perchè poco si sa sulla loro tossicità intradermica e metabolismo.

In alcuni casi i pigmenti possono subire digestione e successiva dissociazione o possono contenere sostanze problematiche quali PAA (ammine aromatiche primarie), nitrosammine, pigmenti metallici o PAH. Inoltre possono essere presenti fenoli, formaldeide o ftalati.

Alcuni pigmenti possono subire fotodecomposizione ed i prodotti ottenuti possono essere noti o sospetti carcinogeni per l'uomo. Alcuni componenti degli inchiostri possono assorbire raggi UV con produzione di specie reattive all'ossigeno: i raggi UVA possono penetrare lo strato cutaneo raggiungendo i coloranti depositati nel derma.

L'attuale legislazione europea (REACH) stabilisce analisi chimiche delle sostanze usate per tossicità cronica e acuta ma non considera la lunga durata dei depositi intradermici.


Metabolismo e carcinogenicità

Dopo la deposizione sotto pelle i pigmenti possono reagire con il tessuto circostante e penetrare per via sistemica, anche se secondo alcuni la bassa solubilità dei pigmenti li rende praticamente inerti. Ma non tutti i coloranti hanno bassa solubilità e alcuni contengono nanoparticelle che hanno biocinetiche diverse. In aggiunta i tatuaggi possono nel tempo perdere colore ma i pigmenti permangono e restano disponibili per via sistemica.

I potenziali effetti sistemici e carcinogeni dei tatuaggi e degli inchiostri sono poco chiari. Esistono evidenze che inchiostri commerciali contengono sostanze carcinogene (es. PAH) che possono essere ritrovate anche nei linfonodi, tuttavia la mancanza di studi in vivo rende l'argomento ancora fonte di dibattito. L'associazione tra tatuaggi e cancro è al momento da considerare solo una coincidenza.


Rimozione dei tatuaggi

Secondo i dati forniti dagli operatori del settore circa il 50% di quelli con un tatuaggio cambia idea e vorrebbe eliminarlo ma molti desistono per il costo e per il rischio di cicatrici. Accanto alle tecniche storiche di rimozione come abrasione della pelle con sali, cauterizzazione chimica o uso di spazzole per togliere la pelle, esistono tecniche che innescano una risposta infiammatoria (ad esempio rimozione con acido tricloroacetico e acido lattico). Non esistono però studi controllati sulla loro efficacia. Nel caso di reazioni allergiche l'escissione chirurgica o con dermatomo sembra preferibile perchè non lascia residui nella pelle.

Meno estrema è la rimozione con laser, in genere preferita. I tre tipi di laser usati sono Q-switched laser (efficace con i colori nero, blu e verde), il laser Nd:YAG (efficace contro nero e blu scuro o rosso arancio e alcuni gialli) ed il laser ad alexandrite (efficace contro nero, blu e verde). Servono da 4 a 10 sedute per liberarsi di un tatuaggio, ed in alcuni casi la rimozione completa è impossibile, ad esempio nei tatuaggi con tanti colori, per la presenza di pigmenti inorganici come ossidi di ferro, zinco e titanio. Inoltre i prodotti di degradazione possono determinare reazioni immuni (linfoadenopatie) o reazioni allergiche locali.

Impulsi laser di brevissima durata (picosecondi) potrebbero migliorare l'efficacia di rimozione, così utile potrebbe essere l'uso di numerosi passaggi di Q-switched laser ed altri sistemi in studio i cui effetti tossicologici non sono ancora definiti.

Una possibilità è offerta dall'uso di coloranti microincapsulati, che aumenterebbe la stabilità dei coloranti solubili e faciliterebbe la loro rimozione con poche applicazioni laser.


Aspetti regolatori

Il numero di persone che si sottopongono a tatuaggi è in forte crescita ed i coloranti tradizionali vengono sostituiti da nuovi coloranti mai usati finora, con un aumento del numero di reazioni avverse.

