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Brevi notizie dal mondo della ricerca dermatologica
Pubblicata il 6/2/2008
Continuiamo nella nostra rassegna di brevi notizie dal mondo della ricerca dermatologica
Cellule staminali all’origine dei melanomi umani?
La capacità di una ristretta sottopopolazione di cellule tumorali di determinare lo sviluppo e la progressione di tumori è al centro di un acceso dibattito tra scienziati che si occupano di cancro e delle sue possibili terapie (1).
Cellule staminali tumorali (cancer stem cell) sarebbero state individuate in differenti tipi di tumori: le cellule staminali costituirebbero una riserva di cellule in grado sia di auto-rinnovarsi che di dare origine a tutte le altre cellule tumorali. A differenza delle massa delle cellule tumorali, le cellule staminali sarebbero rare e con una frequenza di divisione molto bassa: le attuali terapie rivolte alla distruzione di cellule in rapida divisione non sarebbero quindi in grado di eliminare queste cellule madri del tumore.
Un articolo appena pubblicato dalla rivista Nature descrive l’identificazione di cellule staminali anche in melanomi umani e suggerisce che, colpendo in maniera specifica queste cellule, sarebbe possibile inibire la crescita tumorale (2).
A cura della Redazione scientifica.
Diagnosi rapide da biopsie cutanee in casi di Linfoma Intravascolare (ILV)
Il linfoma intravascolare (ILV) è un sottotipo raro di linfoma a cellule B con presenza di cellule neoplastiche all’interno dei vasi sanguigni. I sintomi clinici variano spesso e comprendono febbre, demenza, insufficienza respiratoria, insufficienza surrenalica e papule cutanee. Tutto ciò rende difficile una diagnosi veloce della malattia. In genere la diagnosi è fatta a partire da biopsie di tessuti differenti (es. midollo osseo, cervello, polmone e lesioni cutanee). Sono stati comunque riportati alcuni casi in cui la diagnosi è stata fatta, quasi casualmente, da biopsie in tessuti non coinvolti. Un articolo pubblicato dalla rivista Mayo Clinical Proceeding mostra la possibilità di avere diagnosi precoci e corrette a partire da biopsie random di pelle apparentemente sana di pazienti con sospetta IVL. Quasi tutti i campioni presentavano segni tipici di IVL, prevalenti nei vasi del tessuto adiposo sottocutaneo. E dopo soli tre giorni dalla biopsia i pazienti potevano essere sottoposti a trattamento.
A cura della Redazione scientifica.
La malattia di Galli-Galli : una rarissima malattia della pelle
La malattia di Galli-Galli, una variante molto rara della malattia di Dowling-Degos, è una malattia della pelle ereditaria, con caratteristiche di acantolisi. L’analisi della letteratura pubblicata evidenzia che la prima segnalazione risale al 1982. A questa sono seguite altre 4 segnalazioni per un totale di 10 pazienti. La malattia si presenta con iperpigmentazione reticolata a livello delle pieghe cutanee del tronco e delle estremità. Le zone interessate presentano papule arrossate, squame e prurito. Risulta difficile la diagnosi differenziale rispetto alla classica malattia di Dowling-Degos, la dermatosi acantolitica transitoria, la malattia di Darier e l’epidermolisi bollosa con pigmentazione a chiazze. Non esistono al momento trattamenti in grado di risolvere con successo la malattia: in generale i trattamenti comprendono l’uso di steroidi e retinoidi topici e la fototerapia con UVB. All’origine della malattia di Dowling-Degos ci sarebbero mutazioni nel gene KRT5, codificante per la cheratina 5, una proteina coinvolta nell’integrità strutturale dei cheratinociti basali.
A cura della Redazione scientifica.
Mezzi di comunicazione e abbronzatura artificiale: solo cattivi maestri?
Segnaliamo un breve e “preoccupato” commento pubblicato da J Am Acad Dermatology che analizza l’influenza “negativa” che i mezzi di comunicazione, in particolare la televisione, possono avere sulle giovani generazioni stimolando comportamenti a rischio per la salute (1). L’autore cita alcuni programmi trasmessi dalle televisioni americane nel 2007 in cui personaggi famosi visitavano alcuni centri estetici e pubblicizzavano la pratica dell’abbronzatura artificiale, mostrandosi “visibilmente” abbronzati. Non tutte le abbronzature erano dovute all’uso di raggi UV, in alcuni casi la coloritura era dovuta all’uso di spray o lozioni abbronzanti, pratica meno dannosa ma molto più costosa. E quindi sicuramente meno accessibile ai giovanissimi.
Spetta agli adulti vigilare e chiarire ai ragazzi la possibile pericolosità per la salute di alcuni comportamenti a rischio ma in questo caso gli stessi media potrebbero svolgere una funzione “positiva”. Gli autori suggeriscono una riflessione sul ruolo dei mezzi di comunicazione che da “cattivi maestri” potrebbero diventare un potente strumento educativo nel campo della prevenzione dei tumori cutanei.
A cura della Redazione scientifica.