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Pillole di Dermatologia

La mostra si racconta

Pubblicata il 18/5/2017


arte e pelleIl viaggio della mostra Arte e pelle, iniziato nell'ottobre del 2014, continua e fino al 31 maggio è possibile visitare l'esposizione presso l'ospedale di Treviglio (BG), ASST Bergamo.

In occasione della mostra, venerdì 19 maggio, alle ore 17.30, presso l'Auditorium del Centro Civico Culturale di Treviglio si terrà un incontro dal titolo
Arte e Pelle - La mostra si racconta, in cui gli ideatori della mostra si presenteranno e risponderanno alle domande del pubblico.

Interverranno il dr. Luigi Naldi, dermatologo ASST PG23 Bergamo e presidente Centro Studi GISED, e la prof. arch. Barbara Oggionni, storico dell'arte e del territorio.

A cura della Redazione scientifica.



Eczema: la seta può aiutare?

Pubblicata il 2/5/2017


eczema e setaTra i fattori noti per aggravare la dermatite atopica (AD) un ruolo importante è attribuito ai tessuti a contatto della pelle: ad esempio la lana e i tessuti sintetici sono indicati come irritanti della pelle, e si consiglia in genere di indossare indumenti di cotone direttamente a contatto con la pelle.

L'azione irritante della lana sarebbe dovuta alla natura "ispida" delle fibre di lana ma anche il cotone, in genere consigliato per gli indumenti a diretto contatto con la pelle, avrebbe alcune controindicazioni: studi mostrano che esso può avere un effetto irritante per via delle sue corte fibre che hanno sezioni appiattite ed irregolari. Quando le fibre assorbono e trasferiscono umidità si estendono e si contraggono producendo un movimento che può irritare la pelle.

Altro fattore implicato nel mantenimento è aggravamento dell'infiammazione cutanea è la presenza di sovrainfezioni cutanee particolarmente dovute a
Staphylococcus aureus. A tale scopo sono stati progettati e prodotti tessuti speciali rivestiti d'argento, materiale usato fin dall'antichità per controllare le infezioni. Più recentemente prodotti a base d'argento sono stati studiati in relazione alle loro capacità di guarire le ferite.

Sete speciali o tessuti rivestiti d'argento mostrano proprietà antimicrobiche quindi in grado di prevenire possibili infezioni, così l'aggiunta di chitosano alle fibre di cotone può essere usata per produrre tessuti "funzionalizzati" antibatterici.

Un'alternativa possibile è la seta che nel suo stato naturale deriva da un singolo filo secreto dal baco da seta ed è costituita da un doppio filamento di materiale proteico, la fibroina, insieme ad un materiale gommoso e allergenico, la sericina. Le fibre della seta sono perfettamente lisce e non causano irritazione della pelle: la loro struttura è molto simile a quella dei capelli umani e per questo viene usata anche in chirurgia e direttamente sulla pelle ustionata.

Il tessuto di seta normalmente usato per gli abiti non è però particolarmente utile nel caso di bambini con AD perchè può ridurre la traspirazione e causare sconforto quando messo direttamente a contatto con la pelle. Per superare questi problemi sono stati creati dei tessuti fatti da una seta tessuta elastica e traspirante. Questi tessuti (es. Dermasilk® e Dreamsilk®) permettono alla pelle di respirare, assorbono il sudore e gli essudati sierosi. Essi hanno anche proprietà antibatteriche in quanto trattati con sostanze in grado di prevenire la sopravvivenza dei batteri includendo
S. aureus (1).

Sono comunque pochi gli studi clinici condotti per dimostrare l'efficacia dell'uso di indumenti di seta modificati nella gestione dell'eczema e in nessuno di essi è stato considerato l'aspetto economico di questa scelta.

In Inghilterra il programma UK National Institute for Health Research Health Technology Assessment ha perciò commissionato uno studio clinico denominato Clothes Trial (CLOTHing for the relief of Eczema Symptoms) che aveva due obiettivi:

  1. valutare se l'uso di indumenti di seta associato a trattamento standard dell'eczema riduceva la gravità della condizione in bambini con eczema da moderato a grave, paragonato al trattamento standard da solo;
  2. stabilire il rapporto costo-efficacia probabile degli indumenti di seta;

Lo studio multicentrico coinvolgeva 300 bambini (età media 5 anni) che erano divisi in maniera casuale: 151 seguivano un trattamento standard e 149 invece indossavano abiti di seta (75 Dermasilk® e 74 DreamSkin®) oltre al trattamento standard.