In USA i tatuaggi sono considerati cosmetici ed i pigmenti come additivi. La pratica dei tatuaggi è soggetta a diversa regolamentazione nei diversi stati, inoltre essendo gli inchiostri considerati cosmetici non viene richiesta alcuna revisione o approvazione prima della loro commercializzazione. L'aumento delle reazioni avverse però sta portando l'FDA a riconsiderare il suo approccio, investigando le segnalazioni ricevute, e iniziando un'azione educativa verso consumatori, industrie e personale medico sui problemi dell'uso degli inchiostri nei tatuaggi.

Così anche in Europa la regolamentazione è in progressiva rivalutazione con regole diverse nei vari stati. Ancora più difficile stabilire regole in paesi dove l'uso dei tatuaggi è una tradizione nazionale come ad esempio la Nuova Zelanda. I tatuaggi tradizionali sono addirittura protetti da un trattato, Il
trattato di Waitangi, del 1840.

In conclusione gli autori della review auspicano misure valide a livello internazionale. In attesa che il livello di conoscenze scientifiche sui singoli prodotti usati nei tatuaggi diventi più alto e omogeneo è importante escludere o limitare le sostanze per le quali esista evidenza di reazioni avverse. Sarebbero utili studi epidemiologici sui potenziali effetti degli inchiostri usati. Infine dovrebbe essere innalzato il livello di consapevolezza, negli operatori e nelle persone che si fanno fare tatuaggi, sul fatto che, oltre all'aspetto artistico, essi mettono il corpo a contatto con sostanze non ben caratterizzate per i loro possibili effetti collaterali nel tempo (1).

A cura della Redazione scientifica.

  1. Laux P, Tralau T, Tentschert J,et al. A medical-toxicological view of tattooing. Lancet. 2016;387:395-402.


Un anno dopo

Pubblicata il 1/2/2016


un anno dopoÈ passato proprio un anno da quando
16 ricercatori responsabili delle lettere d'intenti selezionate per la seconda fase del bando AIFA 2012 hanno inviato una lettera al Ministro della Salute, al Presidente e al Direttore dell'AIFA, chiedendo di avere notizie sui tempi delle procedure di valutazione, visto che la risposta era prevista per il Luglio 2013 (vedi qui).

Ma nessun segnale sembra essere arrivato in risposta all'appello dei ricercatori. Riassumendo in breve la vicenda ricordiamo che dopo il primo bando del 2005 nei due anni seguenti il programma ha permesso l'avvio rapido di vari progetti di ricerca, da sei a dieci mesi dopo la pubblicazione del bando nella Gazzetta Ufficiale.

L'iter invece ha cominciato a subire un rallentamento, prima nei tempi di pubblicazione e soprattutto nei tempi di valutazione dei progetti, con il bando del 2008.

Nel 2010 dalla pubblicazione al termine della valutazione sono passati 18 mesi mentre per il bando del 2012 il processo di valutazione sembra essersi completamente arenato:

Pubblicazione bando: 23/02/2012
Scadenza presentazione lettere di intenti: 23/04/2012
Pubblicazione risultati di valutazione prima fase (lettere di intenti): 30/01/2013 (progetti ammessi alla seconda fase: 101/376)
Scadenza presentazione protocollo completo: 13/06/2013

Per provare a stimolare i responsabili dell'AIFA e del Ministero della Salute i ricercatori hanno inviato una nuova lettera, nella quale chiedono di avere "a distanza di un anno, notizie sulla previsione temporale per la conclusione dell'iter valutativo della seconda fase e l'attivazione delle ricerche con punteggio appropriato."

Qui il testo completo della lettera inviata.

A cura della Redazione scientifica.




Aggiornato il 28 nov 2016  -  Centro Studi GISED  P.I. 02274270988 | Condizioni d'uso    Privacy    Credits

Torna ai contenuti | Torna al menu
Facebook Twitter Google+ LinkedIn Email