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Approfondimenti di Dermatologia - gennaio 2008

Cheratosi attinica: notizie ed aggiornamenti

Pubblicata il 11/1/2008

Una breve analisi di aspetti differenti della cheratosi attinica, un’alterazione cutanea che colpisce soprattutto gli individui di pelle chiara e che può dare origine anche a lesioni potenzialmente maligne.

Tra le numerose alterazioni che possono colpire la cute, la cheratosi attinica riguarda individui di pelle chiara, particolarmente suscettibili ai danni provocati dall’esposizione cronica alla luce solare.
La pelle si ricopre di squame secche, ruvide al tatto, grigiastre talora arrossate con un diametro che in genere non supera il centimetro.
La cheratosi attinica deriva dalla proliferazione di cheratinociti atipici con caratteristiche di malignità e se non trattata può persistere o progredire verso una forma invasiva di carcinoma squamocellulare (SCC), più raramente può regredire spontaneamente. Ad oggi non è possibile stabilire l’evento genetico che innesca questa progressione verso una forma maligna della malattia, ma è noto che fino al 60 % di SCC deriva da precedenti cheratosi attiniche.

Da un punto vista istologico i cheratinociti non riescono più ad avere una maturazione ordinata e si osservano cheratinociti atipici nell’epidermide, con nuclei grandi e pleiomorfici e citoplasma eosinofilo e vacuolato. Sei tipi istologici di cheratosi attinica sono stati classificati: ipertrofica, atrofica, bowenoide, acantolitica, lichenoide e pigmentata.

In altri tipi di classificazione le cheratosi attiniche vengono distinte in base al grado di presenza di cheratinociti atipici nell’epidermide. In queste classificazioni viene evidenziato il grado di malignità secondo una scala di maggiore gravità da I a III in base alla presenza di cheratinociti atipici nello strato basale e sovrabasale (tipo I, lieve), nei due terzi inferiori dell’epidermide (tipo II, moderata) o in tutto lo spessore dell’epidermide come nel SCC in situ (tipo III, grave).

In genere le aree del corpo interessate dalla malattia sono quelle più esposte al sole: viso, braccia, dorso delle mani, la pelle della testa negli uomini calvi. Risultano ad alto rischio le persone anziane o gli individui soggetti a cure immunosoppressive o esposte all’arsenico.

L’esposizione ai raggi UV-B rappresenta la principale causa di cheratosi attinica. I raggi UV alterano la struttura del DNA ed RNA con formazione di dimeri di timina, e conseguenti mutazioni nel gene della telomerasi e nel gene del soppressore tumorale p53. Altri marcatori molecolari correlati ad una aumentata probabilità di malignità comprendono l’espressione di p16 ink4, dei recettori TRIAS e TRAIL, di tenascina-C. Sono anche state identificate alterazioni che coinvolgono il cromosoma 3.

Tra i fattori che predispongono all’insorgenza della cheratosi attinica ricordiamo la pelle di tipo I e II, una pelle che si scotta facilmente e non si abbronza, l’età avanzata, la predisposizione genetica, una storia di esposizione solare durante l’infanzia, l’uso di lettini abbronzanti o esposizione terapeutica a raggi UV-A.

Altri fattori di rischio comprendono la somministrazione di radioisotopi o raggi X, l’uso di terapie immunosoppressive, trattamenti con idrossiurea, cancro o malattie infiammatorie. Pazienti con alterazione del gene GSTM1 (glutatione-S-trasferasi M1) hanno un rischio alto di sviluppare cheratosi attinica soprattutto se lavorano all’esterno. Anche il papilloma virus (HPV) è implicato nello sviluppo della cheratosi: HPV di tipo cutaneo è spesso presente a livello delle lesioni da cheratosi attinica (1).
Le lesioni da cheratosi attinica non sono solo un problema cosmetico ma sono lesioni potenzialmente maligne in grado di progredire verso forme di carcinoma della pelle: è quindi importante trattarle precocemente.

Vediamo in breve quali sono i trattamenti utilizzabili. Le opzioni terapeutiche comprendono trattamenti ablativi, ad esempio criochirurgia, raschiamento (curettage), terapia fotodinamica, oppure trattamenti topici, ad esempio uso di creme a base di 5-fluorouracile. Imiquimod e diclofenac hanno efficacia variabile. Le terapie topiche sono utili per i pazienti che hanno più di 15 lesioni, inoltre sembrano rispondere più velocemente ai trattamenti le lesioni localizzate sul viso rispetto a quelle localizzate sul capo o sulle braccia. Il trattamento comunque non impedisce la ricomparsa delle lesioni.
Un altro tipo di trattamento prevede una forma di peeling facciale utilizzando la cosiddetta soluzione di Jessner (resorcinolo, acido lattico, acido salicilico in etanolo) e acido tricloroacetico.
In generale viene segnalata la scarsità di studi clinici controllati che mettano a confronto differenti tipi di trattamento (2).

Infine segnaliamo uno studio condotto in Italia dal Gruppo Italiano Studi Epidemiologici in Dermatologia che ha analizzato la prevalenza di cheratosi attiniche e di fattori associati in un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta.
Un totale di oltre 12000 adulti, a partire dai 45 anni, furono contattati, intervistati e sottoposti a valutazione dermatologica. I risultati complessivi di questo studio denominato Praktis (Prevalence of Actinic Keratoses Italian Study) dimostrano che circa il 34% della popolazione non aveva mai fatto una visita dermatologica. Circa lo 0.3 della popolazione presentava cheratosi attinica ed i trattamenti più usati risultavano: uso di farmaci, criochirurgia e curettage.

La prevalenza di cheratosi attinica risultava inferiore alle stime fatte in altri paesi quali Stati Uniti ed Australia. I più colpiti erano gli uomini ed il numero di soggetti aumentava all’aumentare dell’età, delle ore passate al sole e dei segni di danni cutanei (es rughe del viso).
Piuttosto basso risultava il grado di consapevolezza circa la presenza di lesioni cutanee: circa il 42% dei soggetti con cheratosi attinica non era consapevole delle proprie lesioni. Solo il 25% di questi aveva ricevuto una diagnosi della condizione ed una percentuale simile non era mai stata sottoposta a trattamento per la malattia (3).


A cura della Redazione scientifica.

  1. Roewert-Huber J, Stockfleth E, Kerl H. Pathology and pathobiology of actinic (solar) keratosis-un update. British Journal of Dermatology 157 (s2), 18–20.
  2. Mcintyre WJ, Downs MR, Bedwell SA. Treatment options for actinic keratoses. Am Fam Physician. 2007;76 : 667-71.
  3. Naldi L, Chatenoud L, Picciotto R et al. Prevalence of actinic keratoses and associated factors in a representative sample of the Italian adult population: Results from the Prevalence of Actinic Keratoses Italian Study, 2003-2004. Arch Dermatol. 2006;142:722-6.


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