Dopo sei mesi di follow-up il gruppo di ricerca non ha però evidenziato significative differenze tra i due gruppi nella gravità dell'eczema: indossare abiti di seta non sembra fornire benefici aggiuntivi rispetto al trattamento standard da solo.

Inoltre gli autori suggeriscono che, anche se ci fossero piccoli benefici dall'uso della seta, come evidenziato da studi precedenti, è improbabile che il rapporto costo-efficacia sia entro i limiti attualmente accettati (2).

Lo studio CLOTHES è il primo ampio studio clinico indipendente teso a valutare l'efficacia di abiti di seta nella gestione della dermatite atopica sia da un punto di vista clinico che economico.


A cura della Redazione scientifica.

  1. Haug S, Roll A, Schmid-Grendelmeier P, et al. Coated textiles in the treatment of atopic dermatitis. Curr Probl Dermatol. 2006;33:144-51.
  2. Thomas KS, Bradshaw LE, Sach TH, et al.UK Dermatology Clinical Trials Network's CLOTHES Trial Team. Silk garments plus standard care compared with standard care for treating eczema in children: A randomised, controlled, observer-blind, pragmatic trial (CLOTHES Trial). PLoS Med. 2017;14(4)


#journalnews_10

Pubblicata il 2/5/2017


journalnewsBrevi notizie dalle riviste scientifiche e dalla rete:



  • La MHRA (Medicines and Healthcare products Regulatory Agency) della Gran Bretagna ha chiesto di nuovo ai produttori di creme per la pelle contenenti paraffina di evidenziare sulle confezioni i possibili rischi correlati alla infiammabilità della paraffina liquida (vedi qui). Secondo il programma radiofonico della BBC 5 live Investigates dal 2010 ci sarebbero stati 37 casi di morte dovuti a uso di creme contenenti paraffina, sostanza altamente infiammabile. I decessi sarebbero stati conseguenza di incendi favoriti dalla presenza della paraffina nella crema che, usata in grande quantità, avrebbe impregnato i vestiti e le lenzuola. In presenza di fiamme la paraffina prende fuoco facilmente determinando rischi di incendi con esisti anche gravi. Molte creme emollienti sono a base di paraffina e finora l'obbligo di indicare il rischio di fuoco era indicato solo per le creme con il 50% di paraffina contenuta: adesso la MRHA chiede che i produttori indichino il rischio in ogni caso sia presente paraffina nella crema. Si tratta in genere di creme idratanti usate per alleviare i sintomi di malattie dermatologiche come la psoriasi. Se ne parla in http://www.pharmaceutical-journal.com/news-and-analysis/news/bbc-investigation-prompts-reminder-on-fire-risk-warning-for-skin-creams/20202492.article


  • Nelle ultime settimane si parla sempre più spesso di morbillo e vaccinazioni. L'ISS ha lanciato un allarme segnalando un aumento dei casi di morbillo soprattutto in adulti non vaccinati e molti di questi sono operatori sanitari o personale dei servizi ospedalieri. Fino al 2 aprile i casi registrati dall'inizio dell'anno sono stati 1333. Il 93% dei casi provengono da sette regioni: Piemonte, Lazio, Lombardia, Toscana, Abruzzo, Veneto e Sicilia. L'83% dei casi non era vaccinato e per la maggior parte si trattava di persone adulte (età maggiore o uguale a 15 anni). 26% dei casi si riferiva a bambini di età 0-14 anni. Tutto questo comporta, oltre ai possibili rischi per la salute, anche dei costi aggiuntivi per la sanità pubblica e un peggioramento dell'immagine internazionale del nostro servizio sanitario. Se ne parla in http://www.saluteinternazionale.info/2017/04/mio-caro-morbillo/


  • Uno studio condotto in Corea ha trovato una correlazione significativa tra vitiligine e malattie della tiroide tra cui anche il cancro della tiroide. Utilizzando i dati derivanti dal Korean National Health Insurance database sono stati inseriti nello studio 73.336 pazienti con vitiligine e 146.672 controlli. I pazienti con vitiligine risultavano avere un aumentato rischio di malattia di Graves, tiroidite di Hashimoto e cancro della tiroide rispetto ai controlli. Le associazioni erano più forti nei maschi e nei pazienti più giovani. Se ne parla in http://www.jaad.org/article/S0190-9622(16)31295-6/fulltext


A cura della Redazione scientifica.







