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Approfondimenti di Dermatologia - marzo 2008

L’importanza dell’alimentazione nella malattia atopica: cosa dicono i pediatri americani?

Pubblicata il 14/3/2008

Effetti di un precoce intervento nutrizionale sullo sviluppo di malattia atopica in neonati e bambini: il ruolo di restrizioni dietetiche nella madre, allattamento al seno, tempi di introduzione di alimenti complementari e formule idrolizzate.

Negli ultimi decenni si è osservato un forte aumento della cosiddetta malattia atopica, un insieme di malattie comprendenti asma, rinite allergica e dermatite atopica.La dieta della mamma durante la gravidanza e l’allattamento sembra essere un fattore importante, tra gli eventi precoci, da considerare per lo sviluppo di malattia atopica nei bambini. Anche la dieta durante la prima infanzia può avere importanza. L’associazione dei pediatri americani ha analizzato il ruolo dell’alimentazione nella prevenzione o ritardo dell’insorgenza della malattia atopica sulla base di una revisioni della letteratura disponibile (1).

La dieta della mamma durante la gravidanza e l’allattamento

L’alimentazione della mamma durante la gravidanza e l’allattamento è il primo fattore nutrizionale che potrebbe influenzare la malattia atopica. Alcuni studi hanno indicato un effetto positivo dall’eliminazione di cibi potenzialmente allergenici (es.latte bovino, uova, arachidi) durante la gravidanza, in particolare per lo sviluppo di dermatite atopica. Tuttavia, nel complesso, la revisione critica degli studi pubblicati non conferma un beneficio in generale nei confronti della malattia atopica.

Importanza dell’allattamento esclusivo con latte materno sullo sviluppo della malattia atopica


Dermatite atopica

Per neonati ad alto rischio di sviluppare atopia (storia di atopia nei genitori) c’è evidenza che l’allattamento esclusivo al seno per almeno 4 mesi o l’allattamento con supplementi di formule idrolizzate fa diminuire il rischio di dermatite atopica rispetto all’allattamento con supplementi di formule standard a base di latte bovino. Sulla base delle prove disponibili, il beneficio dell’allattamento materno esclusivo oltre 3-4 mesi non è documentato nel ridurre l’incidenza di atopia nei neonati a basso rischio.

Asma ed allergie alimentari

Sulla base degli studi esistenti non è possibile concludere che l’allattamento esclusivo al seno protegga i neonati a rischio di malattia atopica dallo sviluppo di asma nel lungo periodo (dopo i 6 anni) anzi potrebbe avere un effetto negativo. Invece l’allattamento materno sembra diminuire gli episodi di broncospasmo nei bambini (meno di 4 anni) spesso associati ad infezioni respiratorie.Anche l’allergia alimentare (peggioramento dei sintomi di atopica dopo assunzione di specifici alimenti) si manifesta con più probabilità in neonati con una storia familiare di malattia atopica. Non è possibile comunque stabilire con certezza quanto l’allattamento esclusivo al seno sia protettivo nei confronti delle allergie alimentari: in teoria il latte umano dovrebbe inibire l’assorbimento di antigeni alimentari, ma questo effetto di protezione non è stato dimostrato.

Ruolo delle formule idrolizzate

Molti studi hanno valutato l’importanza delle formule idrolizzate o parzialmente idrolizzate nella prevenzione della malattia atopica. La maggior parte di questi studi è stata fatta con neonati ad alto rischio di allergie. Una revisione critica ha considerato 14 studi randomizzati o quasi randomizzati che confrontavano l’uso di formule idrolizzate con latte umano o una formula di latte bovino adattato. Non sono stati riportati eventi avversi ma non è stato dimostrato che l’uso di queste formule sia migliore del latte umano nella prevenzione della malattia atopica.
Non è stato studiato invece l’uso di formule a base di aminoacidi, mentre le formule a base di soia sono da lungo tempo usate in neonati con atopia. Una recente meta-analisi di 5 studi randomizzati o quasi-randomizzati ha evidenziato che formule a base di soia non dovrebbero essere raccomandate per la prevenzione di atopia in neonati ad alto rischio di sviluppare allergia.

L’introduzione di alimenti complementari

Pochi studi hanno considerato il momento dell’ introduzione di alimenti complementari come fattore di rischio per atopia in neonati nutriti al seno o con latte artificiale. Studiosi europei ed americani hanno da sempre raccomandato una introduzione ritardata di cibi solidi (dopo 4-6 mesi) e di latte bovino dopo i 12 mesi. L’associazione dei pediatri americani (AAP) raccomandava inoltre introduzione di uova dopo i 2 anni e di arachidi, nocciole e pesce dopo i tre anni di età. Questo sulla base dei pochi studi disponibili. Adesso che il numero degli studi è aumentato non sembra più così sicura l’associazione tra il momento in cui si comincia a fare uso di cibi complementari e l’insorgenza di malattia atopica. Nascono così dubbi sulla necessità di ritardare l’introduzione di cibi solidi potenzialmente allergenici dopo il 4-6 mese di età.In generale poche le conclusioni certe o comunque sostenute da studi clinici adeguati. Riguardo alla dermatite atopica c’è evidenza che, per neonati ad alto rischio di malattia atopica, l’allattamento al seno in maniera esclusiva per almeno 4 mesi, rispetto all’uso di formule a base di latte bovino, diminuisca l’incidenza di dermatite atopica ed allergia al latte bovino nei primi due anni di vita. Mentre non sembra documentato che l’uso di formule idrolizzate ritardi o prevenga in maniera elevata l’insorgenza di dermatite atopica. I pediatri americani raccomandano inoltre studi che valutino il rapporto costo/beneficio dell’uso delle più costose formule idrolizzate.

A cura della Redazione scientifica.

  1. Greer FR, Sicherer SH, Burks AW; American Academy of Pediatrics Committee on Nutrition; American Academy of Pediatrics Section on Allergy and Immunology. Effects of early nutritional interventions on the development of atopic disease in infants and children: the role of maternal dietary restriction, breastfeeding, timing of introduction of complementary foods, and hydrolyzed formulas. Pediatrics. 2008 ;121:183-91.



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