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Pillole di Dermatologia - aprile 2008

Malattie della pelle e uomini celebri

Pubblicata il 29/4/2008

A partire da Carlo Marx che, secondo un recente articolo pubblicato nel 2008 da British Journal of Dermatology, soffriva di idradenite suppurativa (alterazione infiammatoria a carico delle ghiandole sudoripare ricorrente e molto dolorosa), passando per Paul Klee che soffriva di sclerosi sistemica, Giuseppe Stalin che soffriva di psoriasi, fino al giacobino Marat affetto da eczema erpetico ed a Robespierre che soffriva di ulcere degli arti inferiori, numerosi sono i casi riportati di malattie cutanee in uomini che in un modo o nell’altro hanno influenzato la storia dell’umanità (1).

Le malattie della pelle hanno sicuramente aspetti psicologici più forti di altre malattie: oltre ai problemi fisici correlati alla malattia stessa risultano importanti anche le reazioni emotive proprie del malato e delle persone sane che lo circondano.

La scarsa qualità della vita derivante dalla cronicità di alcune malattie cutanee può avere influenzato la visione complessiva del mondo e della società ad esempio da parte di Marx, può spiegare decisioni politiche anche drammatiche di Stalin o Marat o potrebbe essere di aiuto nell’interpretazione dei cambiamenti osservati nella pittura di Paul Klee nell’ultima parte della sua vita?

Sono alcune delle domande riassunte in un commento appena pubblicato su British Journal of Dermatology dal provocatorio titolo “Le conseguenze rivoluzionarie delle malattie cutanee”, che sottopone ai lettori alcune riflessioni sull’influenza delle malattie cutanee sul pensiero e la vita di uomini famosi (2).


A cura della Redazione scientifica.

  1. Shuster S. The nature and consequence of Karl Marx's skin disease. Br J Dermatol. 2008 ;158:1-3
  2. Jemec GB. The revolutionary consequences of skin disease. Br J Dermatol. 2008 Apr 2; [Epub ahead of print]

Trial clinici: a volte serve uno sguardo attento

Pubblicata il 19/4/2008

L’ultimo numero della rivista The Lancet pubblica i risultati di un trial clinico relativo all’uso dell’inibitore della calcineurina, ISA247, in pazienti con psoriasi da moderata a grave: 451 pazienti con psoriasi a placche su almeno il 10% della superficie del corpo, sono stati divisi in maniera casuale in modo da ricevere placebo o ISA247 a differenti dosaggi (0,2, 0,3, o 0,4 mg/kg due volte al giorno) per 12 settimane.

Dopo questo periodo, tutti i pazienti venivano trattati con ISA247 al dosaggio di 0,3 mg/kg per ulteriori 12 settimane. Dopo 12 settimane uno degli obiettivi primari (PASI75) era raggiunto nel 16%, 25% e 47%, rispettivamente, dei soggetti trattati con il farmaco rispetto al 4% dei soggetti del gruppo placebo. L’effetto si manteneva nella fase di studio aperta a 24 settimane. Lo studio non documentava importanti effetti collaterali (1).

La stessa rivista ospita un commento all’articolo, firmato dal Dr. Luigi Naldi, coordinatore del Centro Studi GISED, che evidenzia alcuni punti critici nello studio appena descritto. Secondo il Dr. Naldi la durata di questo studio (ma in generale di molti studi in campo dermatologico) sarebbe eccessivamente breve: risulta difficile registrare eventuali eventi avversi associati al trattamento in esame quando compaiano per trattamenti prolungati come, ad esempio, il deterioramento della funzione renale da inibitori della calcineurina.

Altro punto critico sarebbe la definizione della “clearance” (scomparsa delle lesioni) quale obiettivo primario del trial. Dal momento che, in genere, la malattia ricompare quando i trattamenti vengono interrotti, sembra importante ottenere conferme di efficacia su tempi più lunghi nella cosiddetta “fase di mantenimento”.

Manca inoltre in questo, come in altri trial, un confronto diretto con farmaci sistemici già usati nel trattamento della psoriasi: tale mancanza impedisce di trarre conclusioni esatte sulla reale maggiore efficacia di questo farmaco rispetto, ad esempio, ad un altro inibitore della calcineurina quale la ciclosporina.

Più in generale il Dr. Naldi nel suo commento sottolinea che ai trattamenti sistemici della psoriasi usati da tempo (metotrexate a basso dosaggio, ciclosporina e psoraleni associati a luce ultravioletta A) si sono aggiunti recentemente i cosiddetti farmaci biologici, spesso indicati come una vera rivoluzione terapeutica. In realtà, anche nel caso dei biologici, i trattamenti devono essere protratti nel tempo per mantenere gli effetti positivi e spesso devono essere combinati o variati per evitare fenomeni di tossicità legati all’assunzione dei farmaci.
Si avverte quindi la necessità di studi osservazionali di lunga durata e studi comparativi in situazioni reali. E soprattutto si sente il bisogno di garantire l’indipendenza della ricerca clinica (2).


A cura della Redazione scientifica.

  1. Papp K, Bissonette R, Rosoph L et al. Efficacy of ISA247 in plaque psoriasis: a randomised, multicentre, double-blind, placebo-controlled phase III study. The Lancet 2008; 371:1337-1342
  2. Naldi L. The search for effective and safe disease control in psoriasis The Lancet 2008; 371:1311-1312

Emozioni scritte sul viso

Pubblicata il 10/4/2008

Fino all’11 maggio 2008 se siete a San Francisco (California) potete visitare una speciale mostra fotografica dal titolo - The Search for Universals in Human Emotion: photographs from the New Guinea Expeditions. La mostra intende celebrare il lavoro dello psicologo americano Paul Ekman che, prendendo spunto dall’intuizione di Darwin sull’universalità delle espressioni del viso, circa 40 anni fa partì per la Nuova Guinea alla ricerca di una popolazione isolata dal resto del mondo allo scopo di provare che alcune emozioni sono universali e non correlate a specifiche convenzioni sociali. Gli abitanti della Nuova Guinea esprimevano e riconoscevano emozioni come rabbia, disgusto, paura, gioia, tristezza o sorpresa nello stesso modo degli abitanti del resto del mondo (1). Paul Ekman ha poi sviluppato un sistema di classificazione delle espressioni del viso attraverso i movimenti dei muscoli facciali detto FACS (Facial Action Coding System). Rapidi cambiamenti delle cosiddette microespressioni rivelano emozioni nascoste e possono essere utilizzati per creare al computer animazioni realistiche del viso o dalle forze di polizia negli interrogatori di persone sospette.


A cura della Redazione scientifica.

  1. http://www.nature.com/nature/journal/v452/n7186/pdf/452413a.pdf


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