Batteri sulla pelle

Pubblicata il 3/4/2017


batteri pelleRicercatori dell'Università della California, San Diego, hanno scoperto che alcuni batteri, normalmente presenti sulla pelle umana, sono in grado di produrre sostanze chimiche che uccidono
Staphylococcus aureus, un microrganismo che può causare gravi infezioni cutanee.

Studiando il cosiddetto "microbioma cutaneo", cioè l'insieme di batteri, virus e funghi che, invisibili ai nostri occhi, popolano la nostra pelle, i ricercatori hanno isolato e sequenziato i genomi di batteri prelevandoli da persone sane e da persone affette da dermatite atopica scoprendo che le persone con dermatite atopica hanno livelli più bassi di microbi con attività antibatterica rispetto agli individui sani.

Tra tutti i microbi della specie
Staphylococcus sono stati selezionati quelli in grado di produrre peptidi che uccidevano S. aureus e questi peptidi sono stati inseriti in una lozione usata sulla pelle dei pazienti con dermatite atopica.

Tra i batteri isolati risultavano dotati di attività antimicrobica solo alcuni ceppi di
S. epidermidis e S. hominis ed in particolare veniva considerato il ceppo A9 di S. hominis: messo a crescere in un capsula Petri ricoperta da una strato di S. aureus, il ceppo A9 era in grado di creare delle aree libere da batteri patogeni.

In pratica questo ceppo produce una serie di nuovi antibiotici che sopprimono
S. aureus anche nella sua versione farmaco-resistente, MRSA, e nello stesso tempo agiscono insieme a sostanze naturalmente prodotte dalla pelle umana.

I ceppi come A9 sono presenti sulla pelle degli individui sani in quantità maggiori rispetto a quelli con dermatite atopica anche se non si conosce ancora la ragione di questa differenza: tra le ipotesi avanzate differenze genetiche oppure derivanti dall'alimentazione, ambiente o regimi di cura della pelle.

Una prima prova condotta su pochi individui (n=5) con dermatite atopica ha permesso di isolare ceppi di
Staphylococcus in grado di produrre antibiotici e di aggiungerli ad una crema che, spalmata sulle braccia dei 5 volontari scelti per il test, dimostrava di abbassare i livelli di S. aureus più del 90% (1).

Uno studio clinico successivo, che dovrebbe arruolare 60 pazienti, cercherà di determinare se l'uso continuo di questa crema "probiotica", per settimane o mesi ,sia sicuro e in grado di curare la dermatite atopica (vedi qui).

Uno studio simile, condotto in Germania l'anno scorso e pubblicato dalla rivista Nature, descriveva la scoperta di un ceppo batterico di
S. lugdunensis che vive nel naso e che è in grado di produrre un antibiotico capace di uccidere S. aureus, la cosiddetta lugdulina.

La nostra pelle si comporta quindi come un terreno adatto alla crescita di popolazioni batteriche utili per combattere infezioni e agenti patogeni implicati in malattie cutanee come la dermatite atopica, e queste scoperte possono favorire lo sviluppo di trattamenti personalizzati utilizzando proprio questi ceppi batterici presenti sulla nostra cute (2).


A cura della Redazione scientifica.

  1. Nakatsuji T, Chen TH, Narala S, et al. Antimicrobials from human skin commensal bacteria protect against Staphylococcus aureus and are deficient in atopic dermatitis. Sci Transl Med.2017;9(378).
  2. Zipperer A, Konnerth MC, Laux C, et al.Human commensals producing a novel antibiotic impair pathogen colonization. Nature. 2016;535:511-6.



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