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Pillole di Dermatologia - aprile 2018

Piccoli e non sempre cattivi

Pubblicata il 3/4/2018


microbiotaLa pelle è un complesso ecosistema abitato da organismi vari come batteri, funghi, archeobatteri, protozoi e virus. Tutti questi microrganismi costituiscono il cosiddetto "microbiota cutaneo" (indicato a volte anche con il termine "microbioma" che però si riferisce all'insieme dei geni espressi dal microbiota) e risultano indispensabili per la fisiologia e l'immunità della pelle. Le interazioni tra i microbi della pelle e l'ospite sono sempre più studiate per comprendere le loro conseguenze sullo stato di salute della pelle e non solo.

Secondo stime recenti in un essere umano di circa 70 kg il numero totale di batteri presenti sarebbe di circa 3.8·1013 e nella pelle l'ordine di grandezza sarebbe di 1011.

Attualmente i tradizionali studi dei microbi basati sulle colture cellulari sono sempre più sostituiti da studi di metagenomica. Introdotta nel 1989, la metagenomica consente di studiare il genoma dei microbi in condizioni naturali evidenziandone la diversità e la complessità.

Oggi i microrganismi vengono studiati non solo per la loro capacità di causare malattie, anzi al contrario perché si vuole comprendere quale possa essere il ruolo protettivo della normale popolazione o flora batterica. E gli studi diventano sempre di più. All'inizio hanno riguardato la flora intestinale per poi considerare altre regioni del corpo.

Per quanto riguarda la pelle alcuni articoli pubblicati nel 2017 e nel 2018 hanno analizzato il rapporto tra microbiota cutaneo e salute della pelle proponendo l'esistenza di una connessione reciproca tra le popolazioni di microrganismi che vivono sulla pelle e quelle che vivono in altri organi. Oltre che dal caratteristico microbiota cutaneo, la salute della pelle risente infatti dell'effetto a distanza di microbi che risiedono in altre regioni del corpo, ad esempio nell'intestino.

Allo stesso modo i microbi presenti sulla pelle avrebbero un effetto sul sistema immunitario della pelle stessa e di altri organi più lontani, anche se per ora non si sa molto sui meccanismi alla base di queste possibili interazioni.

Ci potrebbe quindi essere un uso dei microbi presenti sulla pelle o in altri organi del corpo nella prevenzione, diagnosi precoce e trattamento di tumori cutanei e non?

Attualmente sono state individuate associazioni fra la microflora intestinale e il cancro gastrointestinale sia come fattore di promozione del cancro o invece come fattore protettivo contro il cancro. Oltre a ciò, la popolazione microbica dell'intestino sembra influenzare tumori di molti altri organi compresa la pelle.

La connessione intestino-pelle è stata riportata in numerose malattie della pelle come acne, dermatite atopica, psoriasi e ittiosi. I microbi intestinali sarebbero in grado di modulare la funzione immunitaria nella pelle e potrebbero svolgere un ruolo critico nello sviluppo e prevenzione anche del cancro.

Certo gli studi su come i microbi presenti sulla pelle possano influenzare o indurre ad esempio il cancro sono ancora nella fase iniziale. Tuttavia è stata fatta l'ipotesi che le popolazioni microbiche ospitate sulla pelle potrebbero promuovere la carcinogenesi inducendo infiammazione cronica direttamente o indirettamente. Allo stesso modo microflora benefica potrebbe invece ridurre l'infiammazione e avere quindi un effetto anticancro.

Nel caso dei batteri intestinali inoltre è importante anche quello che si mangia. Gli effetti della alimentazione sul bilancio microbico, sull'espressione di geni e produzione di metaboliti è una area di ricerca molto attiva. Una dieta bilanciata ricca di frutta e vegetali, fibre, polifenoli è sempre più considerata utile nella prevenzione del cancro per la sua azione anti-infiammatoria.

Poco si sa invece sul possibile ruolo dei microbi della pelle nella prevenzione dei tumori cutanei anche se numerose sono le indicazioni a favore di un'azione antiinfiammatoria e di prevenzione del cancro. Ad esempio l'applicazione topica di sostanze di origine alimentare (polifenoli antiossidanti, isoflavoni etc) ha mostrato di migliorare la salute della pelle.

Altro fattore coinvolto nella salute della pelle attraverso il microbiota potrebbe essere la vitamina D3 che somministrata per via topica ha mostrato efficacia nel trattamento di psoriasi, dermatite atopica e altre malattie infiammatorie della pelle. La vit. D3 potrebbe quindi aiutare a ristabilire la normale flora cutanea, favorendo la riduzione dell'infiammazione e riducendo l'incidenza del cancro.

Infine applicazione sulla pelle di prebiotici o probiotici potrebbe essere utile ad esempio per normalizzare la microflora presente sulla pelle inibendo la crescita di batteri come P. acnes e quindi limitando il consumo di antibiotici oppure per ridurre infezioni e infiammazioni, come è stato visto in alcuni studi (1,2).

A cura della Redazione scientifica.

  1. Chen YE, Fischbach MA, Belkaid Y. Skin microbiota-host interactions. Nature. 2018;553:427-436.
  2. Sherwani MA, Tufail S, Muzaffar AF,et al. The skin microbiome and immune system: Potential target for chemoprevention? Photodermatol Photoimmunol Photomed. 2018;34:25-34.


#journalnews_16

Pubblicata il 3/4/2018


journalnewsBrevi notizie dalle riviste scientifiche e dalla rete:




  • Il legame tra uso di farmaci antiipertensivi e tumori cutanei viene indagato da tempo. Una revisione pubblicata da poco ad opera di un gruppo di ricercatori italiani evidenzia una associazione tra l'uso di alcuni di questi farmaci e il rischio di sviluppare tumori cutanei. In particolare il rischio di tumori cutanei aumenta con l'uso di Calcio-antagonisti e il rischio di melanoma con l'uso di Beta-bloccanti. Mentre nessun rischio era evidenziato per altri tipi di farmaci antiipertensivi quali diuretici tiazidici, ACE inibitori e ARB (bloccanti recettore angiotensina). Viene suggerito ai medici di informare i pazienti che usano tali farmaci dei possibili rischi invitandoli a controllare la pelle con regolarità. Si può leggere in: http://www.croh-online.com/article/S1040-8428(17)30316-5/pdf


  • La UPSTF è una organizzazione americana che si occupa di dare raccomandazioni circa l'efficacia di specifici servizi clinici di prevenzione per pazienti senza segni o sintomi. In merito al cancro della pelle l'UPSTF raccomanda un'attività di "counseling" rivolta a giovani, adolescenti, bambini e genitori al fine di rendere minima l'esposizione ai raggi UV dall'età di 6 mesi fino a 24 anni in individui di pelle chiara. Si raccomanda anche di consigliare la stessa cosa ad individui di età superiore ai 24 anni sempre di pelle chiara per diminuire i rischi di tumori cutanei. In seguito la UPSTF ha voluto vedere se le raccomandazioni date avessero determinato qualche miglioramento nelle fasce di età considerate. Sembra che gli interventi rivolti a bambini e giovani adulti fino a 24 anni diano un moderato beneficio nell'aumentare la protezione dai raggi solari mentre piccolo risulta il beneficio se si superano i 24 anni. Se ne parla in: https://jamanetwork.com/journals/jamadermatology/fullarticle/2675305?widget=personalizedcontent&previousarticle=0


A cura della Redazione scientifica.






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