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Approfondimenti di Dermatologia - aprile 2007

Le creme solari sono davvero utili?


Pubblicata il 26/4/2007

19 Giugno 2006, New York Times
: «Alcuni avvocati richiedono lo status di class action (azione legale collettiva) per una azione legale nei confronti di 5 tra le più importanti case produttrici di creme solari. Le aziende avrebbero prodotto e pubblicizzato creme solari dichiarandole in grado di proteggere completamente dai danni derivanti dalle radiazioni solari».

Secondo gli avvocati i termini “resistente all’acqua”, “solare a schermo totale” e “protezione per tutto il giorno” dovrebbero essere eliminati dalle confezioni immediatamente (1).

22 Settembre 2006: la Commissione Europea sui Prodotti per la Protezione Solare emette un testo pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, contenente “raccomandazioni” perché le industrie produttrici utilizzino, a partire dal 2007, un sistema di etichettatura dei prodotti solari semplice, standardizzato e comprensibile.

In breve si chiede soprattutto che non vengano utilizzate indicazioni quali “schermo o protezione totale”, “prevenzione per tutto il giorno”, mentre dovrebbero essere riportate sulle confezioni avvertenze e consigli sul loro uso corretto (2).

Molte persone usano schermi solari per proteggersi dagli effetti dannosi dei raggi UV. Le creme protettive sono definite in base al “fattore di protezione solare” (SPF) misurato calcolando la dose minima di in grado di causare arrossamento confluente 24 ore dopo l’esposizione della pelle protetta rispetto alla pelle non protetta. I raggi solari comprendono, tra l’altro, sia raggi UVB che raggi UVA. Sono i raggi UVB a determinare “le scottature” mentre i raggi UVA determinano l’invecchiamento precoce della pelle. Quanto al rischio di cancro anche i raggi UVA dimostrano di avere effetti carcinogenici.

I prodotti utilizzati per difendersi dal sole, se applicati correttamente, hanno una efficacia provata nel ridurre l’incidenza del a cellule squamose e della cheratosi attinica. Il tasso di carcinoma a cellule basali non sembra invece direttamente correlato all’uso di creme solari.

Ancora meno evidenza per la capacità delle creme solari di proteggere dal melanoma, anzi alcuni studi hanno suggerito un aumento del rischio di derivante dal loro uso. Successive ampie metanalisi non hanno confermato tale ipotesi ma nello stesso tempo non hanno dimostrato alcun effetto protettivo degli schermi solari nei confronti del melanoma.

Ma nonostante tutti i dubbi, cui la ricerca potrà in futuro dare una risposta, l’indicazione che i dermatologi danno è di non abbandonare l’uso di creme solari ed altri prodotti in grado comunque di fornire protezione da scottature solari e cancro a cellule squamose (3).

L’importante, in ogni caso, è non pensare che spalmarsi di crema solare sia sufficiente per essere protetti completamente da tutti i possibili danni derivanti dall’esposizione ai raggi solari.

A cura della Redazione scientifica.

  1. Articolo NewYork Times
  2. http://www.farmacovigilanza.org/cosmetovigilanza/corso/0606-01.asp
  3. Lin JY, Fisher DE. Melanocyte biology and skin pigmentation. Nature. 2007;445:843-50.

Analisi di forme e colori per la diagnosi di lesioni cutanee pigmentate


Pubblicata il 26/4/2007

Gli angiocheratomi sono lesioni vascolari benigne spesso associate ad una reazione dell’epidermide che comprende acantosi o ipercheratosi. In genere sono visibili come papule o placche di colore dal rosso al nero con una superficie mammillata. La prevalenza nella popolazione è stimata essere intorno allo 0.16%. Vengono descritti 5 tipi clinici principali: angiocheratoma di Mibelli (1), angiocheratoma di Fordyce, angiocheratoma corporis diffusum, angiocheratoma circuscriptum neviforme ed angiocheratoma solitario.

L’angiocheratoma solitario, descritto per la prima volta da Imperial ed Helwig nel 1967, è la forma più frequente e può essere confuso con altri tipi di tumori.

La dermoscopia, tecnica non invasiva usata per osservare e classificare le lesioni cutanee in vivo, permette la visualizzazione di strutture all’interno dell’epidermide, la giunzione dermoepidermica ed il superficiale. Vari studi hanno dimostrato l’utilità della dermoscopia nella diagnosi di melanomi ed altre lesioni cutanee pigmentate e vascolari.

Uno studio pubblicato sulla rivista Archives of Dermatology analizza l’uso della tecnica dermoscopica per la descrizione di strutture e modelli associati all’angiocheratoma solitario e per valutare, da un punto di vista statistico, sensibilità, specificità, valore predittivo positivo, valore predittivo negativo e riproducibilità delle caratteristiche dermoscopiche considerate.

Sono state prese in considerazione immagini dermoscopiche di angiocheratomi solitari (32 campioni totali). In seguito sono state considerate 32 immagini provenienti da nevi melanocitici, nevi di Spitz-Reed, melanomi maligni, carcinomi a cellule basali pigmentati, cheratosi seborroiche, dermatofibromi, lesioni vascolari.

Le immagini sono state ottenute con un dermoscopio collegato ad una fotocamera digitale con un ingrandimento di 10 volte.

Le strutture dermoscopiche presenti in almeno il 50% delle lesioni osservate erano 6: lacune scure, velo latteo, eritema, periferico, lacune rosse e croste emorragiche. Furono valutati anche 3 modelli dermoscopici caratterizzati dalla contemporanea osservazione di alcune strutture dermoscopiche. La presenza di lacune scure risultava il criterio diagnostico più valido per una corretta diagnosi dell’angiocheratoma solitario (sensibilità 93.8%, specificità 99.1%). Nessun melanoma o carcinoma pigmentato presentava questa caratteristica dermoscopica. Inoltre risultava alto anche l’accordo tra i differenti osservatori. Il modello che vedeva la co-presenza di lacune scure e velo biancastro risultava il più coerente tra quelli descritti nei casi di angiocheratomi solitari utilizzati nello studio (2).

Diagnosi differenziali più precise sono quindi possibili osservando più a fondo forme e colori delle lesioni pigmentate della pelle.

A cura della Redazione scientifica.

  1. Vittorio Mibelli. Dermatologo Italiano nato il 18 Febbraio 1860 nell’Isola D’Elba e morto il 26 Aprile 1910 a Parma. Si laureò all’Università di Siena e proseguì la sua attività in Germania sotto la guida di Paul Gerson Unna (1850-1929). Insegnò all’Università di Cagliari e successivamente divenne professore ordinario a Parma. Ha dato il nome a due malattie della pelle: a) la porocheratosi di Mibelli o sindrome di Mantoux, una rara malattia caratterizzata da papule simili a crateri che coinvolge in genere le parti distali degli arti e la regione perigenitale. E’una malattia autosomica dominante presente soprattutto negli uomini; b) l’angiocheratoma di Mibelli, lesione verrucosa della pelle di dita, mani, gomiti, ginocchia, comune negli adolescenti, descritta per la prima volta da Mibelli al Congresso Internazionale di Parigi nel 1889. http://www.whonamedit.com/doctor.cfm/2380.html
  2. Zaballos P, Daufi C, Pluig S et al. Dermoscopy of solitary angiokeratomas:a morphological study. Arch Dermatol. 2007;143:318-25.

Effetti protettivi della caffeina per via topica dopo irradiazione UVB


Pubblicata il 26/4/2007

Rughe, fenomeni di elastosi solare, degradazione di macromolecole della matrice, aumentato rischio di sviluppare tumori epiteliali per mutazione diretta del DNA: sono alcuni dei danni alla pelle derivanti dalla continua esposizione al sole in giovane età.

Topi privi di peli (SKH-1) esposti cronicamente a raggi UVB rappresentano un modello animale importante per studiare l’associazione tra raggi UVB ed insorgenza di patologie a livello dell’epidermide e del derma. Uno studio pubblicato sul numero di Aprile della rivista British Journal of Dermatology riporta che applicando caffeina per via topica sulla pelle di topi privi di peli si possono ridurre i danni da esposizione cronica a radiazione UVB e, nello stesso tempo, aumentare l’eliminazione per di cheratinociti danneggiati nel loro DNA dopo UVB (1).

Per valutare gli effetti della caffeina dopo un trattamento prolungato con UVB, 21 topi furono divisi in quattro gruppi: gruppo 1 di controllo, ( 6 topi trattati solo con acetone ) , gruppo 2 ( 5 topi trattati con caffeina in acetone senza UVB ), gruppo 3 ( 5 topi trattati con UVB + acetone), gruppo 4 ( 5 topi trattati con UV + caffeina in acetone ). 48 h dopo l’ultimo trattamento 4 osservatori indipendenti valutarono i danni visibili sulla pelle dei topi, inoltre campioni di pelle furono prelevati dal dorso degli animali e sottoposti ad analisi istologica. I danni visibili risultavano notevolmente aumentati nei topi trattati con UVB + acetone rispetto ai topi di controllo non trattati con UVB, mentre risultavano diminuiti nei topi trattati con UVB + caffeina rispetto a quelli trattati con UVB + acetone.

Quanto alle modificazioni istologiche, differenze non significative furono osservate nei gruppi UVB + acetone e UVB + caffeina rispetto ai gruppi non trattati con UVB. Rilevante è invece risultato il livello di apoptosi nel gruppo trattato con UVB + caffeina: il numero di cheratinociti soggetti ad apoptosi era raddoppiato dopo 6 ore dal trattamento. Questo suggerisce che i cheratinociti con DNA danneggiato dagli UVB vengono eliminati in maniera selettiva dall’applicazione topica di caffeina. La proteina bersaglio della caffeina sarebbe ATR, una chinasi proteica coinvolta nella rilevazione di stress tra i quali i danni al DNA da UVB. Un effetto inibitorio della caffeina, somministrata per via orale e per via topica, sullo sviluppo di tumori della pelle nell’uomo, sia maligni che non maligni, era stata già dimostrata in alcuni studi precedenti (2, 3).

Attualmente la caffeina viene usata in molte creme cosmetiche, ad esempio creme anti-cellulite: i risultati che emergono da differenti studi suggeriscono un possibile uso della caffeina per via topica come fattore di protezione dai danni derivanti da eccessiva esposizione ai raggi solari, non ultimo l’aumentato rischio di carcinoma squamo-cellulare.

A cura della Redazione scientifica.

  1. Koo S-W, Hirakawa S, Fujii S et al. Protection from photodamage by topical application of caffeine after ultraviolet irradiation. Br J Dermatol. 2007;156(5):957-64
  2. Lu Y-P, Lou Y-R, Xie J-G et al. Caffeine and caffeine sodium benzoate have a sunscreen effect, enhance UVB-induced apoptosis, and inhibit UVB-induced skin carcinogenesis in SKH-1 mice. Carcinogenesis. 2007;28:199-206
  3. Lu Y-P, Lou Y-R, Xie J-G et al. Topical applications of caffeine or (-)-epigallocatechin gallate (EGCG) inhibit carcinogenesis and selectively increase apoptosis in UVB-induced skin tumors in mice. Proc Natl Acad Sci USA. 2002;99:12455-60.


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